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La Nazione Livorno - Fidi Toscana diventa anche banca
La Regione cambierà i vertici
La società non sarà solo finanziaria. Direttore generale, Ricciardi rinuncia
Sandro Bennucci
FIRENZE
FIDI Toscana si sdoppierà. Continuerà a svolgere la mission di Finanziaria capace di fornire garanzie per il credito alle imprese, ma da una sua costola nascerà una banca: la prima banca di una Regione. Una banca pubblica. Una merchant bank con la funzione di rilevare partecipazioni azionarie e di investire nelle reindustrializzazioni. Tipo l’acquisto dell’area Eaton di Massa per metterla a disposizione di chi vuole aprire nuove attività assumendo chi è rimasto senza lavoro dopo la chiusura della fabbrica.
E’ questa, in sintesi, la scelta della giunta regionale dopo la lettera di Bankitalia che ha censurato Fidi per aver debordato dai suoi compiti istituzionali, chiedendo l’azzeramento dei vertici. Che resteranno in carica per l’ordinaria amministrazione fino a quando non saranno nominati i nuovi organismi. A cominciare dal presidente Paolo Rafanelli. Nessuno, infatti, si è ancora dimesso: nemmeno Giovanni Ricciardi, il direttore generale. Che ha scritto a Rossi non per lasciare subito, ma solo per manifestare l’indisponibilità a una ricandidatura. Di conseguenza, proprio ieri mattina, il governatore ha ritirato la proposta, inviata l’8 maggio al Consiglio regionale, di ricandidare Ricciardi. Non si discute ancora di nomi dei nuovi vertici di Fidi. E’ certo invece l’indirizzo: Finanziaria più Banca. Ipotesi peraltro non inedita: una proposta analoga è rimasta per quasi un anno e mezzo nei cassetti delle commissioni di Palazzo Panciatichi senza arrivare in fondo. Motivo? A quanto pare la «scarsa convinzione» del Pd nell’operazione.
MA L’INTERVENTO di Bankitalia, interpretabile come un «messaggio ordinativo», ha rotto gli indugi. Rossi avrebbe detto agli assessori che la Regione deve mostrare un aplomb, un atteggiamento di condivisione con quanto ha scritto Fabrizio Saccomanni. E facendo di necessità virtù: dando fiducia a chi investe, a chi ha bisogno di soldi per ripartire e rilanciare. Non basta, il governatore ha marcato una distinzione col passato: dicendo che su 44 partecipazioni societarie, soltanto una (quella nella Montalbano Tecnology, nel Pistoiese) fa parte della sua gestione. Mabro e Isi non sono «sue». Rossi ha anche difeso l’operato di Ricciardi, ma ha insistito sulla necessità non solo di un ricambio totale, ma di una mentalità nuova. E di strumenti (appunto la Finanziaria e la Banca) al servizio della Toscana che produce per battere la crisi.
Il colpo di scena su Fidi, anticipato sabato da La Nazione, ha avuto reazioni diverse in consiglio regionale. Pieraldo Ciucchi (Psi) sarà forse soddisfatto della nuova scelta della giunta perché ha criticato il fatto che si fosse fatta cadere la trasformazione della Finanziaria in Banca. Mentre per Alberto Magnolfi(Pdl), Rossi, su Fidi, «è stato costretto a incassare la sconfessione di Bankitalia, allungando la serie di brutte figure della giunta: dalla Eaton alla Mabro, passando per Isi». E ancora: «Sono state sconfitte dai fatti le velleitarie aspirazioni di Rossi di crearsi una piccola Iri in salsa toscana». Marina Staccioli (ex Lega, ora Gruppo misto), sostiene «che Rossi dovrà pensare a una nuova strategia: perché dopo la fine di Babbo Monte non possiamo accettare che ci pensi sempre Mamma Fidi».
L’impressione? Che oggi, in consiglio, sarà bufera: dovrebbe essere approvata la modifica allo statuto per permettere a Fidi di erogare garanzie al sistema idrico, ma è probabile un rinvio. Per lasciare spazio all’attualità stringente: la nuova Banca della Regione.
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