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Il Tirreno Piombino - Oggi sciopero di due ore in attesa che il Cda decida

 

Sindacati e lavoratori mobilitati mentre a Milano si decide il futuro dell’azienda In ballo due possibilità per evitare il fallimento: concordato o commissariamento
 
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SIDERURGIA»IL DRAMMA LUCCHINI
 
Lavoro, firme per i referendum
 
Prosegue la raccolta di firme promossa dalla Fiom-Cgil a sostegno della campagna referendaria per abrogare l’articolo 8 della legge 148/2011 e sulla riforma Fornero dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori in cui, secondo il sindacato, «si nega al lavoratore il reintegro se ingiustamente licenziato». «Per tre mesi – spiega una nota della Fiom-Cgil – raccolgieremo le firme necessarie per far sì che tali referendum siano validi e possano essere votati dai cittadini». La Fiom provinciale formerà dei comitati di sostegno e raccoglierà le firme sotto le proprie insegne e in autonomia rispetto ad altri sostenitori.
di Valeria Parrini wPIOMBINO Due ore di sciopero dalle 15 alle 17 di oggi e assemblea nell’ex capannone Dup. Lì saranno decise altre iniziative, calibrate sui risultati del consiglio d’amministrazione Lucchini che si riunisce stamani a Milano. Nel primo pomeriggio dovrebbero essere noti i risultati. Il calendario stilato ieri da Rsu, segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm e i lavoratori presenti all’incontro in consiglio di fabbrica, è scandito da questi passaggi. Che quella di oggi sarebbe stata una giornata di mobilitazione, era già stato stabilito da tempo. Sono cambiati i termini, dal momento in cui è saltata la seduta del consiglio comunale sulla siderurgia, convocato inizialmente per oggi. Durante uno sciopero di tre ore, i lavoratori avrebbero manifestato sotto il palazzo di via Ferruccio. L’accavallarsi con il vertice milanese ha fatta slittare la seduta a data da definire. Sulla discussione odierna del Cda dovranno trovare spazio alcuni punti fissati nell’ultima riunione al ministero, dove il governo ha dichiarato la disponibilità ad intervenire direttamente per assicurare la continuità produttiva dello stabilimento. L'azienda dovrà sciogliere il nodo del percorso da imboccare per evitare di portare i libri in tribunale e l’apertura della procedura di fallimento. Le alternative sono due: l'apertura di un concordato o la richiesta di un'amministrazione controllata con un commissario di nomina governativa. Scelta che in entrambi i casi spetta al consiglio di amministrazione. Il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti ha dato dieci giorni di tempo all'azienda per decidere, dal momento in cui non è nelle prerogative del governo, in questo caso, imporsi. Un input, però, l’ha dato affermando di essere pronto a mettersi in moto velocemente. La via su cui sembrano convergere sindacati, amministrazione comunale e lo stesso governo, potrebbe essere il commissariamento. Solo dopo la decisione di oggi, sarà possibile affrontare qualsiasi progetto industriale, sia che consenta il mantenimento dell'area a caldo, sia nel caso in cui l’acciaieria elettrica prenda il posto dell’altoforno. In ogni caso, la palla tornerà nelle mani del ministero. E i lavoratori torneranno a scioperare e a manifestare. Stavolta a Roma. «Dopo una fase di disorientamento legato alle notizie tranquillizzanti contenute nei flash report aziendali, le persone hanno capito perfettamente che il rischio c’è ed è grosso. Lo dice la partecipazione alle iniziative. L’obiettivo, resta il mantenimento dell’attività e dell’occupazione. E da questo non ci allontaniamo», commenta il segretario provinciale Uil, Vincenzo Renda.


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