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La Nazione - O Rossignolo ci dà garanzie oppure chiudiamo i rapporti

 

CONTINUA a botte di ultimatum la vicenda dei lavoratori della Delphy. Il sindaco Alessandro Cosimi ha incontrato ieri mattina i lavortaori che, di buonora, sono entrati in Municipio. «Se entro il 21 marzo Rossignolo non ci da garanzie concrete di avvio del suo piano industriale chiudiamo e ci mettiamo al tavolo per ragionare delle vie d’uscita per le quali potrebbero esserci forse alcuni soggetti interessati a farsi avanti». E’ quanto ha detto il primo cittadino ai lavoratori della De Tomaso (140 ex Delphi) di Gian Mario Rossignolo che non ce la fanno più a sostenere — economicamente e psicologicamente — questo stillicidio. E sul nodo cruciale della cassa integrazione per ristrutturazione che non è stata prorogata dal ministero del lavoro, in attesa che Rossignolo produca le garanzie finanziarie annunciate per lo start up del suo piano industriale, il sindaco ha detto: «Siamo in contatto quotidiano con il ministero del lavoro per sollecitare la proroga della cassa integrazione, non importa se per ristrutturazione o stato di crisi, basta che ci sia». Il nodo doveva essere sciolto oggi, 15 marzo, data dell’ennesima convocazione al ministero dello sviluppo economico delle parti: De Tomaso, istituzioni locali toscane e piemontesi (che rappresentano i 1000 lavoratori ex Pininfarina anche loro assunti da Rossignolo per il suo progetto automobilistico) e sindacati. Ma è slittato su richiesta dei Rossignolo alle prese con le procedure di perfezionamento — così dicono — dell’acquisizione di oltre l’80% dell’azienda effettuata dal gruppo finanziario cinese Hotyork Investment attraverso la Car Luxury Investment, che dovrà far affluire nelle casse della De Tomaso 60 milioni di euro. La vicenda però sta assumendo i contorni del giallo. E del dramma sociale per questi lavoratoti che sono ormai allo sfinimento.
LE TESTIMONIANZE lo dimostrano chiaramente. Massimo Bartolini racconta: «Da sei anni sono in cassa integrazione con una perdita di 6.000 euro l’anno. Nel 1999 sono stato assunto alla Delphi e quando ha chiuso sono passato alle dipendenze della De Tomaso con i miei colleghi, ma non direttamente come è avvenuto per i lavoratori piemontesi della Pininfarina, bensì firmando una transazione con la quale abbiamo perso il livello lavorativo antecedente e il nostro tfr con il fondo previdenziale integrativo se li è tenuti la De Tomaso. Che ci ha fatto con i nostri soldi?». A queste parole fanno eco quelle di Francesco Ricciardulli: «Se Rossignolo ha incassato i 60 milioni di euro ci anticipi la cassa integrazione perché non riscuotiamo dal gennaio 2012. E se la De Tomaso non apre mi toccherà emigrare all’estero. Ora mi aiuta mia madre che è anziana e ha avuto sei infarti. Quanto resisterà ancora?».
Monica Dolciotti


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