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Il Tirreno - Capoluoghi, non si tratta: favorite Livorno e Grosseto

 

Nuove Province: il ministro conferma a Rossi che i requisiti non saranno toccati Si va verso le tre aree vaste più Arezzo ma resta l’incognita città metropolitana
 
E la Maremma all’unanimità sceglie Siena
 
 
Grosseto con Siena (ma senza Arezzo) e, ovviamente, capoluogo della nuova provincia della Toscana del Sud. Questa la posizione emersa dal consiglio provinciale grosseteno su cui sono d’accordo sia maggioranza che opposizione. «Credo che per un senso di organicità sia opportuna la formazione di un ente che si estenda da Piombino a Siena – dice Alessandro De Carolis Ginanneschi, capogruppo dell’opposizione –, sia per le caratteristiche del territorio che per la condivisione degli interessi economici. Non vedo, ad esempio, cosa ci sia da spartire con la Provincia di Arezzo». Una posizione raccolta anche da Massimo Alessandri, capogruppo della maggioranza: «Al rapporto storico con Siena si unirebbero le esigenze della costa, zona in cui vive gran parte della popolazione».
di Mario Lancisi wFIRENZE Sul riordino delle Province il governo ribadisce che i criteri della legge non si cambiano. Si possono avanzare anche proposte di accorpamento diverse da quelle delineate dal governo, ma sui numeri non c’è possibilità di deroga. Questo è quanto emerso dalla riunione romana tra il ministro Filippo Patroni Griffi e la Conferenza delle regioni, alla quale ha partecipato anche il presidente Enrico Rossi. «Non mi sembra ci sia grande disponibilità a derogare dai criteri fissati. C’è apprezzamento per la proposta delle aree vaste, anche se c’è da risolvere il nodo di Firenze città metropolitana. Sulla provincia di Arezzo, alla quale mancherebbe una manciata di abitanti per restare autonoma, il governo sta facendo le opportune verifiche», spiega Rossi. E la spinosa questione dei capoluoghi? La domanda irrita il Governatore. La sua proposta di istituire come capoluoghi Pisa, Siena e Firenze ha suscitato così tante polemiche che Rossi vuole restarne fuori. Si limita a dire che per il governo vale la legge, a meno che non ci siano accordi specifici tra le province. In breve: se Livorno e Pisa, ad esempio, non si accordano il capoluogo spetta alla città labronica. Così come spetta a Grosseto nell’ipotesi di una fusione con Sienai Il resoconto che Rossi ha fatto delle posizioni del governo combacia con quello del sindaco di Pisa Marco Filippeschi che, in qualità di presidente del Cal, il consiglio delle autonomie locali, ha incontrato mercoledì il ministro Patroni Griffi. E anche Filippeschi si è sentito dire che il governo non è disposto a derogare dai paletti fissati dalla legge: «Il ministro mi ha spiegato che il governo è disponibile a discutere una proposta conforme alla legge. In linea di principio si possono avanzare anche proposte che cambino i criteri. Purché alla fine il numero delle province non aumenti», riferisce il sindaco pisano. Per il governo il riordino delle province deve concludersi entro la fine dell’anno. E al termine le province devono essere in Italia cinquanta. Tutte le proposte che tenderanno ad aumentare questo limite in maniera sensibile verranno respinte. Pare di capire che in Toscana il tetto invalicabile è quello delle quattro province. I margini di manovra riguardano la composizione dei nuovi enti. Anche il governo sembra abbia riconosciuto che la provincia di Prato, Lucca, Pistoia e Massa Carrara è improponibile. L’idea delle tre aree vaste piace. Però resta il nodo «non facile», come ammette Rossi, di Firenze. Se è città metropolitana non può essere anche provincia. D’altra parte Prato e Pistoia da sole non hanno i numeri per essere provincia. Il vertice romano è stato preceduto a Firenze da quello del Pd regionale con sindaci, segretari di federazione e presidenti di province. Come riferisce il lucchese Stefano Baccelli si sono riproposte le due posizioni in campo. Quella regionale delle tre aree vaste e quella dell’Upi delle cinque province. Da segnalare che il presidente della provincia di Firenze Andrea Barducci si è schierato con la proposta di Rossi. «Sono d’accordo con il presidente della Regione: in Toscana occorre rilanciare l’idea delle tre aree vaste. L’idea di un’area vasta che comprenda i territori delle province di Firenze, Prato e Pistoia è una proposta che sostengo fin dalla stesura del mio programma elettorale». E così il fronte delle province non è più compatto.


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