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Il Tirreno Piombino - Lucchini, allarme per l'Afo «No a lunghe fermate»
I sindacati preoccupati per il raffreddamento delle temperature nel crogiuolo Intanto si prepara una grande manifestazione in città per lunedì prossimo
SIDERURGIA» I LAVORATORI SI MOBILITANO
PIOMBINO «Riteniamo inaccettabile qualsiasi proposta di fermare l'altoforno per più di due settimane». Questa la determinazione assunta dalle segreterie di Fim, Fiom e Uilm al termine di una riunione dell'attivo dei delegati di Lucchini, Dalmine, Magona e imprese che si è svolta ieri pomeriggio. In fabbrica circola infatti la voce che l'azienda abbia intenzione di fermare l'impianto per un mese. Ma i sindacati si oppongono, non solo per ragioni “politiche” ma anche per aspetti tecnici. Secondo le informazioni di cui dispongono, infatti, la temperatura del crogiuolo si sarebbe abbassata sotto la soglia dei 200 gradi, rispetto ai normali 260, e «non c'è nessuno che in siderurgia che si sia preso la responsabilità di mettere a repentaglio un altoforno in queste condizioni, che potrebbero portare al blocco». L'attivo dei delegati è servito a definire i particolari della manifestazione interprovinciale (coinvolti i territori delle province di Livorno, Pisa e Grosseto) che i sindacati stanno organizzando per lunedì prossimo. È previsto uno sciopero di tre ore, dalle 17 alle 20, in tutte le aziende siderurgiche e nelle imprese, con il concentramento in largo Caduti del lavoro (cavalcavia) alle 17,30. Da lì partirà il corteo che raggiungerà piazza Verdi alle 18 circa. A tutti i partecipanti verrà chiesto di portare con sé una fonte luminosa e di accenderla quando, alle 19, si spegneranno per dieci minuti le luci di negozi ed abitazioni, come i sindacati hanno chiesto come forma di solidarietà della città. A questo gesto è affidato un messaggio preciso: «Se si spengono le fabbriche si spegne l'economia e solo il lavoro la può riaccendere». Intanto i sindacati attendono in queste ore la convocazione dell'incontro chiesto al presidente del Cda Lucchini Giuliano Mari. Parte nel frattempo un appello alle forze politiche perché sostengono la proroga dei finanziamenti previsti per i contratti di solidarietà. «Nella legge di stabilità – sostengono i sindacati – non è previsto il finanziamento necessario a ricoprire, come avvenuto nei due anni precedenti in deroga, l'80% del salario dei lavoratori. Da gennaio si tornerebbe così al 60% previsto dalla legge, con cifre che metterebbero in seria difficoltà i lavoratori».(g.p.)
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