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Primi passi dell'Europa per salvare la siderurgia - Il Tirreno Piombino
Il vicepresidente Tajani incontra a Bruxelles governi e sindacati sul piano Presente anche Mirko Lami, coordinatore delle Rsu Lucchini e delegato Fiom
sinergie
AL CAPEZZALE DELL’ACCIAIO
Convocato al Mise il tavolo nazionale
Il ministero dell Sviluppo economico ha convocato per giovedì prossimo l’atteso tavolo della siderurgia, chiesto con forza dai sindacati anche durante l’incontro col ministro Zanonato in occasione dell’incontro che si è svolto il 7 maggio a Roma, al termine delle manifestazione dei lavoratori. Al centro delle richieste dei sindacati c’è lo sviluppo delle possibile sinergie tra gli stabilimenti italiani, in modo particolare tra i Gruppi Ilva e Lucchini e la Magona.
di Giorgio Pasquinucci wPIOMBINO La siderurgia europea produce circa 178 milioni di tonnellate l’anno, con un fatturato di circa 170 miliardi di euro ed impiega circa 360 mila addetti. Un settore profondamente in crisi che nell’ultimo anno ha perso dai 30-40 milioni di tonnellate e 40mila posti di lavoro. L’Italia, con oltre 28 milioni di tonnellate del 2011, è il secondo produttore europeo d’acciaio e la crisi attraversa sia gli stabilimenti a ciclo integrale integrale di Piombino e Taranto che le 40 acciaierie elettriche sparse nel Paese. Il vicepresidente delle commissione europea Antonio Tajani, in vista delle presentazione del suo piano, ha chiamato ieri mattina a Bruxelles, al capezzale della siderurgia malata, i rappresentanti dei governi (per l’Italia c’era il sottosegretario Claudio De Vincenti) ed i sindacati europei (nella delegazione Mirko Lami per la Fiom e Enrico Gibellieri per la IndustryAll). Inviato alla tavola rotonda anche il visconte Etienne Davignon, protagonista del piano di ristrutturazione della siderurgia europea degli anni Ottanta. «In linea con la nostra nuova strategia di politica industriale – ha dichiarato Tajani – dobbiamo evitare che il declino di settori essenziali come la siderurgia per mantenere una base industriale forte in Europa. Il piano dell’acciaio è un test importante sulla volontà di avviare un processo di reindustrializzazione del continente europeo». Ma cosa ci sarà nel piano Tajani? Ai partecipanti alla tavola rotonda è stato consegnato un documento, non divulgabile, di pochissime pagine. Ma le linee che ha indicato Tajani comprendono vari settori su cui l’Europa cercherà di intervenire. Prima di tutto quello energetico, considerando che i prezzi nel vecchio continente rasentano il doppio delle media mondiale. Il commissario ha indicato anche la necessità di fare squadra per avere migliori trattamenti sull’acquisto delle materie prime, compreso il coke, e se necessario fare dumping sul rottame, l’unica risorsa di cui dispone l’Europa. Gli altri filoni sono la ricerca, l’ambiente, il commercio e lo sviluppo del mercato interno. Importante il contributo dell’ex commissario europeo Davignon, che ha suggerito una riflessione sulla Ceca, uno strumento che forse era opportuno conservare. Il trattato di Parigi, che aveva introdotto il divieto agli stati nazionali di aiutare la siderurgia, è tuttavia scaduto e potrebbe essere rivisto proprio con il nuovo piano. Non si è parlato ieri di ripartizione di quote nazionali, ma si è comunque fatto riferimento ad un eccesso di capacità produttiva che probabilmente richiederà ristrutturazione e in qualche caso chiusure. La Commissione punta a garantire finanziamenti con il Fondo europeo per aiutare le regioni e i lavoratori colpite dalla ristrutturazioni. Ma su questo punto, almeno ieri, i sindacati si sono pronunciati in modo negativo, ritenendo insufficienti le previsioni del piano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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