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Il Tirreno Livorno - La superprovincia c'è, per i rifiuti
Tramontata come ente, l’area della Costa debutta nella gestione ambientale
IL COLOSSO
di Mauro Zucchelli LIVORNO È appena saltata la "provinciona" della Costa – da Pontremoli a Piombino, isole comprese – ma ce la ritroviamo pari pari nella mappa della nuova geografia della gestione dei rifiuti in Toscana: anzi, a dire il vero era nata proprio lì, nell’immondizia (e nella sanità con gli Estav). Ma non è l'ennesimo capitolo del duello di campanile fra livornesi e pisani. Ecco che salta fuori dal cappello a cilindro Reti Ambiente al posto di una galassia infinita di realtà come Aamps a Livorno, Rea a Rosignano, Asiu a Piombino, Geofor fra Pisa e Pontedera, Sistema Ambiente e Ascit a Lucca e dintorni, Ersu e Sea in Versilia, Asmiu a Massa e Amia a Carrara e via sbriciolando. La fotografia l'ha scattata Duccio Bianchi (istituto Ambiente Italia) al convegno con cui l'Autorità di ambito (Ato) ha tenuto a battesimo la svolta in un convegno a Livorno. In realtà, l'involucro societario è già da dodici mesi nei registri camerali. Però c'è da mettere insieme 111 Comuni, 14 gestori globali più 66 imprese che si occupano di spazzamento, 39 municipi che gestiscono servizi in proprio e una sfilza di coop sociali. Insomma, un arcipelago contraddistinto dalla frammentazione a livello poco più che municipale. Con due variabili extra: 1) ci sono almeno 16 amministrazioni locali ancora fuori dalla compagine societaria; 2) un gruppo di Comuni della Val di Cornia punta ad aggregarsi all'area maremmana, li guida Piombino che sta giocando un match tutto suo per staccarsi da Livorno e sognare di diventare il porto della Toscana meridionale. Non è solo una questione di numero degli ingredienti da mettere nella ricetta: è uno zibaldone di strategie, orientamenti, modelli organizzativi. La raccolta differenziata, ad esempio: si va dal 31% in provincia di Massa al 44% in quella di Lucca; l'organico ne rappresenta il 14% a Livorno e più del doppio a Pisa. Senza contare che sono quasi opposte le tipologie dei mezzi di raccolta, per dirne una, fra Ascit e Geofor. Di più: la raccolta domiciliare riguarda sì una famiglia su quattro: ma con profonde differenze a vantaggio della Lucchesia (dove tradizionalmente la si è spinta molto) e, in seconda battuta, della province di Pisa e Massa Carrara (dove si sta diffondendo ora). Reti Ambiente è a capitale interamente pubblico, però lo è solo «per ora», precisa il direttore di Ato Costa, Franco Borchi. Già, perché la gara per trovare un socio privato è sul tavolo da un anno: è già stata aggiornata e ri-aggiornata. D’altronde, fino all’inizio della settimana non si sapeva neanche se, come, quando le Province sarebbero state riorganizzate. Non ci sarà la “provincio- na” ma l’”aziendona” sì. Reti Ambiente è un gigante che vale 1.996 dipendenti più altri 800 fra gestioni comunali e ditte esterne, un fatturato da 278 milioni di euro e un milione di tonnellate di rifiuti urbani (e una m ontagna di 3,6 milioni di tonnellate di rifiuti special). È un colosso subito alle spalle delle tre grandi multiutility del Nord (A2A, Hera e Iren) e prima di Acea se si lasciano parlare i numeri degli indicatori economici: parola di Alessandro Carpinella (Kpmg). Che, nell’Italia dei supertecnici, detta a suon di numeri la linea di quel che «chiedono i mercati» per essere interessati a entrare nella società come partner privato. Uno: i potenziali interlocutori sono pochi e non c’è da guardare al capitale straniero che «ora ha messo l’Italia fuori dal radar». Due: proprio le condizioni finanziarie difficili richiedono una fore selettività degli impegni. Terzo: è indispensabile chiarezza sulla dotazione di impianti, dando via libera al termovalizzatore. Proprio l’esatto opposto di quel che dicono i Comitati ecologisti che presidiano il convegno: altolà alla logica degli inceneritori. A sorpresa, andando controcorrente rispetto al collega pisano Filippeschi, anche il sindaco livornese Cosimi offre sponda: prima che sugli impianti, investiamo forte sulla raccolta differenziata.
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