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Il Tirreno Toscana - Relitto più leggero e poi via a Piombino
di Antonio Valentini. Tutto è appeso all’eventuale proroga dell'incarico al prefetto Franco Gabrielli, commissario per l'emergenza della Costa Concordia. Il suo mandato scade il 31 gennaio e se la rimozione verrà gestita con i tempi dell'ordinaria amministrazione, il relitto rischia d'invecchiare all'isola del Giglio. L'ipotesi di demolirlo a Piombino a partire dall'autunno prossimo, con la costruzione di un bacino off-shore e i lavori di adeguamento in porto, viceversa impone tempi veloci. Strada percorribile solo se un commissario ad hoc continuerà a disporre dei poteri speciali per accelerare l'iter procedurale, che altrimenti rischia d'insabbiarsi nelle pastoie burocratiche. Il governatore Enrico Rossi ha spiegato il senso della partita che si gioca in questa fase: «Abbiamo sollecitato il governo perché la vicenda Concordia sia ugualmente seguita con poteri forti, possibilità di interventi urgenti e controlli straordinari. La legge non permette che sia confermato il commissario, il consiglio dei ministri dovrà riunirsi per decidere cosa fare e noi valuteremo se i provvedimenti saranno convincenti». Il rebus-destinazione. Piombino, vista la crisi della siderurgia e del comparto industriale cittadino, non può perdere una commessa importante come lo smontaggio della Concordia, di per sé equivalente ad almeno un anno di lavoro. È una questione di sopravvivenza, come per l'isola investita dalla nave impazzita, che oltre ad aver assorbito disagio e dolore a fiumi, ha fatto i conti con i contraccolpi negativi sulla propria economia di solo turismo. Ma se collima l’interesse a portare via il relitto quanto prima, utilizzando per il disarmo il porto più vicino, l’ultima parola spetta a Costa Crociere, che non ha ancora scelto dove trainarlo nonostante il pressing del presidente Rossi e le sollecitazioni del ministro Clini. Se Piombino fosse la mèta scontata, la decisione sarebbe già stata presa. E invece la compagnia fin da subito è stata cauta, prefigurando altre soluzioni, non ultime Palermo e Marsiglia. Tuttora tergiversa. Un progetto ad hoc. L’autorità portuale di Piombino ha già pronto il piano di adeguamento dello scalo marittimo, che prevede la realizzazione di un molo alla Chiusa, oltre a un bacino specifico dove la Concordia sarà messa a secco, al dragaggio dei fondali ad almeno venti metri, alla realizzazione di un piazzale di otto ettari per il cantiere e la movimentazione dei mezzi. Lavori complicati, che però almeno in parte potrebbero concludersi entro l’autunno se solo il cantiere aprisse ai primi di febbraio e che solo per metà della cifra (75 milioni di euro) andrebbero a pesare su Costa Crociere. La quota degli interventi sarebbe infatti rigidamente suddivisa, nel senso che alla compagnia di navigazione toccherebbe unicamente finanziare le opere indispensabili allo smontaggio della Concordia, eccedenti quelle contemplate dal piano regolatore portuale. Se ad esempio la profondità dei fondali andrà portata a venti metri dai dieci attuali, benché solo nel canale in cui transiterebbe il relitto con un pescaggio di 18,5 metri, a carico della compagnia andrebbe l’onere finanziario dell’escavo tra i 16 (quota prevista nei precedenti progetti) e i venti metri. Stesso discorso vale per le banchine. Il disastro però ha messo a dura prova le casse della compagnia di navigazione, che in materiali per il cantiere del Giglio ha già speso più di 400 milioni di dollari. E non è escluso che sia proprio l’esborso ad alimentare gli indugi di Costa Crociere. Concordia più leggera. L’ipotesi di lavoro che va facendosi largo è quella di alleggerire il relitto per ridurne il pescaggio e trainarlo per un tratto breve. Fino a Piombino, appunto, che dista 38 miglia dal Giglio: «Ho espresso questa indicazione in maniera pubblica. Continuo a essere convinto che la nave vada condotta nel porto più vicino», ha ribadito il ministro all’ambiente Corrado Clini, ieri a margine di un’iniziativa di “Pitti Immagine uomo”. E per questo «il peso della nave va alleggerito e quindi ridotto il pescaggio, in modo da agevolare il ricovero nel luogo più vicino». La soluzione, se fosse tecnicamente praticabile, spianerebbe la strada a Piombino. E per evitare che l’obiettivo sia perseguito sezionando parti della nave direttamente al Giglio, contraddicendo il presupposto iniziale di rimuoverla intera, l’alleggerimento potrebbe essere ottenuto aspirando l’acqua dall’interno. In ogni caso le valutazioni di Rossi e Clini, che ieri si sono incontrati a Firenze, coincidono: «Ogni decisione sullo smantellamento sarà assunta entro gennaio - ha anticipato il presidente regionale -. Con il governo c’è una comune valutazione sulla necessità che lo Stato continui a presidiare la vicenda-Concordia e che sia Piombino, come richiesto dalla Regione, il porto di destinazione per il relitto, la cui rimozione slitterebbe a settembre prossimo, in tempi comunque compatibili». E sull’Isola si perfora. Dalla fine di ottobre la nave è al sicuro, nel senso che le batterie di micropali installate ne garantiscono il fissaggio alla scogliera, impedendole di sprofondare oltre lo scalino sottostante a una profondità di 80 metri. Ed è proprio qui, nella parte più scoscesa, che sono state avviate le perforazioni ad ampio raggio per i basamenti della piattaforma che sosterrà la nave nella fase del raddrizzamento. Si tratta di un’operazione complicata, spiega il sindaco Ortelli nell’intervista qui a fianco: le difficoltà derivano proprio dalla natura del terreno, con la continua alternanza di roccia e sabbia, che spinge a variare in corso d’opera la programmazione ingegneristica messa a punto dal consorzio Titan-Micoperi. Gli aggiornamenti sono periodici e il più significativo rispetto al progetto preliminare riguarda il numero e le dimensioni delle piattaforme lato mare, che in origine erano cinque e ora sono diventate sei: tre grandi, una media e due piccole, da installare lungo lo scafo in prossimità della chiglia. Il dislivello prodotto dai due spunzoni di roccia, su cui la nave poggia a prua e a poppa, è colmato con sacchi e materassi riempiti di malta e cemento. In questo modo sarà garantito un piano d’appoggio uniforme in vista della rotazione, indispensabile premessa al raddrizzamento e al traino della Concordia verso il bacino dove sarà demolita.
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