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Il Tirreno Livorno - Sabato - L'Aamps taglia gli stipendi ai dipendenti
Rinunceranno a parte dei compensi mentre Rosi annuncia che i fornitori hanno accettato il piano di rientro dal maxidebito
la sede di via bandi. Entro un mese sarà svuotata poi la vendita
LIVORNO Entro un mese la sede Aamps di via Bandi sarà liberata: tutti gli uffici saranno spostati in via dell’Artigianato, dove ci sono gli impianti aziendali. Lo ha comunicato Angelo Rosi ribadendo l’intenzione di vendere l’area di via Bandi per circa 4 milioni di euro. «Abbiamo qualche trattativa in corso», si limita a dire. In realtà la sede della partecipata avrebbe dovuto essere venduta già da tempo. Ne parlava l’ex segretario del Pd, Filippo Di Rocca, quando ancora ne era presidente. In autunno Edil Etrusca era pronta a staccare un assegno di 4 milioni e 100mila euro per poi costruire, dove oggi ci sono sede e deposito, una serie di palazzine. Ma il Comune (proprietario al 100 per cento di Aamps) stoppò l’operazione chiedendo accertamenti. Il motivo? Aamps avrebbe venduto la sede alla stessa società che poi le avrebbe affittato nuovi locali al Picchianti. Operazione conveniente? Alla notizia lo stesso Rosi ha storto il naso...
di Juna Goti wLIVORNO Gli annunci sono due: l’amministratore unico di Aamps, Angelo Rosi avrebbe convinto la maggior parte dei creditori dell’azienda (oltre 200 fornitori che complessivamente devono avere quasi 20 milioni euro) ad accettare il piano di rientro dei debiti proposto per salvare la baracca. Così oggi, dice, «siamo fuori dallo stato di insolvenza». Nella politica lacrime e sangue di Aamps, però, entreranno anche i lavoratori, che andranno incontro a un taglio dello stipendio. Taglio che potrebbe far risparmiare almeno 240mila euro. La comunicazione è arrivata ieri mattina da Rosi in persona: l’uomo che il sindaco ha voluto alla guida della partecipata per tirarla fuori da una situazione disastrosa. Lui non vuole farsi chiamare liquidatore, ma gestore di crisi (l’ha fatto scrivere anche sul biglietto da visita). Quando è arrivato, tre mesi fa, ha dovuto fare i conti con una forte crisi di liquidità: perché se è vero che sulla carta i conti di Aamps risultano in sostanziale pareggio, vantando tanti crediti quanti sono i debiti (deve dare 20 milioni ai creditori e ne deve avere circa 22 di Tia non pagata, anche dagli enti pubblici e dallo Stato), nei fatti la situazione è ben diversa. I debiti sono già scaduti e i fornitori soffrono: i crediti, invece, chissà quando rientreranno. «Abbiamo proposto ai fornitori e alle banche – interviene Rosi – un piano di rientro di tutta l’esposizione, in modo che lo “scaduto” diventasse “a scadere”. Per il 90 per cento di quei 20 milioni è già stato raggiunto l’accordo e oggi siamo fuori dallo stato di insolvenza». I fornitori sono stati divisi in ricorrenti e occasionali: per i secondi è previsto un piano di rientro più breve, ma ai primi è assicurato il pagamento a trenta giorni dei servizi che continuano a svolgere. A dovere incassare la somma più alta è Cooplat, con un centinaio di addetti che curano la pulizia delle strade: quasi 5 milioni di euro, che saranno recuperati a interessi zero in quattro anni. L’amministratore ripete che «abbiamo traghettato l’azienda fuori dalla gravissima crisi di liquidità, i creditori hanno aderito al piano, mancano all'appello solo poche imprese di piccole dimensioni». Ma dietro le quinte di discussioni ce ne sono state parecchie. Ad esempio con Revet, la società di Pontedera specializzata nel trattamento della differenziata a cui Aamps deve circa 400mila euro. Non era affatto convinta di firmare una “cambiale in bianco” con un dirigente che a fine anno lascerà la barca a qualcun altro. «Alla fine – dice Rosi - anche Revet ha accettato». L’amministratore fa sapere anche di avere contattato l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici per cercare di prolungare i rapporti in scadenza con i fornitori pubblici, in modo da non dover rimettere in discussione le rateizzazioni appena pattuite. «In più le banche – chiude – si sono dette disponibili a sottoscrivere accordi con le associazioni di categoria per sostenere le imprese in questa fase delicata». Ma mentre Rosi dice di avere chiuso la fase uno del piano di salvataggio, ecco che si apre la partita del personale. «Con grande senso di responsabilità – annuncia – tutto il personale, dai terzi livelli ai dirigenti (i dipendenti sono 268), ha accettato una riduzione dei compensi che dovrà essere formalizzata con un accordo sindacale». «È un segnale di responsabilità e maturità – aggiunge – il personale parteciperà al disagio che l’azienda ha trasferito all’esterno, a tutti quei fornitori che sono in difficoltà per colpa nostra». Le cifre che non fa Rosi arrivano dai sindacati (Cgil, Cisl e Uil), che due giorni fa hanno incontrato i dipendenti nel corso di una delicata assemblea. «C’è stata una lunga discussione – conferma Carmine Valente (Cgil) – e alla fine i lavoratori ci hanno dato mandato di trattare, dicendosi disponibili a fare un sacrificio». Ovvero? Sul piatto i sindacati sono disposti a mettere il salario di produttività: circa 240mila euro per il 2011 (da questa somma sono esclusi quadri e dirigenti, ma il taglio sarà anche per loro), che in soldoni fanno circa 750-800 euro all’anno a dipendente. In realtà ai lavoratori era stato chiesto qualcosa in più: taglio non solo della voce produttività, ma anche di altre parti della busta paga. «Ancora non c’è l’accordo, tratteremo solo sul premio di produttività – ribadisce Valente – ma nel frattempo vorremmo certezze sul post commissariamento: garanzie su un management in grado di portare avanti l’azienda quando terminerà l’incarico di Rosi». Del resto è lo stesso “gestore di crisi” a lasciarselo scappare: «Sono state le gestioni passate a creare queste difficoltà...».
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