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Il Tirreno Elba - lunedì - Alluvione all'Elba Promessi milioni, non arriva un euro

 

Una vittima dell’inondazione a Marina di Campo accusa «Abbiamo perso quasi tutto e nessuno ci ha aiutato»
 
di Luca Centini MARINA DI CAMPO «Il pavimento sradicato, i mobili distrutti. Non c’era più niente da salvare. Solo fango e rifiuti». Quelle immagini sono rimaste scolpite negli occhi di Paolo Calisi. In poche ore la sua casa in via del Vapelo, proprio nel centro di Marina di Campo, è stata invasa da un’ondata improvvisa di acqua e fango. E quello che c’era dentro travolto come in una centrifuga che ha mischiato mobili, cianfrusaglie e ricordi, trasformando tutto in una massa indistinta di rifiuti. Sono passati più di dieci mesi da allora, da quando l’alluvione del 7 novembre ha messo in ginocchio Marina di Campo. Il paese ha rialzato la testa, si è riorganizzato per affrontare la stagione turistica. Gli abitanti hanno ripulito le case dal fango, spendendo soldi e ottenendo prestiti per ricomprare quanto avevano perso. Ma, ad oggi, nessuno ha visto ancora un centesimo dei soldi che il governo ha promesso di destinare all’Elba. Da Roma, come stabilito dall’ordinanza di protezione civile nazionale inviata al commissario straordinario Enrico Rossi, arriveranno tre milioni di euro di risarcimento per i privati. Solo una minima parte rispetto al danno subito dai cittadini, mai quantificato con precisione. Ma ormai l’attesa si è trasformata in rabbia per le 105 famiglie sfollate per mesi dopo l’alluvione, le altre centinaia di residenti e le 300 imprese danneggiate. Paolo Calisi è una di queste persone. «L’alluvione ha raso al suolo la mia casa – racconta – quando arrivò l’ondata io, mio moglie e i miei due figli ci rifugiammo al piano di sopra. Tornai giù ma non trovai niente di quello che avevo lasciato. Le uniche cose che sono riuscito a salvare sono tre seggiole, che galleggiavano sopra il divano, e la televisione che avevo attaccato al muro. Ho buttato tutto il resto». Oltre alla casa Calisi ha perso due auto (una Opel Antara e una Panda). Un altro piccolo appartamento che dava in affitto è stato danneggiato seriamente. «Il danno totale? Poco meno di 100mila euro – racconta Paolo – fino al 25 marzo siamo rimasti fuori casa, ospitati al piano di sopra da mia madre. Ho speso i risparmi di una vita di lavoro per sistemare la casa. Diecimila euro mi sono servite per rimettere in piedi le porte e l’armadio a muro distrutto, altre 20mila per ricomprare la cucina e i mobili. Ho rifatto il pavimento, così come l’impianto elettrico e idraulico». In tanti, a Marina di Campo, si sono trovati nelle condizioni di dover chiedere prestiti in banca per ripartire. Paolo Calisi, che da anni gestisce un ristorante in paese, ha fatto tutto da solo. «Lavoro da 50 anni – spiega – avevo dei soldi da parte. Piuttosto che mettermi in mano alle banche ho deciso di ricostruire quanto avevo perso in modo graduale. Ma non tutti hanno avuto la mia possibilità di scelta». E dopo mesi ad attendere i risarcimenti, le speranze vanno affievolendosi. «Poco dopo il disastro ho dovuto pagare 6mila euro di Iva, poi è arrivata persino la beffa della tassa sui fossi – racconta – non volevo pagarla, ma alla fine l’ho fatto. Avevamo chiesto un’esenzione sull’Imu: niente. Ormai è chiaro, l’Elba non riceverà niente, forse solo un’elemosina per far vedere che qualcosa è stato fatto. Spero di sbagliarmi, ma non mi faccio più illusioni».


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