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La Nazione Rosignano - Numeri apocalittici per l'edilizia senza sbocchi

 

Rosignano: mercato fermo, le aziende chiudono, persi oltre mille posti di lavoro
di GIULIO SALVADORI


— ROSIGNANO —
NON SI FERMA la crisi del settore edilizio: in Toscana il 2012 sarà il quinto anno consecutivo di riduzione degli investimenti (-1,3% rispetto al 2011 e -20% in cinque anni) e di contrazione nella realizzazione di costruzioni (-8,2% sull’anno precedente e ben -45% dal 2007 alla fine di quest’anno). Un’emorragia che pare senza fine anche nel nostro Comune e in tutta la provincia di Livorno: senza appalti e apertura di credito il comparto edilizio sta andando a fondo. Per capire meglio la situazione di stallo in i si versa abbiamo contattato tre esperti del settore: il presidente dell’ente livornese della Cassa Edile Fabio Becuzzi, il referente di zona per il comparto edilizio Simone Pierattini e l’imprenditore locale Silvestro Polzella.
DICE Becuzzi: «Fa male assistere passivamente a una crisi che si consuma giorno dopo giorno. La Cassa Edile è l’ente al quale ogni impresa deve obbligatoriamente registrarsi per avere appalti pubblici o privati. Siamo da cinquant’anni sul territorio e rappresentiamo il miglior osservatorio del comparto perché siamo un ente bilaterale, gestito da imprese e sindacati di lavoratori. I dati che abbiamo ci offrono la fotografia, agghiacciante, di quello che sta succedendo e sono molto chiari: nel giugno 2008 nella nostra provincia c’erano 800 ditte con un totale di 3700 operai e con 530mila ore lavorate nel solo mese di giugno. Gli ultimi dati disponibili, inerenti a gennaio 2012 ci dicono che le ditte adesso sono 649, gli operai sono scesi a 2667 e le ore lavorate non arrivano a 360mila».
LA REGIONE, da tempo, ha dedicato una «tavolo» alla crisi del settore e venerdì scorso l’assessore regionale alle attività produttive, l’ex sindaco di Rosignano Gianfranco Simoncini, ha messo in atto la cantierabilità delle opere pubbliche per dieci miliardi di euro. Secondo gli esperti che abbiamo contattato, però, il provvedimento risulterà inutile e infruttoso per le piccole e medie imprese se non verrà modificato. Come ci spiega il referente di zona Simone Pierattini: «Anzitutto è bene precisare che anche in passato, quando la crisi si faceva sentire meno, gli appalti pubblici erano la minima parte del nostro impiego e del nostro guadagno, circa il 20-25%. Il grosso è sempre stato nel settore privato. Il problema ora è che la Regione appalta esclusivamente opere di importo superiore ai 50 milioni di euro, favorendo solo le grandi aziende e a discapito delle migliaia di piccole e medie imprese. E’ un club ristretto, formato da quelle imprese che poi concorrono anche per i grossi appalti esteri. Quello che servirebbe davvero sarebbe un frazionamento degli appalti in modo da far lavorare più ditte, appalti al di sotto dei 500mila euro. Inoltre anche le amministrazioni locali dovrebbero essere più sensibili e lasciare i lavori alle imprese indigene senza cercare preventivi al ribasso altrove e con minore qualità».
INSOMMA una situazione veramente difficile, che nel giro di pochi mesi rischia di portare al collasso un intero comparto, con ripercussioni da brivido sul piano occupazionale. Spiega il costruttore Silvestro Polzella: «La situazione non è rosea, lavoriamo con mancanza di prospettive, esclusivamente con lavori a medio termine; la mancanza di liquidità e di apertura al credito unita alle troppe tasse stanno affossando il settore: si va dalle tasse per ritirare una concessione fino a quelle da pagare una volta terminato un lavoro. Servirebbero anche una minore burocrazia per i permessi a costruire e una riqualificazione dei vecchi immobili del nostro territorio, incentivando i privati a investire».


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