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Il Tirreno Livorno - Bacino, paga l'Autorità E l'inchiesta dura da anni

 

Dopo il crollo sarà necessario effettuare i lavori di ristrutturazione Intanto la Corte dei Conti ha archiviato il procedimento aperto nel 2009
 
di Federico Lazzotti LIVORNO Il portellone del bacino grande in muratura va a fondo e dagli abissi riemerge l’inchiesta penale aperta nel 2008 per verificare eventuali responsabilità sullo stato di abbandono della struttura data in concessione dall’Autorità portuale ad Azimut Benetti tra il 2003 e il 2009. Ad oggi, però, l’unica certezza riguarda chi dovrà pagare i danni del cedimento scoperto lunedì. Toccherà infatti all’Authority mettere mano al portafoglio per recuperare il portellone che chiude la bocca del bacino, un meccanismo che permettere di togliere l’acqua e mettere la nave in secca. Difficile, per il momento, capire i tempi e i costi. Ecco perché c’è chi adesso tira in ballo l’indagine penale partita da un esposto firmato dall’allora presidente dei riparatori del porto Sebastiano Brasile: 180 foto che documentavo lo stato di abbandono del bacino a partire dal 2006, e mai arrivata ad una fine. Eppure l’inchiesta condotta dal pubblico ministero Massimo Mannucci si era allargata tanto che l’avvocato Carlo Taormina, chiamato a rappresentare gli interessi dei riparatori, lanciò una denuncia provocatoria chiedendo alla Procura di indagare non solo sul bacino su tutta l’operazione Porta a Mare. Il sospetto che emerse dagli accertamenti di Finanza e Capitaneria fu che Azimut abbia abbandonato volontariamente la struttura per le riparazioni navali con l’obiettivo di avere mano libera nell’operazione immobiliare che aveva in progetto e che sta ancora oggi realizzando. «Danneggiamento di bene demaniale», era l’ipotesi accusatoria anche se nei corridoi della Procura si vociferava di presunti abusi d’ufficio, mai confermati, da parte degli allora vertici dell’Autorità. Il pm, allora, chiese anche una consulenza a un esperto di ingegneria navale, il professor Carlo Culla, dalla cui perizia scaturì il sequestro dell’area tra il febbraio e l’agosto 2009. Non solo l’indagine penale per il caso del Bacino, visto che si mosse anche la Corte dei Conti per l’ipotetico danno allo Stato. Gli avvisi della magistratura contabile erano stati recapitati al presidente della divisione Benetti, Vincenzo Poerio e a dirigenti dell’Autorità a partire dall’ex presidente Roberto Piccini, e poi a Giorgio Gionfriddo, Sergio Migheli, Simone Gagliani e Salvatore Giuffré, già commissario dell’Autorithy. I sei dirigenti si sono difesi respingendo le accuse e presentando una serie di documenti che dimostrerebbero la correttezza del loro operato. In particolare, l’Autorità ha anche evidenziato come la struttura fosse molto datata (risale fra il 1969 e il 1975 nell’area demaniale accanto al cantiere Orlando) e quindi avesse comunque bisogno di interventi strutturali. Dopo aver chiesto una proroga sull’indagine, la Corte durante l’estate – conferma l’avvocato Paolo Bassano – ha mandato agli indagati sei lettere nelle quali spiega che l’indagine è archiviata. Non è escluso che l’indagine penale dopo tre anni di silenzi e senza, a quanto pare alcuna persona iscritta nel registro degli indagati, possa andare a fondo, come il portellone crollato lunedì.


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