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Porto 2000, dai lavoratori un grido d'allarme «In ballo i nostri posti» - Il Tirreno Livorno lunedì 18 marzo

 


 
Barbini (Rsu Cgil): dopo la fuga di 41 navi a La Spezia temiamo l’effetto domino «Un porto che non programma e non serve è senza futuro: ora serve coraggio»
 LIVORNO «Non pagherà mai nessun amministratore, nessun top manager bensì le lavoratrici ed i lavoratori, che sono molto preoccupati perché temono che l'effetto domino di altre compagnie faccia il resto». Dal fronte dei lavoratori della Porto di Livorno 2000 arrivano segnali di frote preoccupazione dopo la notizia della fuga di 41 love boat a La Spezia: qui si sta giocando con il nostro posto di lavoro, è l’attacco che arriva da Enrico Barbini (Rsu Cgil Porto 2000). Prima di tutto un interrogativo: con «la disoccupazione record e con un porto in crisi, tutto questo ce lo possiamo permettere?» Barbini ricorda che «da anni» la Porto 2000 («seppur con carenze strutturali») presenta «bilanci di tutto rispetto, distribuisce dividendi ai soci consentendo profitti anche ad altre imprese portuali, ma non destina alcun utile a beneficio degli investimenti necessari allo sviluppo ed all'occupazione». Come dire: «La “gallina dalle uova d'oro", come spesso viene definita, serve a tutto e tutti meno che a se stessa». Ecco che la migrazione di navi a La Spezia è « solo la triste e prevedibile conseguenza di anni di immobilismo, di questioni affrontate in malomodo e di giochi di potere tipici della mentalità politico-imprenditoriale livornese». E aggiunge: «Qualcuno dovrà pur assumersi la responsabilità di quanto accaduto o in una città come la nostra è tutto normale?». L’esponente sindacale sottolinea che«un porto che non programma e non investe è un porto senza futuro»: ma la partita delle crociere «non è ancora persa». Serve «coraggio» perché «ormeggi e Prg devono essere la priorità assoluta per diventare competitivi in modo da rispondere alla domanda proveniente da un settore in costante crescita».

ALL’ATTACCO ANCHE TERRENI E CANNITO
 
L’ex vicesindaco accusa i portuali
 
 
 
 
n TERRENI: o decidete o lasciate il posto. «Sono dovuta correre sul mare per far entrare aria ed aria nel polmoni: tentatare una sorta di auto rilassamento mentre la rabbia cresceva nello stomaco e nella mente». Arianna Terreni, consigliere comunale Pd, parte da qui per ricordare che «la Royal Caribbean, la seconda compagnia crocieristica più grande al mondo, stanca delle numerose promesse di avere banchine certe dedicate all'accoglienza delle navi, già da quest'anno ha spostato più del 30% del suo traffico a La Spezia, che da quando ha annusato il valore di questo settore ha lasciato che a parlare fossero i fatti. Ed oggi festeggia». E qualcosa del genera conta di fare anche «la prima compagnia crocieristica al mondo, la Carnival Cruise Lines». E aggiunge: «Non ci sto a dover essere costretta a cambiare città per lavorare». Nel mirino «chi deve prendere delle decisioni fondamentali per lo sviluppo del settore crocieristico nel nostro porto»: se non riesce a farlo, – dice– «prenda atto del proprio fallimento lasciando incarico a chi può fare di meglio». n TONCELLI: difende Gallanti e spara sulla Cilp. L'ex vicesindaco dipietrista Cristiano Toncelli, in rotta con l'Idv e ora animatore di Progetto per Livorno, accusa «destra e sinistra» di esser d'accordo nel contestare il presidente della Port Authority Giuliano Gallanti semplicemente perché «magari avrebbero voluto un livornese alla guida dell'ente per poter continuare a tutelare gli orticelli in cui il porto è diviso». Invece Toncelli non solo difende Gallanti ma soprattutto scende in campo per difenderne la manovra "urbanistica" che «cambia la zonizzazione del porto per la prima volta dal 1953» dando spazio alle crociere. Solo che questo «si scontra con veti e resistenze che impediscono di attivare questa opportunità», dice Toncelli. E allora – rincara – «nell'omertà generale, siamo noi di Progetto per Livorno a compiere il necessario atto di lesa maestà e ad indicare chi per noi è il vero responsabile: quella società privata che vorrebbe tenere per sé quegli accosti dell'Alto Fondale, forse perché per ogni love boat che ormeggia riceve migliaia di euro di soldi pubblici dalla Porto 2000 (appunto società pubblica), grazie al fatto di avere in concessione una area pubblica (gli accosti) che un ente pubblico (l'Authority) gli ha affidato anni fa». Nel mirino è la Cilp «i cui (ex) dirigenti intervengono sul giornale per dire che sarebbe un errore destinare gli accosti alle crociere perché renderebbero meno dei traffici commerciali, salvo poi scoprire che su173 navi arrivate nel 2012 in quei due accosti, solo 22 (!) sono state navi commerciali». Ecco che l'ex vicesindaco va all'attacco e chiede di verificare se «questi numeri sono compatibili» con gli standard per conservare la concessione. E spara la cannonata: «La politica livornese è disponibile a chiedere pubblicamente alla Port Authority di revocare la concessione dell'Alto Fondale alla Cilp? È disponibile a fare pressione sulla Cilp perché accetti subito uno scambio di regole su quella banchina (da priorità per le navi commerciali a priorità per le crociere)? Oppure i partiti vorrebbero che fosse l’Authority a fare il primo passo, in modo da poterla accusare nel caso fallisse l'obiettivo?». n CANNITO: cosa si aspetta a intervenire? Perfino in un settore strategico come il crocierismo «rischiamo di trovare macerie da governare invece che punto fondamentale di rinascita della città. Com'è possibile essere arrivati a questo punto?». A chiederlo è il capogruppo di Città Diversa, Marco Cannito. Da un lato, «non vengono prese immediate decisioni per gestire quanto può essere realizzato da subito con la Città»: il riferimento – dice – è alla «gestione dei flussi turistici e creazione di quegli strumenti che possono portare ricchezza e posti di lavoro (biglietto per le visite locali per i turisti, coordinamento di itinerari e tipologie di diversi turismi, impiego di personale dedicato, collegamenti tra commercio e porto)». Dall’altra, «da decenni» vengono «ripetute le stesse cose» e marcati «gli stessi ritardi» sulle urgenti opere per il traffico merci. E tutto mente «ancora assistiamo ora a rassicurazioni generiche ora a un continuo scaricabarile tra Regione, Comune, Authority sul futuro del porto». E aggiunge: ma cosa si aspetta?

Boom di brasiliani, giapponesi e cinesi Giù i tedeschi
 
 
 
 
Troppo spesso i croceristi ven- gono identificati semplice- mente come un numero totale, una percentuale in più o in me- no. A guardare, ad esempio, “dentro” la mappa delle pro- venienze si scopre che lo scor- so anno è avvenuto un gran rimescolamento nella clien- tela a bordo delle love boat che hanno fatto tappa a Livor- no. Ad esempio, il gruppo più numeroso sono stati gli statu- nitensi (238.920), che con un incremento del 22,2% in un solo anno hanno sorpassato di slancio sia inglesi (21.036) e che spagnoli (195.546), en- trambi in calo fra il 13 e il 15%. Ma sono soprattutto i tedeschi a finire giù in picchiata: meno 32%. In compenso, gli italiani hanno superato quota 70mila con una impennata del 65% rispetto all’anno precedente. Rilevante è anche la crescita di una serie di realtà come i ca- nadesi (sfiorano i 48mila, 42,8%). Su percentuali ana- loghe anche filippini, finlande- si e venezuelani e, poco sotto, argentini (38,1%), portoghesi (31,4%) e francesi (30,5%). Crescite boom per i turisti ci- nesi (3.288, più 52%), olande- si (più 56,4%), sudafricani (più 58,7%) giapponesi (più 70%). E soprattutto brasilia- ni: aumentati dell’ 85%.


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