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La Nazione Toscana - E' deciso: la Concordia smantellata a Piombino

 

FIRENZE
«LA CONCORDIA andrà a Piombino», taglia corto il ministro dell’ambiente, Corrado Clini, durante la visita ai padiglioni di Pitti Uomo a metà pomeriggio. Frase secca. Che chiude la porta ai dubbi e spalanca alla costa toscana la possibilità di liberarsi della tragica nave, ma anche di specializzarsi nella demolizione, e nel recupero, dei grandi relitti. Trasformare la sciagura in opportunità si può. Firenze, dopo l’alluvione del 1966, diventò capitale mondiale nell’arte del restauro.
Quasi un anno dopo il naufragio, costato trenta morti e due dispersi ancora da ripescare, la Concordia è sempre davanti al Giglio, coperta di ruggine e corrosa dal mare. Domenica 13 gennaio, anniversario del fatale impatto sugli scogli isolani, farà da altare non addobbato per ricordi, pianti, cerimonie. Il fatto nuovo? La nave che Schettino abbandonò nella notte fatale, è stata al centro di un vertice in Regione capace di rompere le indecisioni e disegnare un futuro. Il ministro Corrado Clini, prima di andare a ritirare un premio a Pitti, incontra il governatore, Enrico Rossi, proprio per mettere a punto il piano che potrà diventare provvedimento governativo la prossima settimana, forse mercoledì il 16 gennaio. Un piano da un centinaio di milioni, in parte a carico dello Stato e in parte a carico di Costa Crociere. Tutto quello che servirà espressamente per la Concordia spetterà alla società armatrice. I lavori perché il porto di Piombino diventi un cantiere per natanti da demolire, o da «guarire», dovranno essere pagati dalle casse pubbliche. Il vantaggio? I materiali ferrosi saranno fusi senza problemi negli altiforni dell’industria dell’acciaio. I tempi? Ancora lunghi. Il relitto passerà un’altra estate lì dov’è. Circondato da gru e puntelli per tirarlo su. E rimetterlo in condizione di galleggiare. Quando? «Nella migliore delle ipotesi a settembre», rivela Maria Sargentini, dirigente della Regione da un anno distaccata al Giglio.
«Stiamo lavorando per rimuovere il relitto nel rispetto dell’ambiente e dei cittadini», interviene il ministro Clini. Che aggiunge: «Ho detto pubblicamente che la nave dovrà essere portata a Piombino perché non può attraversare il mare. Non è nelle condizioni di andare lontano. Per questo continuo a essere convinto che debba andare nel porto più vicino, come richiesto dalla Regione». Ancora il ministro: «Le operazioni per permettere il galleggiamento vanno chiuse al Giglio. Il peso della nave va alleggerito, in maniera tale che poi il ricovero nel porto sia più facile».
Il 31 gennaio scadrà il commissariamento. Clini elogia Franco Gabrielli, capo della protezione civile per il grande impegno: «Stiamo lavorando per assicurare la continuità della gestione straordinaria. Se sarà il prolungamento dello stato d’emergenza o un’altra cosa lo verificheremo». Il presidente Rossi annuisce: «Ogni decisione deve essere presa non oltre fine gennaio. Perchè bisogna dare certezze al Giglio, a Piombino e, in generale, a tutta la Toscana che, da un anno, segue le operazioni che possono portare alla chiusura materiale di una vicenda che, in ogni caso, resterà indelebile nella mente e nel cuore della gente. La Regione manterrà alta l’attenzione a tutela di tutti».
L’appuntamento è per la prossima settimana. Il governo dovrà decidere il 16 o, al massimo, il 17 gennaio. Ossia pochi giorni dopo le cerimonie di commemorazione. Quando lo scoglio strappato dalla chiglia della Concordia sarà tornato dov’era prima dell’impatto. E quando la corona di fiori che verrà messa a Punta Gabbianara avrà cominciato a perdere petali.


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