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La Nazione - I ventuno milioni della «cordata»

 

di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
«LA VICENDA non è ancora chiusa del tutto, perchè la nostra disponibilità rimane quella della lettera». Piero Neri, Giorgio Neri ed Enio Lorenzini non considerano del tutto chiusa la partita con la Cilp anche se ormai quest’ultima ha di fatto ceduto la maggioranza assoluta del Terminal Darsena Toscana alla Gip dei genovesi. E sottolineano che la lettera d’intenti inviata una decina di giorni fa rimane concettualmente e nei dettagli ancora valida.
E VEDIAMOLA allora questa offerta che la lettera dei tre faceva ai portuali. Aperta dai loghi delle tre società interessate e con in calce le tre firme dei titolari, la lettera offriva 21 milioni di euro praticamente «cash» in cambio di due cose; l’ingresso per 15 milioni nel capitale sociale della Cilp al 50%, con la richiesta della relativa governance (in pratica un clone dell’accordo che Cilp aveva con Coinbtship e poi ha replicato con Gip per la Darsena Toscana); e le quote della stessa Cilp nel terminal Ltm della Dasena n.1 per i restanti 6 milioni di euro, in modo da pareggiare la titolarità del terminal con il 50% dei privati guidati da Renzo Conti. La lettera è sostanzialmente stringata, perchè oltre all’offerta economica in questione non entra nei dettagli dei tempi e dei modi. Risulta che successivamente siano interventi altri contatti, nei quali sarebbero state fornite anche alcune alternative di carattere operativo in particolare sui due comparti che la Cilp considera fondamentali del suo business: i prodotti forestali (per i quali vede come principale competitore Giorgio Neri) e i ro/ro, ovvero i traghetti merci, nei quali i principali competitori sono invece oggi la Sintermar (di cui Piero Neri è socio) e il terminal Lorenzini. Secondo i commenti che stanno circolando in questi giorni negli ambienti portuali, l’offerta della «cordata» livornese non sarebbe stata totalmente respinta, ma verrebbe considerata dai vertici della Cilp come una specie di «ruota di scorta» rispetto alla ormai definita vendita delle quote del Terminal darsena Tioscana ai genovesi di Gip.
MA OGNI GIUDIZIO in merito risulta espresso non molta prudenza, perchè l’affare concluso con i genovesi lascia formalmente una porta aperta a tornare indietro, ma non è certo di quelli che si firmano con la riserva mentale di farlo saltare qualche mese dopo. Anche perchè — e questo lo stesso Enzo Raugei ha tenuto a ribadirlo — i soci di Gip si sono dimostrati non solo capaci di fare utili in tempi difficili come gli attuali, ma anche e specialmente molto corretti e collaborativi nella governance del terminal. Il che per la suscettibilità dei portuali che vi ioperano — e in sostanza di tutti i portuali livornesi — è forse l’elemento più importante.


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