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Inquinamento, il diktat alla Lucchini - Il Tirreno Piombino
Definite al ministero dell’Ambiente le prescrizioni per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale entro il 2016
SIDERURGIA»IMPIANTI DA ADEGUARE
No ai fanghi dragati nel porto di La Spezia
I fanghi del porto di La Spezia che la società Tsw di Novara voleva portare a Piombino per trattarli in un impianto mobile all’interno del capannone delle Compagnia portuali non arriveranno. Il 6 marzo il nucleo tecnico di valutazione interna del settore programmazione territoriale ha infatti espresso un pesante parere negativo su tutta l’operazione, per la quale la Tsw aveva chiesto alla Provincia l’apertura delle procedure di Valutazione d’impatto ambientale. E la Provincia, secondo l’assessore all’ambiente Marco Chiarei (nella foto) «è pronta ad assumere o stesso orientamento». Si trattava di far sbarcare alla banchina Pecoraro, l’unica tra l’altro disponibile con fondali a meno 13 metri, circa 50mila tonnellate di fanghi dragati nel porto di La Spezia. Da qui avrebbero dovuto poi essere trasportati nel capannone, attraversano l’area destinata al traffico passeggeri. «Una situazione del tutto incompatibile con le attività del porto – sostiene Chiarei – Tra l’altro i fanghi sarebbero stati solo trattati, per poi riprendere, sempre come rifiuti, il viaggio verso altri siti di smaltimento».
di Giorgio Pasquinucci wPIOMBINO Entro il marzo del 2016 la Lucchini di dovrà adeguare alle prescrizioni dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, per le quali è terminata lunedì al ministero dell’Ambiente la fase di definizione nella conferenza dei servizi. Il decreto ministeriale dovrebbe seguire la prossima settimana. Per ottenere l’Aia la Lucchini dovrà adeguarsi alle norme europee sulle Bat (Best available techniques), applicare cioè all’intero ciclo produttivo le migliori tecnologie disponibili per ridurre l’inquinamento. Lo scoglio, per intendersi, che si è trovato in questi mesi di fronte lo stabilimento dell’Ilva di Taranto, anche se in situazione ben diversa dal punto di vista dell’emergenza sanitaria. «Per quanto riguarda le emissioni atmosferiche convogliate, cioè tutte quelle inviata ai camini – spiega l’assessore all’ambiente Marco Chiarei – le norme sono uguali per tutti. La cokeria di Piombino dovrà rispettare, ad esempio, gli stessi parametri imposti a quelle di Taranto. Il nostro contributo in conferenza dei servizi si è invece concentrato in modo particolare sulle emissioni diffuse, quelle che creano maggiori disagi ai cittadini». Quali e dove sono le fonti di emissioni diffuse? Alcune sono ben individuate: carbonili e parco rottame, per citare le più evidenti. Altre sono disperse e nessuno sa con precisione dove e come, perché, come spiega Chiarei, «mai è stata fatta una mappatura per questa fonte di inquinamento». Ed è questa la prima cosa a cui la Lucchini dovrà ottemperare. Stoccaggi, strade e piazzali interni da cui si disperdono le polveri dovranno essere individuati ora con precisione. Nelle prescrizioni Aia il Comune ha fatto inserire punti precisi: «La messa a parco deve avvenire in aree appositamente individuate e attrezzate per una corretta gestione dei materiali in deposito. Deve essere sospesa l’attività di messa a parco e ripresa del materiale in caso di forte vento, superiore ai limiti stabiliti per i singoli parchi». Fino a qui sembrano solo buone pratiche operative, come quella di stendere un film di sostanze protettive sopra i cumuli di carbone, come già prescrivono le ordinanze locali. Il Comune ha fatto tuttavia aggiungere anche un altro paragrafo: «Dove non risulta possibile evitare lo spolveramento con le modalità operative prescritte, si dovrà provvedere alla copertura o alla protezione dei cumuli dagli agenti atmosferici». La Lucchini dovrà dunque presentare entro sei mesi un progetto e dimostrarne l’efficacia, altrimenti coprire i carbonili. L’assessore Chiarei spiega meglio: «L’azienda dovrà presentare il progetto di un unica piattaforma dove fare gli stoccaggi delle materie prime, dei sottoprodotti e dei rifiuti». Strade e piazzali dovranno essere pavimentati o asfaltati, nel caso di stoccaggi, anche impermeabilizzati. Inoltre la Lucchini dovrà provvedere alla regimazione delle acque meteoriche, attualmente non gestite, a protezione della falda idrica. Il parco rottami dovrà invece essere spostato dall’area di Città Futura, come già prevedeva il piano della azienda al momento delle presentazione del progetto del mini mill, naufragato insieme a tutti gli altri progetti della Severstal di Mordashov. «Se le prescrizioni impartite dall’Aia per la gestione di materie prime, sottoprodotti, rifiuti, pavimentazione strade e piazzali fossero ottemperate – sostiene l’assessore Chiarei – credo che si andrebbe verso la soluzione del problema cronico delle emissioni di polveri diffuse che da anni attanaglia la città». Sì, ma quanto costerà l’Aia? Se a Piombino non c’è la stessa emergenza sanitaria di Taranto c’è quella finanziaria di uno stabilimento in amministrazione straordinaria, in regime di legge fallimentare. Il calcolo dei soldi necessari per adeguare gli impianti entro il 2016 ancora non è in grado di farlo nessuno. L’azienda aspetta il decreto definitivo per cominciare le valutazioni tecniche. Tuttavia non sembra sorpresa più di tanto. In fondo più o meno quello che si aspettava, visto che sono norme alle quali ormai dovrà ottemperare chiunque fa siderurgia in Europa. Una sola valutazione arriva per il momento dal direttore degli affari generali e societari della Lucchini Francesco Semino. «In considerazione anche delle incertezze innestate nella siderurgia italiana dalla vicenda Taranto – sostiene – avere un quadro di riferimento certo delle cose da fare, per una azienda che come la nostra è alla ricerca di un acquirente, facilita comunque la chiarezza nell’eventuale trattativa. Sugli aspetti specifici faremo le nostre valutazioni quando avremo in mano il decreto». Le procedure per arrivare all’Aia hanno in effetti ormai un decennio. Il ministero ha proceduto con “stop and go”, forse non a caso ha accelerato dopo al vicenda di Taranto. «Certo – dice Chiarei – era meglio se arrivava cinque anni ha, quando la situazione finanziaria dell’azienda era diversa . L’adeguamento alle Bat è comunque una condizione imprescindibile per chiunque voglia fare siderurgia in Europa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Clini non cede: «La Concordia a Piombino»
Il ministro dell’Ambiente respinge le critiche e anche le avance del sindaco di Civitavecchia Tidei
PIOMBINO Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, rispondendo indirettamente alle polemiche sollevate in questi giorni dal provvedimento assunto dal governo, rivendica l’opportunità della scelta del porto di Piombino per o smantellamento della Costa Concordia. «Protezione del prezioso ambiente marino del Giglio e dell’arcipelago toscano, rimozione in sicurezza e smantellamento del relitto della Concordia: sono questi gli obiettivi che hanno guidato l’iniziativa del ministero dell’Ambiente sin dalla notte dell’incidente», il 13 gennaio 2012 che ha provocato 32 morti. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. In questo contesto si colloca la richiesta del ministro per l’individuazione preliminare del porto dove ricoverare e smantellare il relitto prima delle conclusioni delle operazioni al Giglio. «Il relitto è un rifiuto che secondo le direttive europee e le convenzioni internazionali non può essere “portato a spasso” nel Mediterraneo, ma deve essere recapitato nel sito più vicino per essere bonificato e smaltito. Da qui l’indicazione del porto di Piombino – ha ribadito Clini – che peraltro sarà idoneo al ricovero e smantellamento del relitto con l’attuazione agli interventi previsti dal piano regolatore portuale già approvato e con l’impiego delle risorse finanziarie già disponibili». Parere contrari erano stati espressi invece da Greenpeace, mentre il sindaco di Civitavecchia Pietro Tidei ( Pd), ha rilanciato la candidatura del suo porto per accogliere il relitto del Giglio. Distanza equivalente rispetto a Piombino, disponibilità di fondali a meno 18 metri, ampi spazi per le lavorazioni e un bacino già esistente sono le carte messe sul tavolo da Tidei, secondo il quale «non verrebbe frapposto tempo alcuno per l’inizio delle opere. Il tutto con un modesto impegno di spesa». «Al contrario – sostiene il sindaco di Civitavecchia – la scelta di Piombino comporterebbe un impegno di spesa tra i 150 e i 200 milioni, che appaiono destinate più a soddisfare l’aspirazione di qual porto ad ampliare la propria infrastruttura che a risolvere il problema della Concordia». Tidei invitava quindi Clini a ripensarci e a riconvocare un incontro. Ieri la risposta indiretta del ministro non si è fatta attendere. Nessun ribaltamento della decisione è in corso.
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