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Il Tirreno Piombino - Concordia, slitta la decisione ma Piombino vince il round

 

Il Governo fredda la Costa: il relitto è un rifiuto speciale che non può girare per i nostri mari Si va verso un decreto legge che prevede l’impiego di soldi pubblici per allestire il porto
 
L’AFFARE SMALTIMENTO
 
di Nicola Stefanini PIOMBINO Non è tramontata l’idea di trasportare la Costa Concordia a Piombino, per lo smantellamento. Anzi, dalla maxi riunione di ieri a Roma, il progetto Piombino esce per certi versi rafforzato; ma una decisione definitiva ancora non c’è. Se ne riparlerà giovedì prossimo. Nella riunione di ieri, la Costa Crociere ha esposto la propria intenzione di mettere la Concordia in grado di galleggiare attraverso il noleggio di un mega bacino galleggiante e trasportarla poi in un porto non meglio precisato per lo smantellamento. Il porto non è stato precisato, ma è sembrata avvalorata l’ipotesi di portare la nave in Turchia o nel Nord Africa. Un piano che il Governo, presente con tre ministeri, ha giudicato troppo generico invitando la Costa a scendere più nel dettaglio. Da qui il rinvio a giovedì 28. Ma, come spiegano sia il sindaco Gianni Anselmi che Luciano Guerrieri, presidente dell’Autorità portuale piombinese, l’incontro di ieri ha visto consolidarsi e strutturarsi ancor di più l’asse istituzionale che vuole far navigare il meno possibile il relitto della Concordia nei nostri mari, e vuole altresì che lo smantellamento avvenga in un porto italiano, quindi la parola Piombino è risuonata più e più volte attorno al tavolo romano. «Il ministro dell’ambiente Clini – dice Guerrieri – ha ricordato che il relitto della Concordia, una volta rimosso dal Giglio, sarà considerato come un rifiuto speciale la cui gestione anche a livello burocratico sarà già complicata se si andrà in un porto italiano, e sarà ancora più complicato autorizzare e giustificare l’eventuale esportazione del relitto all’estero. Insomma – dice ancora Guerrieri – la situazione appare molto complessa, con idee diverse che devono trovare comunque un terreno di confronto». «All’incontro – ricapitola Gianni Anselmi – erano presenti il ministero dell’ambiente, quello delle infrastrutture e quello dello sviluppo e per tutti la destinazione della Concordia è Piombino. Tutti e tre i ministeri, inoltre, hanno preso impegno per allestire il nostro porto per questa finalità, impegno che vede coinvolta anche la Regione, il nostro Comune e l’Autorità portuale. In sostanza – prosegue Anselmi – stiamo studiando di far convergere un piano finanziario e procedurale per allestire il nostro porto. Un’azione totalmente condotta da soggetti pubblici, visto che le opere che saranno fatte resteranno come stralcio funzionale del piano regolatore del porto; mentre la Costa sarebbe caricata delle spese di smaltimento. Per fare tutto questo – spiega ancora il sindaco – l’idea è di utilizzare un decreto legge che il Governo può fare finché è in carica, quindi ci sono solo pochi giorni a disposizione; ma il ministro Clini ha detto chiaramente che vuole essere lui a chiudere questa vicenda». Dunque, trovati i soldi, si tratterebbe di avviare con procedure d’urgenza una parte degli interventi già previsti nel piano regolatore del porto piombinese. Interventi che dovrebbero essere fatti comunque, nel tempo, anche se la Concordia non arrivasse, ma che avrebbero una super accelerazione nella prospettiva di accogliere il relitto. «Si parla di dragare i fondali per arrivare a quota meno 20 metri – dice Anselmi – e realizzare la nuova banchina per grandi navi fino a 250mila tonnellate di stazza; realizzare un piazzale di 15 ettari retrostante alla nuova banchina e realizzare un aggancio stradale con l’ingresso nord del porto, cioè la bretella della 398 fino al Gagno. Interventi – prosegue il sindaco – stimati complessivamente in circa 160 milioni di euro: 112 per le opere portuali e una cinquantina per la strada. Su questo stiamo lavorando, senza essere né ottimisti né pessimisti, ma confortati dall’impegno del governo e in particolare dall’interesse mostrato dal viceministro dello sviluppo De Vincenti che sembra intenzionato ad ancorare questo piano all’articolo del decreto sviluppo per le aree a crisi complessa».


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