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Il Tirreno Piombino - Sindacati in Parlamento «Salviamo la siderurgia»
Pd, Udc e Idv accolgono l’invito: una mozione comune per chiede al governo di aprire un tavolo sui temi delle bonifiche, delle infrastrutture e dell’energia
LA CRISI»È LOTTA CONTRO IL TEMPO
PIOMBINO I parlamentari del Pd, Idv e Udc presenteranno una mozione in Parlamento per chiedere al governo l’apertura di un tavolo sulla siderurgia. È questo uno dei risultati ottenuti durante l’incontro che i segretari di Fim, Fiom e Uilm (Fabrizio Toninelli, Luciano Gabrielli e Fausto Fagioli) insieme ai coordinatori delle Rsu Lucchini e Magona hanno avuto a Montecitorio con i gruppi parlamentari. Nutrita la delegazione del Pd con il responsabile nazionale delle dipartimento economico Fassina e gli onorevoli Colaninno, Velo, Lulli ed altri. Presente anche il segretario della Federazione Fabiani. Per l’Idv erano presenti l’onorevole Evangelisti e il responsabile della commissione industria per la Toscana Rizzo, mentre l’Udc era rappresentata dall’onorevole Boncini. I sindacati hanno consegnato ai parlamentari una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Monti e ai ministri Fornero e Passera. Oltre al tavolo per la siderurgia, chiedono risposte concrete sui temi delle bonifiche, delle infrastrutture e del costo dell’energia per le industrie energivore (vedi Magona). Ma nel particolare per la Lucchini, soluzioni industriali in grado di garantire la sopravvivenza del secondo polo siderurgico italiano. «La Lucchini rischia in breve tempo il default – sostengono i sindacati – Ma è a rischio tutta la siderurgia a ciclo integrale in Italia (Piombino, Taranto, Trieste) che riteniamo un settore strategico. Governo e parlamento devono intervenire perché il paese non può fare a meno d queste produzioni». «La Magona – sostengono i sindacati nella lettera – ha tutte le potenzialità per stare sul mercato. Arcelor Mittal ha dichiarato di non voler investire in Italia e in Europa e per questo riteniamo necessario un passaggio di proprietà per rilanciare la fabbrica con l’utilizzo di tutti i suoi impianti». Ma il tempo davanti è davvero poco e Fim, Fiom e Uilm si preoccupano anche di come affrontare le difficoltà più immediate con gli ammortizzatori sociali. Per questo hanno chiesto un impegno dei gruppi parlamentari per modificare le normative sui contratti di solidarietà, scorporandoli dalle ore di cassa integrazione previste per le aziende in crisi. «Abbiamo presso l’impegno – spiega Silvia Velo – di presentare una mozione parlamentare che contenga i punti della lettera dei sindacati al governo. Ci deve essere l’impegno di tutti perché non si tratta solo di un’emergenza locale e sociale, ma è in gioco la politica industriale del Paese». Al segretario della Federazione Pd Valerio non sono piaciute invece le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal vicepresidente del Cda Lucchini Carlo Simeone. «Ognuno faccia la sua parte; l’azienda faccia l’azienda, le istituzioni facciano le istituzioni», sostiene Fabiani, ricordano l’impegno straordinario del sindaco Anselmi e il forte sostegno del presidente della Regione Enrico Rossi e della Provincia tesi a sollecitare un intervento più incisivo del governo. «Non c’è più molto tempo– sostiene anche Fabiani – Attendere ancora significherebbe rischiare di legare inevitabilmente il destino della Lucchini, dei lavoratori e delle imprese dell’indotto alla durata dell’altoforno, cioè al 2014, data oltre la quale l’impianto non risponderà più ai requisiti produttivi e di sicurezza se non arriveranno gli investimenti necessari per la salvaguardia di tutta l’area a caldo e un nuovo soggetto industriale . Due anni a cercare di sopravvivere, quando già oggi le ingenti perdite mensili, la bassa produzione e l’alto livello di indebitamento, stanno accelerando l’avvicinarsi del salto nel buio».(g.p.)
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