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Il Tirreno Livorno - De Tomaso, s'indaga anche in Toscana
La rete si allarga: a Torino spuntano altri tre indagati. Le due inchieste sull’uso dei soldi pubblici sono collegate
di Federico Lazzotti LIVORNO Spuntano altri tre indagati, e così fanno sei, tra i quali un misterioso complice a cui gli investigatori di Torino stanno dando la caccia da giorni. E viene confermata, a fianco di quella piemontese, un’indagine parallela ed «esplorativa» aperta mesi fa dalla Procura di Livorno sui soldi che la De Tomaso automobili spa ha ricevuto in Toscana tra il 2010 e il 2011. La cifra complessiva sfiorerebbe il milione e mezzo di euro: circa 900mila euro stanziati dalla Regione per i corsi di formazione iniziati e subito conclusi e i 460 mila, che Spil, società del Comune di Livorno, ha girato alla società attraverso un prestito obbligazionario garantito da Fidi Toscana. A questa costola di accertamenti, nei giorni scorsi si è sommata anche quella che riguarda il fallimento della società, decretato il 5 luglio, e a cui è legata una presunta e tutta da dimostrare bancarotta fraudolenta. È una rete che si allarga tra il Po e l'Arno l'inchiesta sulla maxi truffa ai danni dello Stato, e non solo, che sarebbe stata messa in atto dall'azienda automobilistica fantasma, da alcuni suoi stretti collaboratori e da «abili falsari» che la settimana scorsa ha portato all'arresto dell'ingegnere Gianmario Rossignolo, 82 anni, ai domiciliari nella sua villa di Vignale Monferrato, di Claudio Degrate, 57, il manager livornese scarcerato dopo l'interrogatorio di garanzia e di Christian Limonta, 33, ancora nel carcere piemontese delle Vallette. Quest’ultimo è considerato l'autore materiale della falsa polizza della Confidi Mutual Credito controfirmata da un notaio «a garanzia dell’anticipo del finanziamento europeo di 7.681.700 di euro che il ministero ha versato alla società il 3 agosto di un anno fa» e poi finito – scrive il giudice – nelle tasche di intermediari e dirigenti. Per questo sono stati indagati anche il figlio dell’ex numero uno anche di Telecom, Gianluca Rossignolo che sarà ascoltato dai pm torinesi in settimana e Massimiliano Alesi, entrambi al vertice della società e ai quali sarebbero state versate cifre pari a 350mila euro. Più complessa la posizione di mister X. «Ci siamo rivolti a lui – ha detto lo stesso Degrate durante l’interrogatorio – per avere la polizza che reputavamo autentica». Se l’inchiesta torinese sembra andare spedita, quella livornese che riguarda i presunti illeciti della De Tomaso è ancora contro ignoti e rischia di essere rallentata da alcuni problemi burocratici, primo fra tutti la partenza del pubblico mistero titolare, Paola Rizza, trasferita nelle settimane scorse. «Le due inchieste – confermano gli inquirenti – sono collegate anche se stanno curando aspetti diversi. A Livorno ci stiamo concentrando maggiormente sull’ambito toscano». Come sono stati usati i soldi pubblici versati nelle casse della De Tomaso? È questa la domanda attorno alla quale i finanzieri stanno lavorando. E per questo c’è una data cerchiata di rosso nell’agenda degli inquirenti: è il 16 maggio 2011, giorno in cui venne sottoscritta la convenzione tra il ministero del Lavoro e la Regione Toscana per la previsione di una prima rata (899.387,20 euro) dei 2,2 milioni da versare alla De Tomaso per i corsi di formazione per i quali avrebbero ricevuto complessivamente dalle Ue 19 milioni di euro, circa 1900 euro ad operaio. Dall’ordinanza di custodia cautelare viene fuori però che appena un mese dopo la firma la società a bilancio aveva un passivo «colossale» di oltre 23 milioni di euro. «I corsi – facevano sapere dall’assessorato alle attività produttive della Toscana – dureranno tre anni e la Regione si è impegnata a verificarne il corretto svolgimento, alla valutazione e al rilascio della certificazione finale delle competenze acquisite». Lo stesso assessore alle attività produttive Gianfranco Simoncini ricordava «ancora una volta il ruolo della Regione nel dare soluzione alla difficile vertenza e come la Regione, in attesa che si sbloccasse la situazione a Bruxelles, avesse messo a disposizione dell'azienda, tramite un bando regionale, un contributo che ha consentito di dare avvio alla prima fase della formazione». Tutta materia di indagine da parte della Finanza. Intanto proprio gli assessori al Lavoro della Regione Piemonte e Toscana, Claudia Porchietto e Gianfranco Simoncini hanno chiesto la convocazione di un tavolo ministeriale urgente sulla questione De Tomaso per la prossima settimana: al centro il futuro dei lavoratori.
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