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Il Tirreno Elba - sabato - Toremar, è scontro Altolà dei sindacati alle imprese elbane
«Bastonare il lavoratore è la soluzione più semplice per chi non ha il nerbo dell’imprenditore ma dell’affarista»
TRAGHETTI»GUERRA SUI RINCARI
di Baldo Puccini PORTOFERRAIO Uno scontro frontale. Uno scontro fra le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali. Non ci sono mezze misure da parte di Cgil, Cisl e Uil. E non potrebbe essere diversamente vista la posta in gioco, oltre 50 posti di lavoro che secondo le associazioni di categoria dovrebbero essere cancellati nell’ottica del risparmio, quello del bilancio Toremar. Riduzione dei costi del personale come deterrente all’aumento delle tariffe. Una richiesta, quella dell’aumento dei biglietti, inviata da Toremar alla Regione e che dovrà essere formalizzata nei prossimi giorni. Una posta in gioco troppo altai con tutte le ripercussioni. Non ci sono mezze misure da parte di Filt-Cgil, Fit- Cisl, Uil Trasporti. Dicono i sindacati. «Se questa è la classe imprenditoriale che deve salvare il Paese, Dio ce ne scampi! Tutti avremmo preferito che Toremar restasse pubblica, peccato che se questo fosse accaduto, non ci sarebbero state più sovvenzioni né dallo Stato né dalla Regione, come sta accadendo ad altre Società regionali. E, a queste condizioni, assai di più sarebbero rincarate le tariffe per i passeggeri». E poi la “public company”come richiesta dalle associazioni di categoria. La risposta è secca: « Dov’erano allora gli imprenditori? Forse è mancata la disponibilità a investire un proprio capitale». Almeno per quanto riguara Toremar dal momento che una cordata di albergatori con aperture anche alle imprese commerciali elbane sta puntanto ad una partecipazione in Blu Navy. Di sicuro Cgil, Uil, e Cisl non hanno dubbi. « Gli armatori che avevano manifestato l’interesse ad acquisire Toremar, se ben ricordiamo, erano undici; alla fine, viste le condizioni che la Regione imponeva, tra cui il vincolo tariffario e le modalità del servizio, quasi tutti hanno fatto marcia indietro. Se gestire Toremar fosse stato così conveniente, perché scappare? Perché questi imprenditori, quando hanno tentato di essere partecipi nei collegamenti marittimi, hanno lasciato l'isola priva di collegamenti nei periodi non redditizi? Adesso questa classe imprenditoriale dà consigli a tutti e di colpo ha individuato la soluzione magica». Meno personale e tariffe più basse sulla Toremar. Semplice. Sostengono le organizzazioni sindacali: «Se è vero che la causa della richiesta di Toremar di aumentare le tariffe è la non detraibilità dell’Iva e il costo del bunker che va comunque pagato, questi sagaci signori propongono di risparmiare sui lavoratori, e in che modo: licenziando, ricorrendo agli ammortizzatori sociali, non rispettando, per chi resta in azienda, i contratti collettivi nazionali di lavoro, né la contrattazione aziendale, che essi nominano senza forse neanche sapere di che cosa stiano parlando. Se questo è il criterio di contenimento dei costi che essi giudicano valido per Toremar, ci sorge più di un dubbio che all’interno delle loro imprese venga usato lo stesso metodo, ragione per cui vorremmo noi dare un consiglio agli ispettorati del lavoro, quello di andare a controllare». Rotta di collisione, anche perché ribadiscono le tre organizzazioni sindacali: «Da una classe imprenditrice seria ci aspetteremmo un genere di proposte ben diverso, tipo: iniziative per sollecitare che l’Iva sui collegamenti marittimi con le isole minori venga almeno ridotta, tenendo conto che lo Stato deve garantire la continuità territoriale; una richiesta forte per la diminuzione delle accise sul carburante; la rivendicazione di sgravi contributivi per le navi che fanno collegamento con le isole minori, come già avviene per quelle che collegano la Sardegna all’Italia, dove il costo del lavoro grazie a ciò è ridotto di più del 50 % , il che risponde pienamente alle lamentele sul maggior costo del lavoro per Toremar». Niente da fare, dunque e i motivi sono più che validi soprattutto per i marittimi. Cgil, Cisl e Uil non fanno per il sottile. «Per chi non conoscesse bene le cose, ogni marittimo Toremar inizia a lavorare alle 4 del mattino per smettere alle venti, perché il suo ruolo a bordo non è mai quello del passeggero; per lui non può accadere quello che spesso si verifica durante i controlli in altre realtà, per cui il lavoratore, finite le ore di lavoro “assicurato”, per i controlli diventa “ospite” o “visitatore” del suo posto di lavoro: sulle navi non è possibile lavorare in nero. Bastonare l’asino, cioè il lavoratore, invece del padrone, cioè lo Stato, è forse la soluzione più semplice per chi non ha il nerbo del vero imprenditore, ma solo quello dell’affarista».
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