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«Il conflitto avvelena la comunità portuale» - La Nazione Livorno
Il sindaco avverte: «Qui ci sono orecchie per capire... Non starò muto in attesa di decisioni»
— LIVORNO —
UN TRIANGOLO micidiale quello che ieri mattina ha tenuto banco alla commisione convocata da Vladimiro Del Corona, dedicata alla Porto 2000. Il sindaco Alessandro Cosimi schierato a fianco di Roberto Piccini presidente della società che gestisce il traffico crocieristico e, dall’altra parte tra i membri della commissione, Enzo Raugei, console della Compagnia, che ha appuntato ogni parola in un quaderno. Quel «a Miami ci sono stati espisodi che mi hanno sorpreso» pronunciato da Piccini ha sollevato il brusio; ci ha pensato Bruno Tamburini, capogruppo del Pdl, a esplicitare i rumors: «Mi risulta che anche la Compagnia sia stata a Miami, offrendo gli stessi servizi della Porto 2000. C’è qualcosa che non torna in questa concorrenza». Una lotta tra «Porto 2000» e Compagnia che sta facendo vittime illustri: ovvero -40 accosti delle grandi regine del mare che hanno scelto il porto di La Spezia. La notizia, diffusa nei giorni scorsi, ha fatto tremare i palazzi in porto «gli armatori — dice Piccini — vogliono garanzie scritte sui servizi che possiamo dare. Spezia è per noi un campanello d’allarme e ci preoccupa». Fa eco il sindaco Cosimi «conosco bene Forcieri (presidente dell’Authority di La Spezia, ndr) ha venduto frigoriferi agli eschimesi. Ma in questo momento non ha niente, mentre noi abbiamo un vantaggio competitivo che non possiamo buttare via». Ecco che il primo cittadino tira in ballo la Regione anche per il processo di privatizzazione della «Porto 2000»: «Dobbiamo capire se la società entra nel sistema toscano dei porti. Si tratta di un ragionamento complessivo ma a quel punto a Pisa ci si arriva da Livorno, è chiaro».
PERÒ, IL PORTO di Livorno ha bisogno di scelte chiare e immediate: «Il Pot è stato votato — continua il sindaco — e il piano regolatore va avanti. Non si torna indietro». E tira la giacca al presidente dell’Authority Giuliano Gallanti «metta in campo tutta la sua fantasia per avere due assi di sviluppo (crociere e contenitori, ndr) e non uno» ma mette anche le mani avanti «c’è la legge 84/94 e il presidente dell’Authority ha una propria autonomia». Insomma, non risponde agli enti locali ma va per la sua strada. Tutti gli occhi della comunità portuale sono però puntati sul presidente genovese «il conflitto — ha chiuso Cosimi — sta avvelenando la comunità portuale» dove, ha rincarato Piccini «ognuno guarda al proprio orticello, legittimo. Ma dobbiamo trovare un momento di sintesi. Altrimenti...». Altrimenti l’allarme di La Spezia non sarà solo un campanello. L’obiettivo, ricordato da Piccini è che «dobbiamo fare in modo che il nostro scalo non arretri. La società Porto2000 è in salute, i bilanci sono in ordine...». E le crociere non sentono la crisi.
Michela Berti
LA POLEMICA DURA PRESA DI POSIZIONE DI ROBERTO NARDI, PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO
«Una convocazione scorretta, all’oscuro dei titolari»
I CONTI senza l’oste: o almeno, una palese scorrettezza nei confronti di chi è titolare della Porto 2000 ed ha saputo dai giornali che il Roberto Piccini è stato chiamato a risponderne il commissione in Comune. Questa l’interpretazione di Roberto Nardi, presidente della Camera di Commercio e titolare di quasi il 30% delle quote azionarie della società delle crociere. «Non considero assolutamente corretto — sottolinea Nardi — che il presidente della Porto 2000 venga convocato in commissione per riferire sulla società, sullo stato dell’arte dei suoi programmi e sulle problematiche legate alla concorrenza di altri porti, senza che i soci titolari delle quote della stessa Porto 2000 ne sappiano niente». E ancora, una stilettata- — che non è la prima — sui rumors relativi alla privatizzazione, rilanciati a più riprese dal Comune e all’interno del consiglio comunale. «Sia chiaro — dice Nardi — che l’eventuale privatizzazione della società non la decide il Comune. La scelta dei modi e dei tempi dell’operazione spetta ai due soci, cioè all’Autorità portuale che è socio di maggioranza, e alla Camera di Commercio». Da tempo il presidente camerale va sostenendo che la legge 84/94 sancisce la dismissione: ma che non ha imposto alcun termine perentorio all’operazione, anche se l’ha sollecitata (più o meno blandamente).
AD ESSERE privatizzata sarà solo la quota dell’Autorità portuale, da far scendere sotto il 50%: e la Camera di Commercio si è già detta disponibile a farsi carico di una parte o di tutta la quota che palazzo Rosciano dovrà mettere sul mercato. Con una ulteriore annotazione: vendere le quote adesso sarebbe «svendere» con evidente danno per le finanze pubbliche. Sottinteso: non è che chi spinge tanto abbia qualche interesse in merito?
A. F.
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