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La Nazione Livorno - Il governo stanzia 80 milioni per i porti ma a Livorno non tocca una briciola
Doccia fredda per le infrastrutture che restano così al palo
di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
LA “SPENDING REVIEW” ha graziato le Autorità portuali e come abbiamo scritto di recente sono scongiurati i tagli sia del personale che dei dirigenti. Ma per una notizia positiva — almeno per l’Authority — ne arriva un’altra che lascia l’amaro in bocca: ovvero l’indiscrezione secondo cui al porto livornese non toccheranno nemmeno le briciole di quel pur modesto stanziamento previsto dal governo per gli scali marittimi nell’ambito del decreto sviluppo. La conferma è arrivata indirettamente da Savona dove due giorni fa il viceministro alle infrastrutture Mario Ciaccia ha anticipato quelle che sono le linee contenute nella parte del decreto relative ai circa 80 milioni di euro — una miseria per la quale ha già protestato con forza anche Assoporti — che dovranno andare nel 2013 ai porti. Secondo quanto detto dal viceministro, la parte del leone la farà Civitavecchia con 33 milioni di euro a finanziare importanti lavori già da tempo avviati. Seguirà nell’ordine dell’importanza i finanziamenti il porto di Savona con 25 milioni, porto dove è in corso un potenziamento del terminal contenitori con il co-finanziamento di una delle più importanti compagnie al mondo nel trasporto dei containers. In terza posizione arriva Genova con 20 milioni, per adeguare strutture ricettive di banchina e di retroterra. Poche briciole ancora (circa 4 milioni a testa) sono previste sia per Gioia Tauro che per Cagliari, due porti «hub» anch’essi inseriti in un network importante com’è quello del gruppo Contship: gruppo che, com’è noto, ha lasciato il Terminal Darsena Toscana da un anno dove è stato sostituito dai genovesi di Gip, concentrandosi su La Spezia, Cagliari e Gioia Tauro.
I CIRCA 80 MILIONI di euro che il decreto dovrebbe assegnare ai porti non riservano nemmeno una briciola al nostro porto. Il che non sembra di buon auspicio nè per la piattaforma Europa di vecchia concezione nè per quella più modesta rielaborata sotto la direzione dell’attuale Authority; peraltro anch’essa rimasta a livello di indicazione generale, in attesa dell’approvazione del nuovo piano regolatore portuale oggetto in questi giorni di consultazioni sia con le categorie sia con gli organi isituzionali. C’è chi sostiene che il prolungarsi eccessivo del dibattito su «quale piano» e «quali tempi» nella classe politica e nelle istituzioni livornesi ci abbia tagliato fuori dalle possibilità — peraltro remote, bisogna ammetterlo per onestà intellettuale — di rientrare nei finanziamenti; fornendo un alibi al governo, pronto a dimenticare un porto come il nostro che non ha santi in Paradiso.
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