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Il Tirreno Piombino - domenica - Magona, fissato il vertice al ministero dello Sviluppo

 

Azienda, sindacati e istituzioni locali convocati a Roma il 5 novembre In primo piano i costi dell’azienda per i consumi di energia elettrica
 
Siderurgia
 
INDUSTRIE»LA FABBRICA DIMEZZATA
 
Giovedì dibattito in consiglio
 
Giovedì 25, con inizio alle 9 si svolgerà il consiglio comunale aperto sulla crisi del polo siderurgico piombinese, al quale sono invitati a partecipare i dirigenti della Lucchini, della Magona e della Dalmine e i sindacati. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato tre ore di sciopero alla Lucchini, mentre ancora è da valutare la partecipazione dei lavoratori della Magona. Una manifestazione sarà organizzata sotto il palazzo comunale.
PIOMBINO L’impegno era stato strappato giovedì scorso dai sindacati a margine dell’incontro sulla vicenda Lucchini. Ieri la comunicazione ufficiale. Il ministero dello Sviluppo economico ha convocato per il 5 novembre un nuovo vertice per affrontare il caso Magona, al quale sono stati invitati i dirigenti del Gruppo Arcelor Mittal, i sindacati e le istituzioni locali. Dal 1° ottobre la Magona ha fermato il tandem e il decapaggio, lasciando in marcia solo un reparto di zincatura e uno di felicitarla. I coils già laminati non arrivano più dallo stabilimento di Fos, che ha ancora problemi di costi e di qualità, ma da quello di Gent, in Belgio, che tra tutti gli stabilimenti europei di Arcelor Mittal sembra quello che riesce ad assicurare in minori prezzi di produzione. La conseguenza del nuovo assetto produttivo ha portato alla necessità di tamponare un esubero di 320 persone facendo ricorso ai contratti di solidarietà. In media (salvo casi particolari legati ad esigenze impiantistiche e alle professionalità) lavorano in media 24 ore alla settimana. Non ci sono in questo momento all’orizzonte segnali dal mercato che possano consentire di fare previsioni sulla possibilità di ripartenza degli impianti fermati. Uno dei problemi della Magona è il costo dell’energia, che l’azienda paga 140 euro a Mw/h con un aggravio di 12 milioni all’anno con impianti funzionanti a pieno regime e ora, con due soli reparti in marcia, con una previsione di circa 4 milioni. Questo sarà uno dei temi che si ripresenteranno anche nell’incontro del 5 al ministero, che ha più volte annunciato un decreto per ridurre i costi delle industrie particolarmente energivore. Per il resto la situazione non appare cambiata rispetto a quanto emerso nell’incontro che il 10 settembre il presidente di Arcelor Mittal Sud-ovest, Jean Luc Mourange, ha avuto con i vertici del ministero. «Il Gruppo – sostiene il coordinatore Fiom nella Rsu Magona Claudio Valacchi – ci ha messo in una situazione che non possiamo fronteggiare. Nonostante la crisi del mercato Marcegaglia, Arvedi e Riva riescono a produrre a prezzi più competitivi dei nostri. Il mercato è depresso, ma a quanto pare non per tutti e i nostri competitor stanno in questo momento guadagnando quote di mercato». Secondo il sindacalista far arrivare i rotoli laminati da Gent è solo una manovra per prendere tempo, ma non è risolutiva. «Magona – sostiene Valacchi – è penalizzata dalla impossibilità di agire liberamente sul mercato sia per gli acquisti dei coisl che per le esportazioni. Siamo sigillati in una gabbia e costretti a scegliere la strada delle perdite minori chiudendo il laminatoio e abbassando il salario dei lavoratori». Abbattere i costi dell’energia non è forse tutto, ma questo potrebbe almeno far rivalutare ad Arcelor Mittal la possibilità di riattivare il laminatoio. (g.p.)


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