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Il Tirreno - lunedì - «Mi salvi quell'azienda?» Così la Fidi è cresciuta troppo
Dopo l’ispezione e le critiche di Bankitalia la finanziaria regionale cambia e si sdoppia in due rami Il Pdl attacca: «E’ un carrozzone». Rossi replica: «Non rinunceremo a intervenire sull’economia»
I NUMERI
GRAMOLATI (CGIL) Ci sono stati un po’ di consulenti disinvolti nell’indicare imprenditori che alla prova dei fatti sono risultati inadeguati
33 è il numero delle società partecipate da Fidi Toscana. Dieci anni fa erano 17 5.105 sono le operazioni finanziate, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa 212.000 euro è l’utile conseguito nel 2011. Una riduzione notevole rispetto al 2001 quando invece l’utile conseguito fu di 735.000 euro 43% la quota detenuta dalla Regione.
di Mario Lancisi wFIRENZE Per Alessandro Antichi, leader del centrodestra, è un «carrozzone», una «nuova Iri rossa». Per Valerio Carmassi, presidente di Revet, ma anche per altri imprenditori toscani (vedi articolo a parte), è stata un’àncora di salvataggio nel momento della crisi. Su Fidi Toscana, la finanziaria della Regione (che detiene il 43% circa della società, il resto è nelle mani del Mps, 28% e di altre banche toscane), è scontro aperto. Soprattutto dopo il j’accuse degli ispettori di Bankitalia. Il presidente della Regione Enrico Rossi, nei giorni scorsi, ha convocato di urgenza i capigruppo consiliari. Da tempo in Regione si discute su come riformare la Fidi, nata nel 1975 e rimasta abbastanza uguale alle origini quando l’economia nel mondo è invece cambiata radicalmente. «Un anno fa proponemmo di trasformarla in banca, ma la nostra proposta fu bocciata», ricorda Pieraldo Ciucchi, segretario regionale del Psi. E l’ex presidente Silvano Gori ha raccontato al Tirreno (vedi articolo a parte) il suo sogno di una grande Fidi, legata ai comuni e alle banche. Ora la sferzata di Bankitalia costringe i partiti a serrare le fila per delineare la nuova Fidi. La quale, è utile ricordare, attualmente ha tre “missioni”. Garanzia di accesso al credito per le aziende toscane. Partecipazione fino al 20% in imprese minori. Infine gestione di incentivi agevolati (tipo quelli predisposti dalla Regione per i giovani). Funzioni, che soprattutto con la crisi economica, si sono accresciute enormemente. Per dire, dieci anni fa, le operazioni finanziate da Fidi erano 2.806 mentre nel 2011 sono state 5.105. Le società partecipate da 17 sono diventate 33. La media della cifra erogata è passata - sempre nell’ultimo decennio - da 122mila a 167mila euro. I soldi impiegati per le operazioni garantite sono cresciuti da un miliardo e 381 milioni a quasi 3 miliardi. La Fidi è cresciuta troppo in fretta, senza un management forse, almeno nel suo complesso, all’altezza (almeno questo è uno dei rilievi di fondo contenuti nella relazione di Bankitalia). Lo stesso Giorgio Kutufà, ex presidente di Fidi alla fine degli anni Novanta, riconosce che ai suoi tempi c’era forse un management di maggiore qualità. Anche Alessio Gramolati, segretario regionale della Cgil, pur riconoscendo che i conti sono a posto, che l’indice di rischio non è alto («il nostro contenzioso è del 2% contro il doppio delle banche», spiega il direttore Giovanni Ricciardi), che la quantità delle risorse erogate a vantaggio delle imprese «è stata importante», ammette tuttavia che ci sono stati «un po’ di consulenti disinvolti nell’indicare imprenditori che alla prova dei fatti sono risultati inadeguati». E infine Marco Manneschi, consigliere regionale dell’Idv , fa proprio un altro dei rilievi di Bankitalia, quello del conflitto di interessi: «Fidi entra nelle compagini societarie assumendo un ruolo di partecipe ed al tempo stesso di garante dei finanziamenti». Bankitalia accusa anche il ruolo ingombrante della Regione. Lo scarso controllo del collegio sindacale. Ci sono molti rilievi su una contabilizzazione che non sembra distinguere pienamente i mezzi propri dai fondi affidati dalla Regione. Rilievi ai quali risponderà punto per punto la Fidi. Ma al di là della querelle con Bankitalia resta il nodo politico che sta a cuore a Rossi. «Possiamo anche camb iare la Fidi e creare una società ad hoc per le partecipazioni, ma su un punto non transigo: la Regione rivendica un ruolo attivo nella difesa nella crescita economica della Toscana». D’altra parte, fa notare Ricciardi, in Veneto e in Lombardia la Regione ha società preposte agli investimenti e allo sviluppo. Forse l’Iri non è un modello felice, ma la chiusura continua di aziende interpella la politica. E Rossi, sul modello del Piemonte, e di intesa con Ricciardi, sta pensando allo sdoppiamento di Fidi. La Fidi per la garanzia del credito. Ma anche una Fidi per lo sviluppo contro la crisi.
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