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Il Tirreno Livorno - Tornano venti di guerra sulle banchine
Autostrade del mare: gli armatori chiedono mano libera per far da sé, altolà dai sindacati
LIVORNO Le “autostrade del mare” sono il traffico numero uno del porto: l’unico che negli ultimi dieci anni ha garantito sviluppo, più ancora dei container. Proprio per questo nel nostro porto potrebbe avere conseguenze ancor più forti che altrove lo scossone che l’imprenditoria privata del fronte armatoriale (Caronte Cartour, Tirrenia-Cin, Corsica Ferries, Grandi Navi Veloci Snav, Grimaldi Lines, Moby, Tomasos Tttlines) ha dato in questi giorni chiedendo in pratica una liberalizzazione che dia loro mano libera per poter operare in “autoproduzione”, cioè compiere da soli – con il proprio personale di bordo anziché con personale portuale – le operazioni di pilotaggio e la sistemazione del carico nelle stive. Altolà non solo ai portuali: anche ai piloti, ai rimorchiatori, agli ormeggiatori, a servizi come raccolta rifiuti, fornitura acqua e sicurezza. Tutta colpa di protezionismi c he fanno lievitare i costi, ormai troppo alti. E se all’inizio gli armatori hanno provato a uscirne premendo sull’acceleratore di strategie tariffarie concorrenziali per mettere al tappeto i rivali, alla fine si sono ritrovati con i bilanci zoppicanti e meno passeggeri. I sindacati respingono al mittente l’attacco. La segreteria della Filt Cgil livornese insiste soprattutto su due elementi: 1) nella lettera degli armatori si tace su «agevolazioni che appaiono superiori ai benefici che deriverebbero da qualsiasi altra liberalizzazione»; 2) tutto questo personale extra e inoperoso che potrebbe dedicarsi alle operazioni finora affidate ai portuali, ma dov’è? Lo si sottolinea mettendo nero su bianco i dati delle tabelle di armamento. L’ultimo contrattacco arriva dall’Ancip, l’organizzazione delle Compagnie portuali: sulle banchine esiste una «flessibilità in contesto regolamentato». «Anche gli armatori – si afferma – possono ottenere le autorizzazioni a operare come impresa portuale, ovviamente nel rispetto delle regole comuni agli altri terminalisti al fine di evitare concorrenze improprie». L’Ancip mette in rilievo che «nei porti italiani i parametri di produttività dei lavoratori sono superiori a quelli dei lavoratori del Nord Europa mentre le tariffe portuali in Italia sono fra le più basse, anche nello specifico settore delle autostrade del mare». E aggiunge: «La concorrenza non né un totem né un tabù a condizione che venga svolta sulla base di regole condivise»: il problema, insomma, non è l’eliminazione di “lacci e lacciuoli”: «sono spariti da oltre vent’anni eppure la crescita del Paese era debole prima della crisi e lo è ancor di più adesso.
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