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Caso Concordia, Civitavecchia non molla e accusa ancora il ministro - La Nazione Piombino lunedì 18 marzo

 

PIOMBINO DURISSIMA PRESA DI POSIZIONE DEL VICESINDACO LAZIALE, ENRICO LUCIANI

di FIORENZO BUCCI
— PIOMBINO —
AVEVANO sollecitato un suo intervento i parlamentari toscani del Pd, Federico Gelli, Miche Anzaldi e Andrea Marcucci, contrari ad un provvedimento governativo che, per la Concordia a Piombino, prevedeva ingenti spese e non aveva per loro carattere d’urgenza ed oggi invoca l’intervento di Giorgio Napolitano, il vicesindaco di Civitavecchia, Enrico Luciani che critica «l’atto deprecabile e assurdo consumato da un Governo al fotofinish». Luciani invita esplicitamente il Capo dello Stato «a prendere in mano questa decisione» facendo «prevalere l’interesse nazionale sugli scontri politici e le misere lotte di campanile».
DA PARTE nostra nessuna battaglia di questo genere — dice il vicesindaco di Civitavecchia — nessun braccio di ferro tra poteri politici ma un discorso ragionato in chiave di sistema-paese. La nostra proposta punta alla collaborazione tra le regioni Lazio e Toscana: opere di smantellamento a Civitavecchia ma joint venture lavorativa tra imprese delle due regioni per garantire manodopera più qualificata e tempi certi. Oggi invece ci troviamo di fronte ad un’intollerabile scorrettezza da parte del ministro Clini che anziché attendere il nuovo parlamento e il nuovo governo agisce d’imperio e oltretutto in dispregio del ruolo del nostro territorio nell’economia nazionale. Dal governo tecnico ci aspettavamo una scelta basata su valutazioni tecniche ed economiche. E tutti questi elementi indicano Civitavecchia come il sito più idoneo per la demolizione della Costa Concordia. I fondali anzitutto: già pronti da noi, tutti da realizzare a Piombino con opere di escavo in mare imponenti e pressoché scontati ritardi sui tempi».
D’ALTRA PARTE un ostacolo alle intenzione di Clini e alle aspirazioni toscane giunge anche dalla Protezione civile. Il capo del dipartimento Franco Gabrielli alle cui competenze il governo avrebbe voluto attribuire poteri e mezzi per abbreviare i tempi di adeguamento del porto di Piombino, esce allo scoperto con una posizione tutta fondata su leggi e quindi difficilmente scalfibile. Voluto da tutti e approvato dal Governo Monti, un provvedimento del luglio 2012 ha notevolmente circoscritto il ruolo della Protezione civile le cui competenze, prorogate fino a dicembre scorso per la Concordia, non consentirebbero di attuare interventi come quelli necessari al porto di Piombino per ospitare il relitto. Gabrielli lo dice da tempo e ora è uscito allo scoperto indicando chiaramente che, per il nuovo progetto, occorrerebbe «emanare una norma primaria che concedesse ad un commissario appositamente nominato i poteri, le deleghe e le risorse necessarie per realizzare le opere infrastrutturali previste». Si pensa in questi momenti ad un decreto, che dovrebbe essere convertito poi dal nuovo parlamento e che in ogni caso sarebbe adottato da un governo che attende di essere sostituito. Quando meno una prassi giuridicamente e politicamente abbastanza anomala.


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