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Il Tirreno - In tre mesi chiuse 146mila imprese
Confindustria: «L’impennata della disoccupazione proseguirà». E il Censis prevede il crollo del valore delle case
CRISI»LE CIFRE
di Denis Artioli ROMA - L’Italia in piena recessione deve fare i conti anche con l’allarme disoccupazione. A lanciarlo, il Centro studi di Confindustria che, nell’ultima analisi mensile, disegna uno scenario economico fragile e preoccupante. In un contesto già così complicato, secondo il Censis, l’introduzione dell’Imu (l’imposta municipale unica) e la rivalutazione del 60% degli estimi catastali spingeranno le famiglie italiane a vendere le seconde case, prima di intaccare i risparmi per far fronte alla pressione fiscale. Il risultato sarà che, a fine anno, i valori delle abitazioni precipiteranno del 20%, con punte superiori anche al 50%. E a febbraio, comunica invece l’Istat, in un settore cruciale come l’edilizia, la produzione nelle costruzioni è crollata del 20,3% rispetto allo stesso mese del 2011. «La brusca impennata della disoccupazione – prevede il Centro studi di Confindustria – proseguirà, perché permarranno le condizioni che l’hanno causata: perdite di posti di lavoro che si coniugano alla maggiore ricerca di impiego per compensare la caduta del reddito reale». Il mercato del lavoro è «in deterioramento»: a febbraio la disoccupazione è salita al 9,3% (+0,2 punti su gennaio), il livello più elevato dal marzo 2001. Era all’8,3% ad agosto. Ma domanda e offerta non si incontreranno, secondo le previsioni degli industriali. Infatti, le aspettative delle imprese, nel manifatturiero e nei servizi, indicano nei prossimi mesi «ulteriori riduzioni di manodopera a causa della ricaduta nella recessione e delle ristrutturazioni rese ormai obbligate dal perdurare dei bassi livelli di attività». Anche le ore autorizzate di cassa integrazione sono in rapida risalita: a febbraio +49,1%, oltre al +21,6% di marzo. In forte crescita i lavoratori in mobilità: 152 mila a ottobre 2011, +20,9% in due anni. Tra le incognite principali, i tempi e modi di rientro degli enormi deficit e debiti pubblici, aggravati dall’invecchiamento della popolazione, in alcuni dei maggiori Paesi avanzati. Confindustria conferma poi la stima di un calo del Pil dell’1,6% per il 2012. Non sono rassicuranti neanche i dati sulla natalità e mortalità delle imprese, nel primo trimestre 2012, registrati da Movimprese e resi noti da Unioncamere. Si è allargata la forbice tra chi apre nuove attività (120.278 tra gennaio e marzo) e chi chiude (146.368). Il saldo negativo è di 26.090 aziende. Come se non bastasse, Confindustria rileva che a febbraio i prestiti alle imprese sono calati per il quinto mese di fila segnando un -0,5% su gennaio. E il Fondo monetario internazionale stima che le 58 più grandi banche dell’Unione europea potrebbero ridurre i propri bilanci di 2.600 miliardi di dollari (2.000 miliardi di euro) entro la fine del 2013: il che potrebbe portare a una stretta del credito dell’1,7% in due anni. Nello scenario peggiore, sostiene il Fmi, le banche potrebbero anche ridimensionare i bilanci di 3.800 miliardi di dollari, con una riduzione del credito del 4,4% e un calo del Pil dell’1,4% in due anni.
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