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Il Tirreno Livorno - Una raffineria di olio nel cuore del porto
Progetto di un gruppo indonesiano in attesa del sì definitivo dell’Authority Sorgerà alle spalle della Darsena Toscana fra l’ex Seal e l’area di Paduletta
di Juna Goti e Mauro Zucchelli LIVORNO Sulle banchine e nei palazzi della politica se ne parla almeno da quando l'Authority ha messo sul tavolo la "zonizzazione" del porto: spostare il Terminal Calata Orlando (ovvero i mucchietti di rinfuse che oggi fanno a cazzotti con i turisti che scendono dalle navi del divertimento) sulla sponda est della Darsena Toscana, per fare un po' di ordine tra gli spazi destinati alle crociere e quelli commerciali. Solo che ora dall'albo pretorio dell'Autorità portuale si viene a sapere che le aree e la banchina alla radice della sponda est della Darsena Toscana sono corteggiate da due società che chiedono di farne tutt'altro: un a impresa per la carpenteria industriale e un impianto per la produzione del biodiesel, che successivamente sarebbe affiancato da una raffineria per produrre il carburante trasformando oli vegetali (non lasciarsi ingannare dalle parole “bio” e “vegeta- li”: servirebbe u- na autorizzazione integrata ambientale). Nel primo caso – come si legge nella procedura che porta la firma del dirigente della Port Authority Matteo Paroli – a farsi avanti è stata l’alleanza fra due società, la Base con sede a Livorno e la Tlpr di La Spezia: hanno chiesto una concessione ventennale per l'area ex Seal (circa 20mila metri quadri), per fare attività di impiantistica e carpenteria industriale. Nel secondo caso, invece, a bussare al portone di Palazzo Rosciano è stata la società Masol di Milano, controllata dal gruppo Musim Mas, soldi indonesiani e quartiere generale a Singapore. L'identikit tracciato nelle carte consegnate al presidente Giuliano Gallanti dice che si occupa di produzione, distribuzione e commercio di prodotti e servizi nel campo delle energie rinnovabili. Movimenta grassi speciali, prodotti chimici e petroliferi, olio di palma (soprattutto) e biodiesel. Il braccio italiano della holding è nato solo pochi mesi fa, ad aprile, e oggi non ha dipendenti. «Ma la società – si legge nella richiesta di concessione – ha già programmato l'assunzione di un adeguato organico di lavoratori dipendenti in vista del futuro progetto industriale di Livorno». Cosa chiede e cosa dice di offrire Masol? Chiede la concessione trentennale degli oltre 20mila metri quadri della sponda est destinati al "multipurpose" (ex Seal). A questi si aggiungono almeno 25mila metri quadri di terreni confinanti, con un riferimento esplicito al complesso di Paduletta, che per inciso è il tesoretto di Spil, la società controllata dal Comune. Il progetto presentato per ora all'Autorità portuale parla della «creazione iniziale di un impianto di produzione di biodiesel, di capacità pari a 198mila tonnellate all'anno e di un connesso parco serbatoi, per una capacità complessiva di 600mila tonnellate annue». Nonché di un «futuro e più articolato piano globale, teso alla realizzazione di un complesso industriale integrato per la lavorazione degli oli vegetali, comprendente una raffineria a olio di palma». Ovvero un impianto che dopo il carico degli oli direttamente a banchina li trasformerebbe in carburante e non solo (si fa riferimento anche a un utilizzo in ambito alimentare e farmaceutico). «Il gruppo Musim Mas – si legge nelle carte pubblicate sull'albo pretorio – movimenta già in Italia una quantità di circa 600mila tonnellate di prodotti (sia materie prime che biodiesel), appoggiandosi a strutture di stoccaggio in altri porti: dopo la realizzazione del progetto, lo stoccaggio e la movimentazione saranno esclusivamente localizzati nel porto di Livorno». La società dice di essere pronta a investire tra i 50 e i 55 milioni di euro e di voler realizzare il parco serbatoi «possibilmente entro il 2014». Ipotizza l'impiego di 180-200 unità durante il periodo di realizzazione dell'impianto del biodiesel, dove poi resterebbero a lavorare 30-40 operatori. Parla anche di un indotto di 80-100 persone tra servizi di consulenza legale, manutenzione, trasporti, deposito e logistica. Infine, nella richiesta di concessione, il gruppo scrive che con la centralizzazione delle attività a Livorno e una movimentazione di 600mila tonnellate di prodotti derivanti dalla palma, sarebbe prevista l’assunzione 10-15 dipendenti diretti, più 120-150 indiretti fra magazzino, manutenzione, trasporto e amministrazione. Il progetto rimasto fuori dalla pianificazione discussa fino a oggi, sarà oggetto del prossimo comitato portuale. L’avviso pubblicato dall’Authority prevede la possibilità di fare opposizione entro il 24 settembre. E a quanto risulta sia il Tco che la Compagnia, così come il Pd, sono sul piede di guerra.
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