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Il Tirreno Livorno - sabato - «Lonzi, cumuli troppo alti e così i rifiuti volano via»
Rossi (Arpat) spiega in commissione che dopo una serie di controlli all’azienda sono state segnalate irregolarità alla magistratura. Dibattito sul trasferimento
Grassi non c’è, Giannini (Sel): «Inaccettabile»
In sesta commissione, Lamberto Giannini (Sel) critica il comportamento dell’assessore Mauro Grassi, assente dai banchi della giunta. Il consigliere di Sel perde la pazienza quando Vladimiro Del Corona (Pd) propone la convocazione ufficiale dell’assessore all’urbanistica e all’ambiente, per analizzare il percorso della possibile delocalizzazione della Lonzi Metalli. «È una proposta irricevibile – attacca Giannini – Non possiamo stare dietro alle bizze degli assessori. Grassi è pagato per venire in commissione. Non è giustificabile l’atteggiamento di chi non viene in aula e poi va a parlare delle stesse questioni in altre sedi. Passi il fatto che non voglia assistere alle audizioni dei comitati. Ma qui, oggi, c’è l’Arpat. E lui non c’è. È inammissibile». (g.c.)
di Giorgio Carlini wLIVORNO «Nonostante un sostanziale rispetto delle autorizzazioni, la Lonzi Metalli presenta alcuni elementi di criticità che abbiamo segnalato alle autorità competenti». Lo ha rivelato Stefano Rossi, responsabile del dipartimento Arpat di Livorno. L’azienda che tratta rifiuti urbani speciali è tornata sotto la lente d’ingrandimento della sesta commissione: dopo l’audizione del comitato di via del Limone, ieri è stata la volta dell’Agenzia regionale per la protezione del territorio. «Tra aprile e luglio – spiega Rossi – l’Arpat ha eseguito quattro controlli sulla Lonzi. In occasione dell’ultimo incendio abbiamo fatto verifiche immediate e approfondimenti successivi». Dalle analisi è emerso il rispetto delle prescrizioni, pur con alcune eccezioni. È stato infatti rilevato il mancato rispetto dei limiti di altezza dei cumuli dei rifiuti, ed è stato appurato che, quando il vento supera una certa intensità, parte dei materiali viene trasportata oltre i confini dello stabilimento. Elementi non certo nuovi per i residenti («Volano cartacce e buste di plastica che si mischiano con le nostre coltivazioni» raccontarono gli abitanti in estate). Ma ora c’è la conferma di Arpat, che ha inoltrato le segnalazioni alla Provincia e all’autorità giudiziaria. La Lonzi dovrà mettersi in regola nelle prossime settimane, se è vero che l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), rilasciata dalla Provincia, scade nel 2013, e sono già iniziate le trattative per il rinnovo. Una possibile soluzione è il potenziamento dell’impianto idrico per bagnare i cumuli dei rifiuti, per scongiurare sia il trasporto dei materiali, sia nuovi casi d’incendio. Il rinnovo dell’Aia pone la Lonzi davanti a un bivio. Da un lato potrebbero essere disposti interventi complessi, e quindi costosi, per ovviare agli inconvenienti. La soluzione contrasterebbe, però, con l’ipotesi di delocalizzazione della ditta: di fronte a una spesa ingente per il miglioramento della struttura, sarebbe poi impossibile chiedere alla Lonzi di spostarsi da via del Limone. Sulla delocalizzazione si sono scontrate le forze politiche. «Per noi – spiega Massimo Gulì (Pd) – la soluzione è lo spostamento della Lonzi in breve tempo». Le difficoltà, precisa il capogruppo Pd, nascono dal fatto che è un’azienda privata che opera rispettando le autorizzazioni. «Per questo – prosegue – serve un percorso condiviso. Stiamo lavorando da anni sulla destinazione di Vallin Buio, ma per l’avvio concreto serve unità d’intenti, anche politica». Se Gianfranco Lamberti (Confronto) condivide l’analisi di Gulì, le altre opposizioni sono di diverso avviso. «Da anni siamo fermi al solito punto – tuona Bruno Tamburini (Pdl) – forse è preferibile il male minore dell’intervento costoso, piuttosto che un ulteriore immobilismo». «Prendiamo una strada e andiamo avanti – interviene Lamberto Giannini (Sel) – senza rimanere nel limbo, altrimenti non si fanno né interventi né spostamenti». Secondo Marco Cannito (Città Diversa) «le autorizzazioni, pur legittime, non rispettano le esigenze ambientali e umane del territorio». «L’amministrazione non può barricarsi dietro la scusa delle prescrizioni», gli fa eco Tiziana Bartimmo (FdS). «È un ricatto politico – critica Andrea Romano (Idv) – la maggioranza fa leva sulla mancata unanimità per non agire. Ma per le commissioni non si è cercata unanimità…».
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