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Il Tirreno Piombino - Ok ai contratti di solidarietà , ma la fabbrica va ceduta
ASSEMBLEE IN MAGONA
PIOMBINO Bene i contratti di solidarietà come soluzione temporanea, no allo stop del reparto laminazione, sì alla cessione dello stabilimento. Questi gli aspetti chiave discussi nella due giorni di assemblee di fabbrica in Magona tenute dalle segreterie Fim, Fiom, Uilm, e Rsu Magona nell’ambito del nuovo assetto industriale che partirà il 1 ottobre. Il ricorso ai contratti di solidarietà, come sistema di gestione al fine di mantenere tutti i lavoratori in forza a fronte della riduzione produttiva, è una scelta giusta per le organizzazioni sindacali, che sottolineano tuttavia il carattere provvisorio di uno strumento utile in chiave di tenuta occupazionale, ma lontano dall’essere soluzione definitiva. Proprio sui contratti di solidarietà sono emerse nelle assemblee alcune perplessità, dovute alle diverse percentuali di assenza dal lavoro legate alle specifiche professionali e di utilizzo nei vari impianti, tanto che i sindacati si impegnano a «creare, con un progetto di formazione attiva, condiviso con l’azienda e approvato dal Ministero, le condizioni per rendere più equo il sacrificio di tutti i lavoratori». Fim, Fiom, Uilm e Rsu puntano il dito contro un assetto che «non dà garanzie di sviluppo o certezze future. Un assetto privo della laminazione non può avere una prospettiva di competitività e di autonomia produttiva». «Anche un eventuale decreto governativo per abbattere il costo dell’energia – proseguono le organizzazioni sindacali – avrebbe ben poco impatto economico sul gruppo in assenza dell’attività della laminazione, che da sola consuma più del 60% dell’energia dell’intero stabilimento». Secondo il piano aziendale a continuare la produzione sarebbero un solo reparto zincatura e uno di verniciatura, con arrivo dal Belgio di coils già laminati. Di contro i sindacati si oppongono fermamente allo stop di uno dei reparti. «C’è bisogno di investire ora, a partire dalla laminazione, e c’è bisogno di dare massima autonomia commerciale all’azienda locale – affermano i sindacati – affinché, svincolata dalla filiera dell’approvvigionamento esterno, possa comprare a prezzi competitivi sui mercati mondiali». Segreterie e Rsu non ci girano intorno: «Mittal non dà futuro alla Magona». Secondo questa convinzione si raccomanda «il sostegno e l’intervento delle istituzioni locali, regionali, della politica e del Governo, per determinare condizioni esterne a favorire il rilancio del territorio e dello stabilimento». Perché Magona trovi, in tutta la propria interezza, un nuovo acquirente, intenzionato allo sviluppo e all’innovazione su impianti e prodotti. Francesca Lenzi
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