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La Nazione Livorno - Posto a rischio per 1.500 metalmeccanici
SPETTRO DISOCCUPAZIONE LA FIOM: «ENTRO FINE ANNO POTREBBE ESSERE UN DRAMMA»
Tra le piccole imprese boom di richieste di cassa integrazione: una al giorno
di MONICA DOLCIOTTI
— LIVORNO —
SCIOPERO di quattro ore ieri mattina per i lavoratori metalmeccanici aderenti alla Fiom Cgil per segnalare la grave situazione che alla fine dell’anno porterà alla perdita di 700 posti di lavoro solo su Livorno e altri 800 posti lavoro in provincia per un totale di 1500.
TRA I 700 esuberi a Livorno si contano: cinquanta lavoratori della Trw, quindici alla Pierburg, centoventi alla Magna, centoquaranta della De Tomaso e ottanta della Mtm. «Per loro come per gli altri — spiega Enrico Pedini della Fiom-Cgil — gli ammortizzatori sociali scadranno a fine anno e per lo più si tratta di cassa integrazione in deroga. Dopodichè scatterà il licenziamento». E in questo quadro molto drammatico si inseriscono le continue richieste di avvio della cassa integrazione per le piccole aziende: in media una al giorno. Hanno aderito allo sciopero i lavoratori di: Cantiere Azimut Benetti, Mtm, Trw, Pierburg, Magna, Smi e i metalmeccanici della Raffineria Eni e quelli del parco indistriale della Solvay di Rosignano.
LUCIANO Gabrielli, segretario provinciale Fiom-Cgil, spiega «Tutto questo si lega alla riforma della normativa sul lavoro e sugli ammortizzatori sociali che faranno sentire i loro effetti anche qui da noi. Con la riforma la cassa integrazione in deroga dalla comoetenza regionale è passata a quello delo Stato e noi temiamo effetti disastrosi. Per questo chiediamo che la cassa in deroga sia riaffidata alle Regioni che hanno bene operato in questi mesi».
L’ADESIONE allo sciopero è stata alta. I lavoratori in corteo hanno sfilato per la città partendo dal Cantiere Azimut Benetti. Tappa finale la prefettura dove una delegazione con i rappresentanti delle Rsu hanno incontrato il vice prefetto che si è impegnato a segnalare ai misteri del lavoro e dello sviluppo la situazioni sempre più critica per l’occupazione sul territorio del capoluogo e della provincia.
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