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Il Tirreno - Rincaro del 5%: le bollette dell'acqua sempre più salate

 

I rincari delle tariffe deliberate dall’Ato suscitano proteste. Le tariffe erano già state ritoccate nel 2010, fa notare Dario Vicinelli, milanese, proprietario di una casa a Montescudaio. Per i non residenti, scrive il lettore, nello scaglione fino a 25 mc si è passati da 0,5594540 a 1,295445 euro. Questo nel 2010. Praticamente il doppio. Ora si «arriva allegramente a 2,272305 €/mc, cioè quasi il 75% di aumento. Ma per non fare torti a nessuno, oltre a picchiare sul turismo(che già è florido...) c'è n'è anche per i residenti che, sempre per il primo scaglione, passano ora da 0,55945 a 1,521238 euro». E arriviamo a un altro problema: la ripartizione. «Se ho consumato ad esempio sino a 70 mc annui, 25 li dovrei pagare in prima fascia, solo il resto in seconda… sbagliatissimo. I cari relatori hanno inventato la ripartizione, cioè una sorta di conteggio basato su quando avviene il consumo per fare pagare di più durante le punte di utilizzo. Insomma, il calcolo viene fatto a seconda di quando viene effettuata la lettura ed ecco come per i soliti 70 mc /annui, se ci sono due letture (70 x 180, diviso 365) 34,52 mc saranno in fascia 3, poi scatta la seconda ecc.. Se la lettura è annuale non ci sono grosse differenze, ma se la lettura avviene ogni 90 giorni la fascia 3 si dimezza. É legale pagare a seconda di quando si legge il contatore? Cosa c'entra con il consumo, già con tariffe carissime?» Secondo Vicinelli, il problema è il regime di monopolio.
CECINA Il 2012 si è aperto con un altro rincaro delle tariffe dell'acqua: arriverà al 5%. Il via libera è arrivato nell'ultima seduta dell'assemblea dell'Autorità di ambito Ato 5 che raggruppa i rappresentanti dei 33 Comuni che hanno l'Asa come gestore unico dell'acquedotto. Chissà se è solo per caso che alla riunione erano presenti solo in sette (in rappresentanza di quell'83% del capitale sociale costituito da 13 Comuni, soprattutto quelli maggiori, a cominciare da Livorno, Cecina, Piombino e Rosignano); venti i forfait, cioè praticamente tutti i municipi sotto l'1% più Collesalvetti (4,4%) e Castagneto (2,3%). «Credo che almeno fino al 2015 ci saranno questi recuperi entro il 5% di aumento sulla tariffa», dice Fabio Del Nista, presidente di Asa. Il motivo? «Gli investimenti in impianti e macchinari che stiamo installando. A questo si aggiunga il fatto che la rete idrica è piuttosto vecchiotta: non solo qui da noi ma anche nel resto della Toscana e un po' in tutto il Paese. Ne consegue che, a fronte dei 180 milioni previsti nel calendario degli investimenti, chiederemo il massimo incremento del "coefficiente K", ovvero il 5%». Resta il fatto che qui l'acqua costa più che altrove: anche l'ultima indagine Federconsumatori dice che una famiglia-tipo, per un consumo annuo di 200 metri cubi, paga poco più di 440 euro. Quanto basta per collocare la provincia di Livorno fra le nove realtà più care d'Italia. E in passato era andata anche peggio: nel 2007 eravamo indicati come la più cara di tutta Italia per le bollette dell'acqua. L'ex municipalizzata ha sempre ribattuto dicendo che lo standard di costi più elevato che altrove è determinato dal fatto che nei nostri territori l'acqua o manca (e dunque va fatta arrivare da altre zone, che se la fanno pagare cara) o è carica di residui (che impongono impianti di trattamento, come per l'arsenico e il boro in Val di Cornia o per il ferro e il manganese nei pozzi colligiani in zona Mortaiolo). E gli effetti del referendum (vinto dal sì) per l'abrogazione di quel 7% di remunerazione del capitale? Il fronte referendario ha spesso rimproverato a amministratori e aziende di voler dribblare il verdetto delle urne cercando di far di tutto per non eliminare la quota abrogata o comunque farla rientrare dalla finestra. La contro-tesi del quartier generale di Asa è riassumibile così: la norma abrogata dovrà essere sostituita da una nuova, che però non potrà essere retroattiva e dunque sarà valida solo per i nuovi affidamenti. Intanto, sui rincari decisi dall'Ato va all'attacco il coordinatore Udc Luigi Coppola: sì, l'acqua all'estero è di solito molto cara ma «la nostra a livello nazionale è fra le più costose, nonostante la qualità non sia delle migliori e i servizi annessi alquanto scadenti». Per Coppola l'attuale gestione di Asa «non è fra le migliori». Riguardo agli investimenti forse a doversi frugare le tasche non saranno i Comuni («o se lo faranno solo in minima parte») bensì i cittadini con le bollette: è sulle utenze che peserà l'accordo per gli «interventi urgenti finalizzati al miglioramento dell'acqua potabile». (m.z.)


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