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Il Tirreno - Soldi pubblici per accogliere il relitto
Concordia: si rafforza l’ipotesi Piombino ma per fare il bacino ci vogliono 160 milioni. Costa pagherà solo lo smaltimento
di Antonio Valentini ROMA La Concordia ora è solo una montagna di rifiuti, che in quanto tale non può andare a spasso per il Mediterraneo in cerca della propria discarica. A meno che la compagnia armatrice non acquisisca gli indispensabili permessi, che il governo non è intenzionato a concedere. Il ministro Clini è stato esplicito: «Sulla base delle indicazioni delle leggi italiane e delle direttive europee, preferiamo prioritariamente una soluzione che consenta il recupero del relitto della Concordia nel porto più vicino, secondo il criterio di prossimità, e qui avvengano smantellamento e recupero». Piombino resta dunque la prima opzione, a dispetto degli orientamenti di Costa che preferirebbe utilizzare un’enorme chiatta per trasportare il relitto in un porto lontano, in primo luogo quello di Aliaga in Turchia. Intervento pubblico. Il faccia a faccia con Costa Crociere, esplicito come mai prima d’ora, si è svolto ieri mattina a Roma, alla presenza del ministro Clini, del sottosegretario all’industria De Vincenzi, del commissario Gabrielli e del presidente della Toscana, Enrico Rossi. La decisione ultima sarà presa il 28 febbraio, ma già nell’incontro romano la compagnia si è trovata alle strette: la chance estera potrà giocarsela solo se in Italia non sarà individuato un bacino idoneo ad accogliere e demolire il relitto. Piombino possiede il requisito della prossimità, non quello strutturale. E per questo i lavori di adeguamento vanno iniziati subito, tant’è che Enrico Rossi ha chiesto al governo un decreto-legge in tempi rapidi. La spesa stimata è di 160 milioni, ma per la demolizione della Concordia ne basterebbero la metà. In ogni caso si prevede che l’onere dell’intervento pesi sulla parte pubblica, riservando all’armatore le spese di smaltimento. Tanto più che il dragaggio per portare il fondale a venti metri permetterebbe ai grandi cargo asiatici con stazza fino a 250mila tonnellate di fare tappa al porto di Piombino e i lavori, nel loro complesso, renderebbero la Lucchini più competitiva. Costa Crociere ben difficilmente potrà sottrarsi a una prospettiva del genere, priva di oneri finanziari aggiuntivi e condizionata dai vincoli normativi per il trasporto di quell’enorme rifiuto nel Mediterraneo. L’invito mancato. All’incontro di Roma era assente il sindaco del Giglio, Sergio Ortelli, non invitato. E siccome l’attenzione su dove e come demolire il relitto rischia di adombrare i ritardi nella rimozione, con le perforazioni lato-mare che procedono a singhiozzo, Ortelli ha protestato vivacemente. E ha contestato l’operato dell’Osservatorio sulla Concordia: «È stato ribaltato l’ordine delle priorità», secondo cui l’urgenza primaria è liberare il Giglio dal relitto. «È un atteggiamento che non tolleriamo più, soprattutto - ha aggiunto il sindaco - in presenza di evidenti problemi tecnici che, di volta in volta, si ripropongono e rischiano di rallentare i lavori. Il Giglio ha avuto fino ad oggi comprensione e pazienza. Ma non può essere oltrepassato il limite del rispetto civico e del futuro economico e sociale di un’isola che è patrimonio toscano e italiano». Da qui l’ipotesi di uscire dall’Osservatorio che deve «riappropriarsi del ruolo di soggetto attivo deputato alla verifica e controllo di quanto viene svolto dal consorzio Titan-Micoperi». Il nodo dei tempi di rimozione è dunque tutto da sciogliere, vista la relativa velocità dei lavori. Tant’è che pure Enrico Rossi si è detto preoccupato di fronte al piano di Costa che prevede di rimettere la nave in asse nel prossimo autunno e anzi ha espresso dubbi sull’effettivo rispetto dei tempi. Per questo la Regione ha chiesto alla compagnia armatrice di assumere precisi impegni a riguardo. Clini, da parte sua, ha usato toni ultimativi, sollecitando un progetto sulla rimozione e sul trasporto del relitto entro il 28 febbraio, anch’egli evidentemente allarmato dalle lentenze del cantiere. Il prefetto rassicura. Franco Gabrielli, commissario per l’emergenza, ha però rassicurato il sindaco del Giglio: «La priorità nel lavoro svolto in questi tredici mesi - ha sottolineato il prefetto a capo della protezione civile - è sempre stata la rimessa in asse della nave senza sezionamenti e il suo allontanamento dall'isola quanto prima e con il minore impatto ambientale possibile». L’Osservatorio è stato istituito proprio per assicurare l'esatta esecuzione del progetto di rimozione e recupero della nave. Per questo, ha concluso Gabrielli rispondendo al sindaco del Giglio, «è opportuno che il Comune continui a farne parte».
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