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La Nazione - Collecoop punta all'orticultura Prodotti bio per rifornire i «gas»
di IGOR VANNI
— COLLESALVETTI —
NE HA FATTA di strada la Collecoop: partita con due soggetti svantaggiati e un tutor appena 5 anni fa, la cooperativa sociale conta oggi 50 dipendenti. Ed ha in cantiere progetti molto interessanti. Nata nel 2006 (ma operativa dal 2007) da un progetto di welfare municipale fortemente voluto dall’allora sindaco Nicola Nista, la Collecoop è una cooperativa sociale di tipo B, creata per rispondere all’esigenza di inclusione sociale nei confronti di soggetti cosiddetti «svantaggiati» del territorio del Comune di Collesalvetti: ragazze e ragazzi, donne e uomini, che percorsi di vita meno fortunati della media hanno portato ad essere esclusi dal mercato del lavoro. Ma che cos’è la cooperazione sociale di tipo B? È una forma di imprenditorialità sociale che ha «lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini», come recita l’articolo 1 della legge 381/91. E tale è la Collecoop, proprio perché cerca di perseguire tale scopo attraverso lo svolgimento di attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone (almeno il 30% della forza lavoro) con handicap psichico o fisico, problemi legati all’uso di droghe, detenuti, ex carcerati, ma anche persone di una certa età che una volta perso il lavoro sono rimaste tagliate fuori dal mercato.
COLLECOOP si è sviluppata soprattutto grazie all’impegno, a titolo volontario, di donne e uomini del territorio decisi a mettere a disposizione della comunità il proprio tempo, la propria passione, il proprio sapere. Il primo incarico ricevuto è stato lo spazzamento manuale delle strade pubbliche della frazione di Stagno, lavoro conferito da Rea. Da quel momento è stato un continuo crescendo di incarichi, con rapporti stretti con Fondazione Cardinale Maffi, Rea, Comuni di Collesalvetti e Crespina, diversi privati e istituti penali di Livorno e Pisa. «Siamo partiti con un trolley e una Panda come ufficio — ci racconta il presidente Francesco Galluzzi — ed ora abbiamo questa sede in piazza della Repubblica in comodato d’uso. Per l’arredamento e i pc dobbiamo ringraziare il bando della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno: d’altronde viviamo anche grazie alla solidarietà esterna, visto che la crisi ha colpito anche noi con una riduzione dei finanziamenti pubblici». E proprio la crisi ha fatto aumentare notevolmente le richieste di lavoro. «Abbiamo 250 curriculum sulla scrivania, provenienti da tutto il territorio regionale e perfino da Bologna. Purtroppo le fasce di disagio si stanno allargando sempre più...». Ma la Collecoop non si arrende di fronte alle difficoltà e allo studio c’è anche un progetto di «orticultura». L’idea in ballo è quella di sfruttare il calore prodotto dalla centrale a biomasse costruita sull’Emilia (al confine con Gabbro) per alimentare alcune serre: qui sarebbero coltivati prodotti biologici per rifornire i gruppi di acquisto solidale. Gli accordi sono già stati presi, resta «solo» da metterli in pratica.
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