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Il Tirreno - Rischiamo di perdere le supercrociere Msc

 


di Federica Boldrini LIVORNO Livorno rischia di perdere le crociere di testa della Msc. È l'allarme lanciato dai sindacati Cisl e Uil si sono appellati all'Autorità Portuale affinché dia il via ai lavori che permetterebbero di avere una struttura (provvisoria) per ospitare le grandi navi del colosso del mare. «Il settore crocieristico e quello commerciale del nostro porto non confliggono – ha tenuto a precisare Alberto Faccendoni (Fisascat Cisl) – e, dopo mesi di trattativa, finalmente la Compagnia Portuale ha trovato un accordo con Porto dfi Livorno 2000, la società che gestisce il porto passeggeri, per poter ospitare gli attracchi delle grandi navi da crociera. Adesso la palla passa alla Port Authority che deve dare l'ok agli interventi». La preoccupazione è crescente anche perché il tempo stringe. «Entro il 7 aprile – entra nel dettaglio Fabrizio Mazzei (Fisascat Cisl) della Rsa Porto 2000 – dobbiamo fornire a Msc un terminal crociere, pur se provvisorio, per ospitare le navi. Questo spazio deve essere ricavato da una parte del terminal Alto Fondale». Si tratta dell'area che ospita l'ex magazzino Dole: parte di questa area dovrà essere infatti destinata all'imbarco e sbarco passeggeri. Più precisamente lo spazio dedicato al terminale sarà ricavato da una parte dell'ex magazzino Dole che in questo momento sta ospitando la produzione di cellulosa. «La parte delle celle frigorifera di circa 900 metri quadri dovrà essere riconvertita in terminal. In più dovranno essere costruiti una tensostruttura che servirà per l'accoglienza dei passeggeri e un parcheggio da circa 130 posti auto». E mica chissà quando: tutto questo entro il 7 aprile. Il rischio più alto? Risponde Faccendoni. «Msc potrebbe perdere la pazienza – afferma – e decidere di cambiare obiettivo appoggiandosi ad altri porti vicini a Livorno, come quello di La Spezia o Carrara, che potrebbero risultare più idonei e altrettanto strategici. Nel periodo di crisi che stiamo attraversando la città non può certo permettersi di perdere un'occasione di crescita economica come questa». Già: perché, se Msc dovesse portare a Livorno le crociere di testa, i numeri sarebbero davvero rilevanti: oltre 3mila passeggeri che ogni settimana si imbarcherebbero dal nostro porto. «Senza contare – sottolinea Fabio Bicchierini (Uiltucs) – le possibili ricadute occupazionali sulla città: almeno 25 lavoratori in più per il periodo di punta delle crociere (da aprile a novembre), senza contare il guadagno che potrebbero avere alberghi e ristoranti del territorio». Il messaggio dunque è chiaro, lo ha ripetuto Faccendoni: «Traffico crocieristico e commerciale possono e devono convivere nel nostro porto e per poter realizzare un'occasione di crescita importante grazie all'arrivo di Msc crociere – ribadisce – ci appelliamo all'Autorità Portuale, ma anche all'amministrazione comunale, affinché entri in gioco per realizzare questa possibilità». L’esponente cislino conclde: «Un'occasione che può diventare anche una cartina di tornasole e, perché no, attirare l'attenzione anche di altre grandi compagnie come la Royal Caribbean o la Norwegian Cruise Line».

PARDINI
 
«Solo Gallanti può riuscire a risollevarci»
LIVORNO «Sbaglia chi critica il presidente Gallanti, è l'unico che può risollevare le sorti del nostro porto» Il giudizio di Giovanni Pardini, numero uno della Cisl livornese, non potrebbe essere più esplicito nel sostegno al presidentissimo dell’Authority: fa bene Gallanti – dice il leader cislino – a «far comprendere alla comunita' portuale livornese che mai come in questo momento cio' che realmente conta e' l'interesse generale del porto, interesse che deve essere anteposto ad ogni eventuale egoismo particolare dei singoli operatori». Bisogna dare «fiducia a Gallanti prima che lui la perda nei nostri confronti». Ben venga il tentativo di Gallanti di «razionalizzare la terminalizzazione dello scalo, concentrando le varie tipologie di traffico in aree omogenee e contigue con la creazione di grandi terminali industriali e commerciali che, in un contesto di economia di scala, consentano il superamento di gran parte delle piccole , frazionate e antieconomiche realta' presenti nel porto di Livorno». Giusta anche la scelta di Gallanti di «voler superare alcune anacronistiche rendite di posizione che per decenni hanno limitato l'espansione del porto e dei suoi traffici». Pardini mette anche l’accento su alcuni problemi da risolvere: a cominciare da dragaggi, collegamento ferroviario, riparazioni navali e lavoro portuale. Quanto agli escavi, Pardini torna a criticare le scelte del passato quando Livorno accettò «i fanghi di un porto concorrente (La Spezia) impedendoci al contempo di poter stoccare i nostri reflui di dragaggio». La normativa nazionale è una babele ma fa ben sperare «la determinazione con la quale l'Autorita' portuale ha negli ultimi mesi affrontato il problema». Bene, secondo la Cisl, anche l’attenzione che l’Authority sta riservando ai problemi della connessione «con una moderna ed efficiente rete ferroviaria che consenta il necessario raccordo delle merci tra porto e mercati» (ok «gli accordi stipulati con il contributo fondamentale del Comune e della Regione»). Per Pardini il porto «non può privarsi del settore delle riparazioni navali»: a tal riguardo, la Cisl ricorda le «forti perplessità» espresse contro l’intenzione della «precedente gestione della Port Authority di voler convertire al settore crocieristico il compendio dei bacini di carenaggio e delle attigue banchine». Ancora irrisolta la questione del lavoro portuale. «Troppo spesso, in passato, abbiamo assistito a letture distorte e interpretazioni singolari di norme regolamentari e legislative regolanti la materia, senza che nessuno affrontasse con determinazione e concretezza tutto questo»: Pardini si dice «molto stupito» delle accuse (Filt Cgil) ai vertici dell’Autorità Portuale di peccare nei controlli sulle operazioni portuali che si svolgono in porto. Al contrario, è «apprezzabile» l'intendimento di Gallanti di «dettare nuove regole chiare e soprattutto rispettate da tutti in materia di lavoro sulle banchine».


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