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Chi va a riposo prima con il lavoro usurante - Il Tirreno Attualità

 


 
Dalle guardie giurate agli operai turnisti, ecco chi può usufruire dell’anticipo Interessati buona parte dei lavoratori che prestano servizio nelle ore notturne
 
 
 
 
di Stefano Bartoli Cavatori, palombari, addetti alle costruzioni ed alle riparazioni navali, infermieri, vigilantes, portieri di notte, dipendenti delle cartiere, operai impegnati alle linee di produzione, ma anche autisti di pullman e macchinisti dei treni. Nonostante la “stretta” dell’ultima riforma delle pensioni targata Fornero-Monti, è ancora ampia la platea di coloro che possono usufruire della pensione anticipata perché coinvolti in attività, come dice la legge, “particolarmente usuranti”. Intendiamoci, le cose si sono molto complicate anche per queste categorie per le quali, fino a pochi mesi fa, si operava un taglio lineare che poteva arrivare fino a tre anni di lavoro in meno: insomma, un discreto sconto che rendeva semplici anche i calcoli, soprattutto quando si andava a valutare la differenza con chi non aveva invece questa possibilità. «Ovviamente si sta parlando in particolare del pensionamento anticipato - commenta Libero Seghieri, per molti anni alla guida dell’Inac di Lucca, il patronato della Confederazione italiana degli agricoltori, ed autore di molti libri ad uso e consumo dei professionisti del settore - ed è qui che questo mondo, a partire dal primo gennaio dello scorso anni, si divide in due: i lavoratori “normali” hanno dovuto dire addio al sistema delle cosiddette quote e, per il 2013, possono chiedere di lasciare il lavoro solo con 42 anni e 5 mesi di contribuzione se sono uomini, con la riduzione di un anno nel caso delle donne; quote che restano invece in vita nel caso dei lavori usuranti, anche se la situazione è comunque molto meno favorevole. Un altro aspetto, rispetto al passato, è quello di una situazione molto più personalizzata, con la possibilità di casi in cui ad esempio possono bastare anche 36 anni di contributi (situazione che evidentemente riguarda i pochi che hanno iniziato a lavorare molto presto) e quindi con una notevole differenza rispetto alla normalità». Dalla cava al pullman. Ma quali sono le figure professionali che possono usufruire di questa facilitazione? Innanzitutto, come spiega Sergio Bavone, direttore del patronato Inca Cgil della provincia di Livorno, va premesso che la griglia «è molto rigida e ristretta. Tra l’altro,spesso si parla erroneamente di lavori usuranti, che è una classificazione nata per motivi assicurativi, mentre la legge riguarda invece le attività “particolarmente usuranti”, quindi con caratteristiche ben precise e dalle quali non si può derogare. Il risultato è che, almeno nel nostro caso, abbiamo seguito soprattutto pratiche che riguardavano autisti dei bus del servizio pubblico, categoria per la quale la norma è chiarissima». Facendo un passo indietro (vedi anche tabella), va comunque premesso che stiamo parlando esclusivamente di lavoratori dipendenti che abbiano almeno 35 anni di contributi. Il tutto, comunque, alla luce delle già citate quote: 97 e 3 mesi (cioè 61 anni e 3 mesi di età, oltre alla parte della contribuzione) per il 2013, il 2014 ed il 2015; 97 e 7 mesi (61 anni e 7 mesi di età) per il 2016, il 2017 e il 2018. Soddisfatte tutte queste condizioni, si entra nell’elenco delle singole professioni, in cui, come spiegano dalla sede regionale toscana dell’Inps, sono compresi: lavoratori delle cave, delle miniere, palombari, chi opera in spazi ristretti come gli addetti alla costruzione ed alla riparazioni delle navi, chi è esposto all’amianto. Ma anche i lavoratori che operano in turni notturni, come ad esempio i vigilantes, i portieri d’albergo e gli addetti delle cartiere, molto diffuse in Lucchesia, dove l’attività è normalmente articolata su segmenti di otto ore ciascuno, senza alcuna interruzione. O come chi opera alle linee di produzione, situazione tipica del settore calzaturiero, alimentare, dell’abbigliamento o meccanico. «Un caso particolare - spiega ancora Seghieri - è poi quello delle segherie del marmo, per le quali l’Inps ha redatto un apposito messaggio, cioè il numero 22647 del 2011, in base al quale i lavoratori del settore possono ritenersi “usurati” purché la loro attività sia stata svolta nell’ambito del ciclo produttivo all’interno delle cave». Gli ultimi ostacoli. Ma lo slalom non è finito, perché il governo ha pensato bene di stringere almeno altri due rubinetti. Il primo è quello della presentazione della domanda, da consegnare entro il 1° marzo dell’anno in cui maturano i requisiti: se però le risorse non bastano i termini vengono posticipati e la precedenza viene data a chi è arrivato per primo. Il secondo, è la richiesta di almeno sette anni di lavoro usurante negli ultimi dieci di attività per chi può chiedere la pensione entro il 2017, mentre dall’anno successivo bisognerà avere svolto un’attività di quel tipo per almeno la metà della propria vita lavorativa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Entro fine mese la comunicazione: il modulo è sul web
 
 
 
 
di Felice Silvestri Entro la fine di questo mese i datori di lavoro sono tenuti a comunicare lo svolgimento di lavorazioni usuranti indicate con il decreto ministeriale del 19/5/1999, di lavoro notturno, di cui all’articolo 1 del decreto legislativo numero 66/2003, della cosiddetta “linea catena” e dei conducenti dei veicoli, di capienza complessiva non inferiore a nove posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo, svolte nell’anno 2012. Tale adempimento, in particolare, è stato introdotto dal decreto numero 67/2011 che ha dettato deroghe alle ordinarie regole sul pensionamento dei lavoratori impegnati nelle attività di cui si parlava prima. L’omessa comunicazione, previa comunque una diffida, comporta l’applicazione di una sanzione pecuniaria di importo che può variare da 500 a 1.500 euro. Oltre che dai datori di lavori che svolgono attività faticose e pesanti, indicate nell’articolo 1, comma 1 del decreto legislativo numero 67/2011, la comunicazione in argomento può essere effettuata anche dai soggetti abilitati alla consulenza. Le comunicazioni delle attività usuranti sono effettuate con due tipi di modulistica denominata Lav.Us. a secondo che si tratti di inizio dell’attività o di monitoraggio. Nel primo caso la comunicazione è obbligatoria in caso di lavorazioni a catena, e deve essere effettuata entro 30 giorni dal loro inizio. Nel secondo caso, invece, la comunicazione ha scadenza annuale (cioè il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento) ed interessa tutte le attività usuranti (lavoro notturno, lavorazioni a catena e conduzione di veicoli di capienza complessiva non inferiore a 9 posti adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo). Il modello Lav.Us. è disponibile direttamente sul sito del Ministero del lavoro, alla sezione Cliclavoro dalla quale deve essere effettuata la trasmissione e si compone di diversi sezioni relative al datore di lavoro, all’Inps, all’Inail, agli altri enti, all’elenco delle unità produttive in cui si svolgono le attività. Per quanto concerne i lavoratori dipendenti interessati allo svolgimento delle attività usuranti, oltre naturalmente alle generalità ed al codice fiscale, è necessario indicare il periodo di svolgimento della lavorazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA


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