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Il Tirreno Piombino - Lucchini, dopo i russi ecco gli indiani
Una delegazione della Jspl in visita nello stabilimento piombinese per valutare la possibile acquisizione
SIDERURGIA»PRIMI SPIRAGLI
Allarme della Fiom «Senza un piano Magona a rischio»
Disarmante è stato il quadro che Claudio Valacchi, coordinatore Fiom delle Rsu Magona, ha dipinto dello stabilimento. 760 dipendenti nel 2008 che si sono ridotti di 200 per le uscite attraverso pensionamenti e mobilità incentivata. «Un conto pesante pagato dai lavoratori, costretti ai contratti di solidarietà per salvare 46 posti». Ma i tagli ai costi non bastano se non c’è un piano di rilancio dello stabilimento, quantitativo e qualitativo. Le considerazioni di Valacchi sono scioccanti: «Se non c’è un piano di rilancio, la Magona non sarà in condizioni di reagire. Un destino già dichiarato se non siamo in grado di modificare le impostazioni del Gruppo. E quel che si può perdere ora non si ricostruirà mai più». «Il polo siderurgico di Piombino e il suo indotto sono una risorsa fondamentale per questo territorio e per tutto il tessuto produttivo toscano – ha ricordato l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini – per questo è una presenza che va tutelata». Simoncini si è impegnato dunque a premere sul ministero perché spinga le banche alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione Lucchini e assicuri un costante impegno su Piombino.
di Giorgio Pasquinucci PIOMBINO - Le voci sull’esistenza di una manifestazione d’interesse di un grosso gruppo siderurgico indiano per la Lucchini sono aleggiate nel convegno di ieri organizzato da Fiom, Fim e Uilm al Centro giovani. Ma la conferma viene dallo “Steel F.B.”, un foglio inglese specializzato in informazione siderurgica. Una delegazione della Jspl (Jindal steel & power limited), uno dei principali produttori di acciaio in India, ha visitato lo stabilimento di Piombino la scorsa settimana . Secondo quanto riferito dagli inglesi, la Jspl sta considerando la possibilità di acquisire la Lucchini. Si tratta di un primo contatto, visto che gli indiani hanno precisato «di non essere ancora pronti per effettuare una due diligence». La Jspl fa parte di un grosso gruppo fondato nel 1952 da Shri OP Jindal, che ha esteso i suoi affari dall’acciaio, alle miniere e alla produzione di energia. L’impero creato dal fondatore – che oltre ad essere considerato un imprenditore visionario avant-gard è stato un leader politico che le biografie descrivono «pronto a sostenere la causa dei poveri e degli oppressi» – è oggi diviso in quattro gruppi diretti da ciascuno dei suoi figli. Presidente e amministratore delegato della Jspl è Naveen Jindal, il più giovane dei quattro, ma già considerato uno dei migliori manager del suo Paese. La sua azienda ha un fatturato annuo di 4 miliardi di dollari, che fanno parte dei 15 miliardi del fatturato complessivo dell’OP Jindal Group. È il terzo produttore di acciaio in India, specializzato in rotaie, travi, vergella, profilati per costruzioni e laminati piatti. In India ha un forte progamma di espansione della produzione di acciaio, accompagnato sempre da investimenti nel settore energetico e minerario. Inoltre è classificata al secondo posto nel mondo in termini di creazione di valore aggiunto e tra le 11 società in maggiore crescita. Recentemente ha stipulato un contratto con il governo indiano per lo sfruttamento di una miniera di carbone nello stato dell’Odisha per un investimento del valore di 10 miliardi di dollari. Per la Lucchini, dunque, gli indiani potrebbero essere un partner eccellente, che corrisponde alla esigenza di stare in un grosso gruppo in espansione con il progetto di consistenti investimenti, che ha il controllo delle materie prime e che è interessato ad entrare nel mercato europeo. Ieri al convegno dei sindacati, tuttavia, pur circolando la notizia dell’interessamento degli indiani, non è mai uscito il nome della Jindal stell power e tutti gli interventi si sono mantenuti su una linea di prudenza. Il sindaco Anselmi ha tenuto a sottolineare il momento delicato in cui si trova la vicenda Lucchini. Ma ha anche tra le righe mandato un messaggio agli eventuali acquirenti. «Chi compra la Lucchini può ancora contare sugli spazi che erano previsti per il mini mill progettato dai russi, che era un progetto industriale serio». Sullo stessa linea, il sindaco ha rimarcato che lo stabilimento, con le sue infrastrutture portuali, i suoi impianti e le professionalità di cui dispone, è ancora competitivo. «C’è però bisogno di un interlocutore industriale che abbia intenzione di sfruttarne a pieno le potenzialità. Lo stabilimento soffre se resta al di sotto di una produzione di 2,5 milioni di tonnellate all’anno». Strada aperta, dunque, anche per il progetto di produrre acciai piani, realizzando possibile sinergia con la Magona. «Un progetto al quale non abbiamo mai rinunciato», ha sostenuto il sindaco, che ha voluto ha voluto anche spazzar via l’ipotesi che Piombino possa fare a meno delle sue industrie. «Troppi sostengono che bisognerebbe sfasciare tutto, senza pensare ai tempi e ai soldi che richiederebbero le bonifiche. L’acciaio non è finito, ma bisogna saper stare sul mercato».
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