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La Nazione - Assemblea infuocata, la Compagnia rimanda

 

di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
UN’ASSEMBLEA tesa, lunga, a momenti drammatica, che alla fine ha deciso di non decidere. Ci sarà un’altra assemblea, sembra definitiva, domenica. C’era stata, in preparazione di ieri sera ma in tempi strettissimi, pre-tattica da entrambi gli schieramenti. Con i sostenitori della soluzione locale, cioè dell’offerta del gruppo livornese guidato da Piero Neri (con Giorgio Neri ed Enio Lorenzini) che hanno fatto circolare una copia della lettera di cui abbiamo scritto ieri, con le offerte di garantire immediatamente stipendi e altri emolumenti e di restituire ai genovesi di Gip i tre milioni anticipati, in cambio di un’operazione su Ltm e dell’ingresso nella compagine sociale di Cilp. E con la controreplica del consiglio d’amministrazione della stessa Cilp, molto scettica sui vantaggi di “far entrare in casa” i livornesi più duri competitori sui traffici di maggior resa, cioè Lorenzini per i ro/ro e specialmente il “babau” Giorgio Neri per i forestali. Su queste due soluzioni contrapposte, che non hanno ovviamente possibilità di mediazione immediata, l’assemblea si è divisa fino a tarda sera. Significativo tra l’altro che la relazione di apertura del consiglio direttivo non sia stata svolta dal presidente Enzo Raugei, ma da Marco Dalli, considerato espressione più aperta al dialogo nell’interno del consiglio. E Dalli ha usato toni pacati: ricordando la pesante situazione finanziaria della Clp/Cpl ma anche che gli “assets” e le proprietà immobiliari sono ancora in grado di garantirne una uscita “dignitosa” dalla stessa crisi. Molto equilibrato, forse per smentilre di essere favorevole alla cordata Neri, anche l’intervento del commissario Baccini. In sostanza: decidete voi. M spicciatevi.
IL DIBATTITO seguito alla relazione ha fatto emergere posizioni strategiche che ormai tutti i portuali avevano avvertito, anche se non dichiarate. C’è il “commissario” Baccini, che era stato dato per favorevole alla soluzione livornese, anche per mantenere alla compagnia il 50% del Terminal Darsena Toscana, ma che ieri non si è schierato. Ci sono le forze politiche istituzionali, il Pd locale in primis, che ha spinto Piero Neri & C. a proporsi come salvatori della compagnia, proprio per non subire l’accusa di aver fatto colonizzare il porto dagli avversari genovesi (posizione tra l’altro imbarazzante per il sindaco Cosimi, che del genovese Gallanti al timone della Port Authority è stato uno degli sponsor). Piero Neri & C. hanno giocato intelligentemente la carta dei salvatori della patria, proponendosi non certo gratuitamente, ma con soluzioni che sono nella logica delle cose: specie nella definizione del prossimo futuro di quel terminal Ltm che da almeno due anni rappresenta una spina nel fianco della Cilp, e che oggi – svuotato in gran parte dei suoi traffici più lucrosi (leggi Grimaldi) anche dalla stessa Sintermar di Piero Neri- potrebbe essere rilanciato in un quadro di riorganizzazione dei traffici ro/ro sul quale concorda anche l’Authority di Giuliano Gallanti.
DALL’ALTRA PARTE della barricata, c’è la cessione nel Tdt ai genovesi di Gip di una quota del 50% oggi –almeno formalmente- ancora in mano alla Cilp. La tesi del consiglio dei portuali, espressa di nuovo ieri sera con una forte spinta (“moral suasion” si direbbe) è che i genovesi si sono rivelati soci affidabili, che hanno sottoscritto impegni mantenuti, e che lasciano in ogni caso aperta una porta al rientro della Cilp nel suo 50% se dovessero maturare, entro il 2012 (ma anche entro il 2013) condizioni di vendere altri assets e far cassa (leggi Faldo). Ci sono adesso tre giorni per decidere quale delle due tesi vincerà, in un’assemblea frazionata e (forse) anche frastornata.


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