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La Nazione Livorno - «Authority frammentate e bracci operativi della politica»
L’INTERVISTA IL PRESIDENTE DI «ITALIA MARITTIMA», PIERLUIGI MANESCHI, A TUTTO CAMPO SULL’ORGANIZZAZIONE (SBAGLIATA) DEGLI SCALI
SUL PORTO se ne parla poco, anche perchè ormai il suo «core business» è orientato quasi esclusivamente sull’Adriatico, con la presidenza della società di navigazione Italia Marittima (ex Lloyd Triestino) oggi della galassia Evergreen di Taiwan. Eppure Pierluigi Maneschi è nato professionamente sulle banchine labroniche, e a Livorno sugli scali Celere mantiene uno dei quartieri generali della sua grande società di logistica, la «TO Delta», a fianco della sede tirrenica di Evergreen dove lavorano silenziosi ed efficienti decine di specialisti di Taiwan. E in questi giorni, evento raro, Maneschi ha esternato, in una approfondita intervista sul sito web «Ship2shore», sui problemi della portualità italiana. L’occasione è il sorprendente — e anche assurdo — progetto finanziato dal governo per creare un nuovo porto offshore a 8 miglia dal porto di Venezia, quando nelle vicinanze c’è Trieste in forte crescita. Per cominciare, Maneschi è critico sulla frammentazione dei porti italiani e relative Authority.
«BASTI pensare in Belgio, Germania, Francia e Olanda — dice Maneschi riferendosi al fiore della portualità europea — investono al massimo in tre porti ciascuno. Da noi invece nell’arco di poche decine di chilometri ci sono tre Autorità portuali (Livorno, Piombino e Carrara) che dovrebbero cooperare in una specializzazione diversa e invece spesso sono a caccia degli stessi clienti». La funzione di Assoporti? «E’ un’associazione politica e non tecnica e la legge 84/94 — dice Maneschi — è ritagliata non sulle esigenze di chi opera nei porti, ma su quelle degli organi politici quali sono le Authority, che di rado agiscono secondo lo spirito che la legge avrebbe dovuto e voluto avere, limitandosi cioè ad amministrare e promuovere gli scali».
POI MANESCHI scende nel vivo di uno dei temi più sentiti di questi tempi sui porti: la gestione del lavoro. «La legge prevede che i terminalisti operino preliminalmente con proprio personale; e solo per i picchi attraverso la fornitura del lavoro temporaneo (ex art.17). Ebbene, a Genova, primo porto del paese avviene, avviene esattamente il contrario, col risultato che non si creano lavori specializzati nè fidelizzati nelle aziende». L’argomento è attualissimo perchè l’Agelp, cioè l’agenzia di lavoro temporaneo nel nostro porto, che l’altra mattina ha anche manifestato sotto palazzo Rosciano e in Comune, continua ad essere in un «cul de sac», stretta tra la volontà dei terminalisti di usare il proprio personale e la pressione della Cilp che ha un eccesso di manodopera . In chiusura, Maneschi torna sui porti: «Bisogna investire con forza il pubblico danaro su solo tre o quattro scali strategici dimenticando le pressioni clientelari della politica». Imprenditore o utopista?
A. F.
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