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Il Tirreno Livorno - L'Ato vuole l'inceneritore ma ora il sindaco tira il freno

 

L’advisor: i Comuni non hanno soldi, o si aumenta la tariffa o si apre ai privati «Gli investitori arrivano solo se hanno il 51% e l’ok sul termovalorizzatore»
 
RIFIUTI»LA MAXI-AZIENDA DELLA COSTA
 
di Mauro Zucchelli LIVORNO Il volto senza volto del capitale finanziario si materializza in Alessandro Carpinella, che parla con la forza di una firma doc (Kpmg) fra gli advisor. Disegna lo scenario possibile nell'evoluzione del servizio che gestirà i rifiuti nella Toscana Costiera con una “aziendo- na” di oltre cento municipi a caccia di un socio privato. E va giù come il coltello nel burro: forse il patatrac non avverrà domattina ma queste ex municipalizzate rischiano di non farcela a restare in piedi. Dunque? Essendo le casse dei Comuni sono dissanguate, o fate schizzare all'insù la tariffa o cercate un partner privato. Ma, dice l'esperto, non fatevi troppe illusioni sulla possibilità di trovare facilmente investitori. Tradotto: o vi rassegnate al flop dei tentativi di vendita o è il capitale finanziario a dettare le condizioni. Due su tutte, dice «guardando alle attese dei mercati»: l'una riguarda la certezza sugli impianti («e questo significa l'ok al termovalorizzatore»), l'altra ha a che fare con il fatto che il privato vuol avere in mano il volante della società («l'appetibilità parte dal 51%»). Manca che dica pure di tener basso il prezzo, di srotolare il tappeto rosso e suonar la fanfara di benvenuto… Fra intoppi e slalom. Il conclave di amministratori e esperti di rifiuti – ieri in doppio round alla sala meeting dei Pancaldi per iniziativa dell'Ato Toscana Costa – ha fatto saltare fuori lo stato dell'arte nella trasformazione del servizio pubblico locale che si occupa di spazzare le strade e togliere l'immondizia dai cassonetti: anche perché, per capirsi, al posto dell'Aamps presto (quanto presto?) avremo una aziendona-monstre che si estenderà dal passo della Cisa fino all'Elba. Non sta accadendo qualcosa del genere pure per i bus? Ecco che il sì all'inceneritore viene messo nel menù come la questione numero uno. Portandosene dietro un'altra: il via libera a un nuovo piano interprovinciale dei rifiuti. Dovrebbe essere l'identikit di riferimento sul quale gli investitori potrebbero formulare le proprie offerte economiche. Invece – è stato ripetuto in vari interventi, a cominciare da quelli di Franco Borchi, direttore dell'Ato rifiuti, – per adesso abbiamo in mano un «pianetto», poco più che roba da ordinaria amministrazione, che comunque «richiederebbe un impegno finanziario nell'ordine dei 200 milioni di euro», come si premura di segnalare Paolo Marconcini, presidente della Geofor, per chiedersi da dove si pensa di tirar fuori questi soldi. Poker di scenari. L'ultima “slide” di Duccio Bianchi (istituto Ambiente Italia) indica cosa c'è all'orizzonte: c’è da far salire la raccolta differenziata al 65% (ora in provincia di Livorno siamo al 34%), cosa possibile «entro il 2020»; c'è da riconvertire gli impianti meccanico-biologici e ridurre i conferimenti a discarica da 350mila a 50-150mila tonnellate annue); c’è da «potenziare l'incenerimento puntando, in alternativa, o alla terza linea dell'impianto già esistente a Livorno o a un nuovo impianto di ambito» (a Livorno?). Nel piatto figura anche la questione discariche: Renzo Macelloni (Belvedere) difende quella di Peccioli dalle accuse del Wwf. E coglie il destro per tirare le orecchie «a chi, come la Regione e l’Ato, ci ha lasciato soli nella battaglia legale». Le parole riverniciate. È vero che gli organizzatori, suscitando il mugugno del fronte anti-inceneritore, hanno chiamato fra i relatori Antonio Bonomo, esponente del comitato scientifico di Federambiente, legato a filo doppio all'esperienza del termovalorizzatore di Brescia. Dice che: 1) bisogna «ragionare senza preclusioni ideologiche»; 2) la termovalorizzazione è «uno dei tasselli del puzzle» e non sfruttarla «è uno spreco»; 3) dall'uso dei rifiuti come combustibile si possono «ottenere 3,8 miliardi di kwh, l'1,2% dei fabbisogno nazionale». Ecco perché cancella la parola "inceneritore" e la rivernicia di verde come "recupero energetico". Si sbaglierebbe però a credere che la tribuna sia solo un susseguirsi di sommi sacerdoti della religione filo-termovalorizzatore. Per dirne una: Fausto Ferruzza (Legambiente) si chiama fuori dalle opposte tifoserie che santificano o demonizzano questo genere di impianti e ricorda che «il miglior rifiuto è quello che non c'è», dunque «prima di tutto ne va ridotta la produzione» (ma «la svolta vera sarà quando da raccogliere i rifiuti in forma differenziata si passerà a fare del riuso un pilastro dell'economia reale»). Per dirne un'altra: Annibale Quaresima (Cittadinanzattiva) ricorda che non è un obbligo l'ingresso dei privati, che esistono esempi di servizi pubblici in mano totalmente pubblica, che la partecipazione dei cittadini non è un optional. Per dirne un'altra ancora: Giorgio Del Ghingaro, sindaco di Capannori, comune super-riciclone, chiede «più investimenti sul riciclo e meno sull'incenerimento» (e se, in nome del realismo, è ammissibile che «alcune discariche e alcuni termovalorizzatori servano» si può lavorarne per »renderli meno indispensabili»). La frenata di Cosimi. La sorpresa salta fuori nel secondo round, quello della tavola rotonda del pomeriggio,con il sindaco Alessandro Cosimi che sembra tirare il freno a mano sugli inceneritori: «Da vent'anni non si costruiscono impianti, l'unica cosa che abbiamo fatto in Toscana è allargare le discariche». Ma lo dice prendendo la rincorsa per sottolineare che «se dobbiamo raggiungere a tappe forzate obiettivi rilevanti di raccolta differenziata, dobbiamo puntare lì»: anche le direttive europee «mettono al quinto posto la questione degli impianti – aggiunge – perciò meglio investire forte sulla "differenziata"». Non si direbbe la stessa lunghezza d’onda il messaggio del sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, che si rammarica di non aver fatto il colpaccio della maxi-provincia (a guida pisana, secondo il tourbillon degli emendamenti dell’ultimo giorno). Ma, ritardi a parte, chiede di «andare avanti con la gara per il socio industriale porivato»: deve «però avere certezze» e, siccome «non abbiamo molto tempo», le scelte sugli impianti (vedi alla voce inceneritore) «le abbiamo fatte e non possiamo tornarci sempre sopra».


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