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La Nazione Livorno - La Compagnia vende il 25% di Ltm. Subentrano i Lucarelli padre e figlio

 

PORTO UN INTROITO DI DUE MILIONI DI EURO: È LA TERZA CESSIONE IN POCHI MESI

— LIVORNO —
E SIAMO a tre. Dopo la cessione della maggioranza del Terminal Darsena toscana ai genovesi di Gip e la recente cessione della propria quota nel Terminal Calata Orlando (da formalizzare in queste ore), arriva adesso la cessione di un 25% della quota Cilp nel terminal LTM, quello che opera nel settore dei ro/ro ed è stato a centro di un lungo scontro tra la componente privata che fa capo a Fabio Selmi (con il 50% delle quote) e quella in mano alla Cilp (l’altro 50%). La vendita sarà formalizzata nei prossimi giorni ma è già stata sottoscritta nell’accordo con le parti: Cilp riduce la propria partecipazione al 25%, entra Unicoop Servizi con i Lucarelli padre e figlio, mentre la componente privata con Selmi rimane al 50%. La gestione operativa di Renzo Conti, che è stata uno dei motivi di attrito con parte dei dirigenti di Cilp, rimane rinforzata e con prospettive di rilancio. Dalla vendita della quota in LTM la Cilp ricaverebbe circa 2 milioni di euro, ma sulla cifra le fonti sono blindate.
SEMBRA anche che la stesa Cilp avrebbe preferito vendere il 40% della propria quota, invece del solo 25%, ma non ci sarebbe stato accordo con i compratori, che non hanno inteso (o potuto) arrivare ai 4 milioni che la Cilp chiedeva per il 40%. I dettagli dell’operazione saranno chiariti nelle prossime ore. Una cosa è certa: la Cilp, come aveva annunciato il riconfermato presidente Raugei, sta mantenendo il programma di dismissioni di «assets» non strategici: programma che si è al momento incagliato solo per l’autoporto del Faldo, la cui parte immobiliare — quella che sia Cilp che il socio Autotrade (Koelliker) avevano tentato di mettere sul mercato — non sembra appetibile in tempi di forte recessione ndei traffici (e delle vendite) di auto nuove. Ci si interroga adesso su quanto possano essere importanti per la Cilp i pochi milioni di euro ricavati dalle due operazioni recenti, l’uscita dal Tco e la riduzione a metà della quota nell’LTM. Non certo per coprire il deficit che secondo alcune fonti sarebbe ancora intorno ai 16 milioni, malgrado la cura «lacrime e sangue» in corso su retribuzioni e spese di gestione. L’ipotesi più realistica è che con questo pugno di milioni cash (o comunque garantiti come cash) la Cilp stia rinegoziando con le banche le proprie esposizioni, per spostare alcune delle più prossime scadenze — si dice a fine ottobre — almeno alla fine dell’anno. Una boccata d’ossigeno o poco più.
Antonio Fulvi


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