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La Nazione Livorno - Mrtedì - Assindustria, Ricci nuovo presidente

 

ECONOMIA CAMBIO DELLA GUARDIA, GEMIGNANI HA LASCIATO DOPO 4 ANNI
Desolante assenza delle istituzioni
di ANTONIO FULVI


— LIVORNO —
CAMBIA il vertice all’Associazione Industriali Livorno, il braccio locale di Confindustria. Dall’assemblea di ieri in Camera di Commercio è uscito Andrea Gemignani, dopo 4 anni di mandato presidenziale non certo folgorante anche per la crisi, ed è entrato al suo posto Alberto Ricci, già vicepresidente e titolare di imprese nel comparto costruzioni che occupano circa 30 dipendenti.
UNA SUCCESSIONE senza scosse, in un’atmosfera per le imprese tutt’altro che brillante, tra rabbia, rassegnazione e vana ricerca di ricette miracolose. E con qualche assenza clamorosa anche nella successiva parte pubblica: nessun rappresentante del Comune, nessuno della Provincia, il solo assessore ai trasporti Ceccobao per la Regione, e una tavola rotonda rinforzata all’ultimo tuffo con l’ormai ex presidente dell’Interporto di Guasticce Marco Susini.
CONTRADDITTORIE, le assenze istituzionali, per un programma che, a sentire il nuovo presidente Ricci, doveva segnare l’avvio di «un dialogo con tutti, allargato alle istituzioni, ai sindacati, a tutte le componenti esterne della nostra economia e della rappresentatività pubblica». L’assemblea pubblica, dopo il saluto istituzionale del presidente della Camera di Commercio Roberto Nardi (che ha citato malignamente la celebre frase di Enaudi sulle imprese che lavorano, producono, s’ingegnano e crescono malgrado i poteri pubblici facciano tutto per metter loro bastoni tra le ruote con tasse e burocrazia) si è sviluppata nella relazione di fine mandato di Gemignani e quindi nella tavola rotonda tra Mirella Bologna (Trenitalia) Giuliano Gallanti (Port Authority) Gina Giani (aeroporto Galilei) Luciano Guerrieri (Port Authority di Piombino) e Marco Susini (interporto Vespucci).
I TEMI emersi sono quelli che da mesi — se non da anni — si susseguono sulle cronache: con tante diagnosi dei mali dell’economia imprenditoriale locale (compreso il prelievo fiscale che ormai supera il 68,6%, un record mondiale aggravato dalla burocrazia altrettanto vessatoria) ma nessuna o quasi indicazione di terapie, se non le solite foprmule del lavorare tutti insieme, del fare squadra, del superare il brutale blocco del credito da parte delle banche, dello spingere i poteri pubblici per scelte che da anni vengono rimandate. Una pena.
GEMIGNANI ha presentato per l’ennesima volta la lista della spesa: termovalirizzatore che non c’è, costi dell’acqua industriale, pianificazione territoriale, i Sin che non si smuovono, i dragaggi e i sospirati collegamenti ferroviari per il porto, la recente, brutale e ingiusta tassa regionale sulle concessioni portuali. Dagli interventi, accenti ragionevoli di tutti, con l’invito di Gallanti a non auto- massacrarci con le divisioni e le accusee la conclusione ecumenica del presidente regionale di Confindustria Pierfrancesco Pacini. Ma in tutti, amarezza a piene mani.


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