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Il Tirreno-L'Agelp non chiuda noi qui 24 ore su 24 a presidiare la sede.

 

A rischio il lavoro di 64 addetti. Nella notte arriva il sindaco Gli operai in lotta: «Ora venga il presidente dell’Authority»
 
LA PARTICOLARITà
 
Non è una società come le altre
 
 
 
 
Non esiste un posto di lavoro che “valga” più di un altro: sono tutti importanti. Ma l’Agelp è un caso molto particolare perché non è una società come tutte le altre all’interno del porto: è l’Authority a regolamentare la vasta gamma dei suoi aspetti, a dare disco verde alle tariffe e alle normative in base alle quali compiere il proprio lavoro. È l’unica realtà che a Livorno ha l’autorizzazione dell’istituzione portuale di Palazzo Rosciano per operare in base all’articolo 17, cioè come fornitore di “braccia” alle imprese che devono far fronte ai picchi di lavoro e hanno bisogno di manodopera da utilizzare provvisoriamente (ma dentro un quadro di regole e tutele). L’Agelp imputa la propria crisi al fatto che numerose imprese dribblano l’obbligo di chiamare i lavoratori Agelp in caso di surplus di lavoro: non è affatto raro - è stato sottolineato sia dai sindacati che dagli stessi addetti - che gli operatori utilizzino in modo improprio imprese che solo formalmente forniscono servizi e in realtà si limitano a fornire personale.
di Mauro Zucchelli wLIVORNO «Non ci stiamo a veder crepare il nostro posto di lavoro senza lottare: dopo esser stati a fare presidi pacifici agli ingressi del porto, di fronte al Comune e a più riprese davanti all’Authority, abbiamo deciso che il primo presidio da fare è qui, nella sede della nostra società». Patrizio Sabatini è uno dei 64 lavoratori dell’Agelp che sentono volteggiare sulla testa una mannaia che non promette niente di buono: un giorno dopo l’altro, dalle imprese socie di Agelp saltano fuori segnali che, sempre più spesso e in modo sempre più esplicito, annunciano la messa in liquidazione della società. Da venerdì pomeriggio, con una mobilitazione nata sull’onda della rabbia e della disperazione a colpi di sms, si sono riuniti in assemblea permanente nel quartier generale al sesto piano del civico 2 di via Donegani, appena fuori dal varco Valessini. «Sgombriamo il campo da equivoci e strumentalizzazioni, – precisa Edoardo Del Nudo a nome del sindacato aziendale – questa non è una occupazione perché i turni richiesti vengono effettuati e gli amministrativi possono fare il loro lavoro. Ma se pensano di cancellarci con un tratto di penna si sbagliano di grosso, vogliamo far sentire tutta la nostra voce». La notte, poco dopo l’una, è arrivato a sorpresa il sindaco Alessandro Cosimi per parlare con i lavoratori. «Ma ora – aggiunge Andrea Ghilarducci – chiediamo che sia l’Authority a rompere gli indugi e scendere in campo, chiediamo che il presidente Gallanti venga qui fra noi operai Agelp a dirci cosa intende fare». Poi rincara la dose: «Non ci stiamo a fare la Pomigliano dei porti, non vogliamo essere l’apripista di soluzioni che siano solo uno smantellamento di diritti». Dai contatti con il presidente di Agelp Federico Barbera è emersa la possibilità che, anziché la messa in liquidazione, l’Agelp sia tenuta in vita sì ma attraverso l’affitto del ramo d’impresa. Nella saletta della sede aziendale anche ieri mattina la tensione si avvertiva palpabile: cova sotto la cenere il timore di ritrovarsi non più con un posto di lavoro effettivo ma con qualcosa di sbriciolato, pezzettini di lavoro un po’ qua e un po’ là. «Siamo lavoratori che portano a casa una busta paga mensile di 1.200 euro, mica nababbi», dicono in coro. «C’è anche un problema di dignità», afferma Simone Angella, sindacalista Filt Cgil: «Non è una via d’uscita immaginare un futuro con salari da 600-700 euro al mese. E l’Authority non può chiamarsi fuori da una realtà di cui ha di fatto in mano le leve di governo». È la patata bollente numero uno di quest’estate caldissima sulle banchine: ovvio che la firma del “patto per il lavoro” in agenda per il 9 luglio fra istituzioni, imprese e sindacati non possa prescindere dal caso Agelp, ormai una polveriera sociale. «È una situazione preoccupante», avverte Dario Menichelli, dirigente Fit Cisl: «L’esistenza di un fornitore di manodopera (articolo 17) è fondamentale, se passasse l’idea di cancellarlo sarebbe una sconfitta che farebbe di Livorno un caso nazionale». Non esiste una soluzione – tengono a sottolineare i lavoratori – che non faccia i conti con il fatto che la richiesta di turni è scesa in picchiata: con otto turni al mese non si va da nessuna parte eppure quest’agenzia è l’unico soggetto autorizzato a fornire manodopera in porto. Se sparisse, si finirebbe nel paradosso: vorrebbe dire che in linea di principio non esistono picchi di lavoro più intenso. Bisognerebbe credere agli Ufo, insomma. Quel che accade in concreto lo raccontavano ieri poco prima di mezzogiorno i sindacalisti Agelp: «Meno di sette ore fa, a bordo di un traghetto siamo stati costretti a chiamare la polizia per denunciare un tentativo di autoproduzione a bordo. Un caso raro? Tutt’altro: è un continuo stillicidio, c’è il costante tentativo di slabbrare le regole, sgomitando un po’ oggi e un po’ domani per conquistare una situazione di fatto che tagli fuori il nostro ruolo. Ecco cosa intendiamo quando ripetiamo che si cerca di far saltare le regole».


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