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La Nazione Piombino - Da oggi Magona si ferma per un mese

 

PIOMBINO IL REPARTO LAMINAZIONE RIPRENDERà L’ATTIVITà IL PROSSIMO 22 AGOSTO
Ma la colpa non è solo della crisi...


— PIOMBINO —
OGGI SI FERMANO gli impianti Magona e la produzione nella fabbrica Arcelor-Mittal riprenderà a ritmo ridotto (il 50% della capacità) dal primo settembre. Solo il reparto di laminazione partirà prima, il 22 agosto per preparare il materiale da destinare a zincatura e verniciatura. Ciò significa che sui 570 dipendenti solo 220-250 torneranno a lavoro. Si farà ovviamente ricorso agli ammortizzatori sociali, alla cassa integrazione e alle ferie, oltre ai contratti di solidarietà. Ma per quale motivo uno stabilimento avanzato dal punto di vista tecnologico con linee di produzione quasi nuove come la zincatura 5 e altri impianti recentemente riqualificati (il laminatoio rifatto completamente dopo l’incendio del 2005), si trova costretto a dimezzare la propria produzione?
IL MERCATO dei laminati piani non brilla, ma non ha certo un calo del 50%. E’ vero che Magona produce soprattutto per il settore edilizio e costruzione di capannoni industriali e commerciali che in questo momento è in crisi. Ed è anche vero che tutta la filiera degli elettrodomestici — dalle lavatrici ai frigoriferi (l’involucro metallico di questi oggetti è realizzato spesso con lamiera verniciata made in Piombino) — sta segnando il passo, ma il calo nelle vendite non è certo tale da giustificare il dimezzamento del lavoro. E allora perché Magona, che può vantare una tradizione di oltre un secolo in Italia e un marchio forte in Europa come Arcelor-Mittal, risente della crisi in maniera maggiore?
I MOTIVI sono diversi. Ma in sintesi sono riconducibili a due fattori. Il primo è il costo dell’energia. In Italia l’elettricità si paga un 20-30% in più che in Francia o altri Paesi europei. Quindi se una multinazionale deve ridurre la produzione, la ridurrà di più nelle fabbriche dove i costi sono maggiori. Il secondo motivo è quello dei prezzi. Il mercato italiano è storicamente abituato a prezzi e condizioni di pagamento che una multinazionale come Arcelor-Mittal si può permettere di non seguire in quanto ragiona su scala mondiale. Perdere una piccola quota di mercato in Italia non è un dramma per una società che opera in tutto il Mondo, mentre per la fabbrica italiana le conseguenze sono pesanti.
SOLUZIONI? Si può sperare in una ripresa del mercato, oppure, bisogna agire da un lato sulla riduzione dei costi energetici (qualche incentivo per lo sviluppo e il lavoro ci dovrà pur essere per uscire dalla crisi) e dall’altro fare pressione a livello europeo su Arcelor-Mittal, un’azienda che comunque fino ad ora, ha sempre gestito la crisi e la riduzione di produzione senza parlare di licenziamenti.


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