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«Il bilancio comunale? Da ripensare» - Il Tirreno Livorno

 


 
L’ex assessore Ritorni da Ideali: superati gli schemi anni ’80, anch’io ho finito con le cariche elettive...
 
 
 
 
di Carlo Fantoni wLIVORNO Da quando ha lasciato la squadra di Alessandro Cosimi è diventato prima responsabile degli enti locali del Pd livornese, poi tesoriere del partito a livello regionale. Ieri l’ex assessore Claudio Ritorni è tornato a parlare del Comune, o meglio di bilancio del Comune e di idee per la città, in un incontro organizzato da Ideali. L’associazione vicina all’ex parlamentare Marida Bolognesi gli ha chiesto di provare a fornire strumenti di comprensione e chiavi di lettura del bilancio comunale, per capire il presente e parlare di futuro. «Viviamo un momento di forte distacco dalla politica – dice in apertura Ritorni – e lo schema di bilancio comunale non aiuta ad andare incontro ai problemi della collettività. È figlio degli anni Ottanta, è volutamente incomprensibile e dà il segno dell'abdicazione della politica alla burocrazia. Le trasformazioni odierne impongono un ripensamento di questo schema. Leggendolo non si è in grado di capire le priorità politiche di una giunta. O mettiamo dentro ai bilanci dei Comuni dosi massicce di interrelazione con i cittadini o diventano puro esercizio dialettico». Ritorni parla in generale di una società che rispetto agli anni Ottanta non è più divisa in classi, ma in garantiti e non: «Il problema fondamentale è che questo documento, centrale per la vita di un'amministrazione, deve essere ripensato per renderlo più dinamico, per capire che progetti abbiamo verso i disoccupati, i precari, le donne che non lavorano e per le aziende che non trovano risposte su come andare avanti. Altrimenti è a rischio la coesione sociale». Su questi elementi, per l'ex assessore, influiscono anche problemi di natura politico-culturale: «A mio avviso non ci sono colpe soggettive, ma la mia generazione, che è stata classe dirigente, non è in più in grado di farsi interprete di coloro che non hanno le stesse garanzie che abbiamo avuto noi». Stuzzicato dal cronista, arriva così a dire che «per questo non ho intenzione di riprendere un percorso verso cariche elettive...». Non scenderà davvero più in campo, almeno come amministratore? Bolognesi rettifica in parte il concetto espresso dal collega di partito: «È difficile generalizzarlo, alcuni giovani non hanno capacità che invece, in questo settore, appartengono alla nostra generazione. E Ritorni è uno di quelli che hanno le capacità di cui stiamo parlando». Passaggio delicatissimo quando l’ex assessore si ferma a parlare delle società partecipate. Non è sfuggito alla città che al di là delle divergenze sul futuro della Ceschina (il parco di fianco al Caprilli) è proprio sul futuro delle partecipate che si è consumata la rottura col sindaco. «Dalle partecipate – dice – mi aspetto che migliorino la vita della città e che riescano a portare un utile al socio. Se ciò non avviene dobbiamo fare in modo di migliorare, anche chiedendoci se non sia utile una privatizzazione...». Il futuro? «Una città – conclude Ritorni – non può essere pensata solo a seconda dei finanziamenti che trova. Fare politica significa avere un'idea di città precisa e riformulare le priorità a seconda delle disponibilità. In questo momento i partiti non hanno la forza di fare questo. È interessante invece l'esperienza delle Smart Cities: un modello organizzativo nuovo, in grado di portare iniziative e innovazione nel campo del lavoro e della qualità della vita». ©RIPRODUZIONE RISERVATA


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