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Il Tirreno Livorno - sabato - Dimezzano le ditte che assumono
Eppure una azienda su 6 cerca personale (ma nel rimpiazzo dei pensionati perderemo 600 posti)
LA CRISI FRA GUAI E SORPRESE»IL RAPPORTO EXCELSIOR
di Mauro Zucchelli LIVORNO La crisi tira il freno delle assunzioni: di colpo resta pressoché dimezzata la quota di imprese che dicono di averne messo in preventivo almeno una. Mai così bassa la percentuale negli ultimi dieci anni, mai così brusca la battuta d’arresto: soprattutto perché viene dopo che nel 2011 tre aziende su dieci avevano dichiarato di pensare di assumere, intravedendo uno spiraglio di ripresina (e avendo alle spalle lo choc per l’allungarsi dell’ombra lunga dei guai dell’economia nell’anno precedente). Ma questa pessima notizia ne ha in pancia qualcuna buona (che, a sua volta, in un gioco di specchi, contiene qualche elemento negativo). Dov’è la notizia buona? Nel fatto che, perfino in mezzo al Grande Freddo di questa crisi ammazza-speranze, quest’anno una impresa su sei non chiude la porta all’ingresso di nuovo personale: in forme più sbriciolate e precarie del solito, spesso neanche sufficienti a rimpiazzare i pensionamenti, con contratti bislacchi e diritti sotto zero. Ma dice che assume. Il report. Si potrebbe iniziare da qui per raccontare quel che sta scritto nell’indagine 2012 di Excelsior, il report annuale di Unioncamere e ministero del lavoro che la Provincia e la Camera di commercio elaborano anche a livello locale in tandem con l’équipe di Clas (sulla base di interviste a 850 aziende compiute a cavallo fra gennaio e febbraio). Stiamo parlando di 7.400 assunzioni – anzi, di “intenzioni di assunzione” – ma solo per una su tre si annuncia un contratto a tempo indeterminato. Beninteso, le 4.830 assunzioni stagionali, più di metà delle quali programmate per la primavera, non significano 4.830 persone: chi fa due o tre contratti a termine viene contato ogni volta che inizia un nuovo lavoro precario. Mezzo vuoto, mezzo pieno. È un bicchiere un po’ vuoto: nel frattempo lasciano il lavoro (spesso per pensionamento) in quasi 8mila, dunque si perdono 600 posti di lavoro. Ma è anche un po’ pieno: le possibilità di trovare lavoro si rattrappiscono sì e tuttavia non sono completamente azzerate. Sia chiaro, però, che il futuro non sta nel sogno di un posto nel pubblico impiego. Più che dimezzata la percentuale di assunzioni che arrivano dalla pubblica amministrazione: basta tornare indietro di tre anni per vederla arrivare al 13,2%, lo scorso anno ha superato a malapena il 6%. E la parte del leone l’ha fatta la sanità: solo uno su 150 ha trovato sbocco negli enti locali, uno su 60 nella scuola e uno su 75 in enti di tipo ministeriale. E non è tutto: possono sperarci praticamente solo i laureati. Record di apprendisti. È una realtà double face che ritroviamo anche nel rapporto con le altre province della Toscana: da un lato, siamo fra gli ultimi, anche se non in maglia nera, per quanto riguarda le assunzioni stabili; dall’altro,in nessun’altra zona della nostra regione si conta una tal disponibilità a assumere. Di più: solo Prato e Pisa ci sorpassano per assunzioni di giovani sotto i 29 anni. Con un balzo in avanti per quanto riguarda gli apprendisti (che dal 7,3% del 2011 ora superano il 12%): nell’industria è preventivata una crescita dall’11% al 15,7%, nelle costruzioni un boom che da quasi niente schizza al 28%, nel commercio vola da meno del 6% a più del 21%. Quanto basta, cioè, per immaginare che forse non ce n’è abbastanza ma un po’ di lavoro c’è: solo che, alla resa dei conti, è sempre più destrutturato in lavoricchi precari. Basti dire che i lavori stagionali – soprattutto per via dell’identikit turistico della nostra provincia – sono più del doppio dello standard nazionale. Immigrati: boom. Quella lucina che intuiamo nel buio è finalmente la fine del tunnel o, al contrario, come sussurra Marchionne, solo il treno che ci spiaccicherà? Non lo sappiamo, vale però la pena di ricordare che intanto però lo studio statistico dello staff di Clas indica che: 1) il 40% delle assunzioni sarà relativa a giovani under 29 (quasi dieci punti più dell’anno precedente); 2) quasi una su tre riguarderà donne (poco meno del triplo del 2011, sei punti più della media regionale e undici in più rispetto allo standard nazionale); 3) si impenna la disponibilità ad aprire le porte a immigrati (quadruplica rispetto al 2011 quando, altrettanto all’improvviso, era precipitata al 5%). Cambiano – forse un po’ inaspettatamente – anche altri tasselli di questo puzzle. Più laureati. L’attenzione ai laureati, ad esempio: nel decennio scorso, gli imprenditori cercavano personale con la laurea in non più di 4-5 casi su cento. Adesso sono il doppio (9,6%): ma siamo lontani dallo standard sia nazionale (17,4%) sia regionale (12,8%, toccato anche da Livorno due anni fa). Aumenta anche il peso delle figure ad alta professionalità: ora è un segmento che vale il 4% delle assunzioni in preventivo, il doppio del 2011 e il quadruplo di tre anni fa. Un bel salto, però avendo davanti agli occhi che resta ancora lontana anni luce non la California ma anche solo il resto della Toscana (7,2%) o d’Italia (8%). Anche senza esperienza. Sul versante opposto, cresce anche la disponibilità a non mettere l’esperienza come requisito chiave: fra le imprese che assumono, più della metà (52%) si dice pronta ad aprire le porte anche a giovani al primo impatto con il mondo del lavoro. È il doppio di quanto (27%) avveniva dodici mesi prima. È quasi sparita anche la difficoltà di reperire quello specifico profilo professionale al quale si punta: qualche anno fa, per alcune tipologie si arrivava a livello record (anche sopra il 50%). È una difficoltà scesa in picchiata: non altrove ma qui sì. Riguardava il 25% delle assunzioni appena tre anni fa, adesso non più di una su sette. Tutte queste facce, talvolta in apparenza contraddittorie, hanno a che fare con un fatto molto semplice: sul mercato del lavoro ormai si affollano tante di quelle braccia, tanti di quei cervelli, tante di quelle abilità che si può trovare forse non tutto ma certo un po’ di tutto.
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