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Il Tirreno - Imu, che botta su negozi studi e seconde case

 

di Alessandro Guarducci LIVORNO La prima rata dell’imposta municipale unica dovrà essere pagata entro il prossimo 17 giugno e sarà un vero e proprio salasso per quanto riguarda le seconde case e gli immobili adibito a negozi, studi e attività produttive. Nella bozza di bilancio che l’amministrazione sta discutendo con le forze politiche, sociali ed economiche, è stato infatti previsto di applicare l’aliquota massima del 10,6 per mille sulle abitazioni diverse da quella principale e sulle aree edificabili e quella del 9,6 agli immobili destinati ad attività commerciali e produttive(botteghe, capannoni, ristoranti, hotel, banche, uffici, etc.). Il che significa, in generale, un aumento che può variare dal 50 al 75% rispetto a quanto pagato lo scorso anno. L’aliquota sulla prima casa è stata prevista invece al 5,8 per mille: decisamente superiore all’aliquota base del 4 per mille ma anche assai più bassa del tetto massimo che il governo Monti ha fissato al 7 per mille. L’assessore al bilancio Valter Nebbiai, che ha messo a punto la complessa manovra finanziaria del Comune e l’ha anche illustrata nell’ultima seduta del consiglio, spiega i motivi che hanno spinto la giunta a muoversi in due distinte direzione sull’operazione Imu. «Abbiamo fatto il possibile per non penalizzare eccessivamente l’abitazione principale - afferma - anche se non siamo stati in grade di applicare l’aliquota base del 4 per mille. In tal caso, avremmo avuto un gettito sensibilmente ridotto rispetto alla vecchia Ici: al 31 dicembre 2007, quando l’aliquota sulla prima casa era fissata al 5,2 per mille il gettito era infatti di 16.400.000. Una somma che, peraltro, sarebbe cresciuta di ca mezzo milione di euro all’anno. Se quest’anno avessimo applicato l’aliquota base, avremmo incassato 11.926.000: quasi 4,5 milioni di euro in meno. Nonostante la rivalutazione del 60% delle rendite catastali. Siamo quindi stati costretti a ritoccare l’aliquota, anche se nella previsione siamo rimasti abbondantemente sotto il massimo. Cosa che non è stata possibile fare per gli altri immobili». In questo caso, per Nebbiai, la situazione per le casse comunale è infatti assai peggiore. «Lo scorso anno, con l’aliquota al 7,2, il gettito è stato di 24.270.000 euro - dice - Se avessimo applicato la base del 7,6 per mille l’incasso presunto sarebbe stato di 31.682.000. Ma il 50% dell’Imu pagata dai livornesi sugli immobili diversi dalla prima abitazione, quindi 15.841.000 euro, andrà nelle casse dello Stato. Quindi, rispetto all’anno passato, noi avremmo incassato solo 15.841.000 euro . Rispetto all’anno scorso ci sarebbero quindi mancati 8.429.000. Un saldo negativo che non avremmo potuto sopportare, anche a fronte dei tagli ai trasferimenti imposti dal governo. Siamo stati perciò costretti ad applicare l’aliquota massima: il sindaco ha ragione quando parla di manovra ingiusta a proposito dell’Imu. Anche perchè lo Stato incasserà direttamente l’imposta, attraverso la Tesoreria unica, mentre la nostra parte ci sarà data in due soluzione. Intanto, però, la parte dei cattivi con i cittadini la facciamo noi...».


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