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Il Tirreno - Le banche spiegano perchà© finanziano poco i giovani

 


Prestiamo al 9%, è normale
 
«Il denaro costa anche a noi».
 
di Carlo Bartoli FIRENZE- Banche avare con i giovani e i precari anche dopo il maxifinanziamento della Bce? Dopo il reportage di un cronista del Tirreno che si è presentato agli sportelli di alcune banche della nostra regione per chiedere, inutilmente, un prestito o un mutuo, gli istituti di credito si difendono, spiegano le ragioni dell’alto costo del denaro e negano che le giovani generazioni siano le vittime preferite del credit crunch. Mauro Quercioli, responsabile dell’area Toscana nord del Monte dei Paschi e presidente di Abi Toscana invita a distinguere i due aspetti: il costo del denaro e la disponibilità ad erogarlo. «Il costo della raccolta per le banche - spiega - continua ad essere piuttosto alto e certamente superiore ai livelli pre-crisi. Anche dopo le ultime emissioni che hanno fatto registrare una diminuzione dello spread, il tasso cedolare di un Btp a cinque anni si attesta al 4,75%, con un rendimento lordo superiore al 5%. Per finanziarsi, le banche emettono obbligazioni a un costo superiore a quello dei Btp, un costo molto più alto di quello che si registrava prima della crisi debiti sovrani. Per questo motivo, sentirsi offrire un tasso al 7/9% è normale». Insomma, il maxifinanziamento all’1% erogato alle banche europee dalla Bce non riduce in maniera sostanziale il costo del denaro. Silvano Piacentini, direttore territoriale per Toscana e Umbria di Cassa risparmio di Lucca, Pisa e Livorno spiega che «i soldi della Bce non vanno a finire alla clientela a causa dei vincoli imposti dall'Eba. Alle banche sono state imputate delle carenze di liquidità e patrimoniali. L’iniezione operata dalla Bce ha consentito di superare la prima carenza, ma fino a che l'Eba non stabilirà con certezza quali sono i parametri corretti tra patrimonio e erogazioni è difficile che ci sia un forte miglioramento dei volumi. In ogni caso, la Cassa non ha mai smesso di fare credito. Il nostro bilancio 2011 parla chiaro: il credito alle famiglie è cresciuto del 10,2% e quello alle piccole imprese del 2,4». Il finanziamento della Banca europea, aggiunge Quercioli, ha dato modo alle banche di ripartire. «Fino a quel momento la situazione era tesa: la raccolta extra sportelli era problematica e questo è un canale di finanziamento che, per una grande banca, è rilevante. Dalla Bce, insomma, è arrivata una boccata d'ossigeno, tanto che si attende un altro stanziamento nei prossimi mesi. Teniamo presente che ci sono centinaia di miliardi di titoli di stato e di obbligazioni bancarie in scadenza. La maggior parte delle risorse messe a disposizione dalla Bce è finita sul mercato e, infatti, il clima, che a fine anno era plumbeo, è cambiato». Anche a Banca CrFirenze si sostiene che la stretta del credito non si è verificata e tanto meno sui giovani: «In questi mesi, da parte nostra, il credito alle famiglie è leggermente aumentato». Le statistiche di Bankitalia sull'evoluzione degli impieghi nella provincia di Pisa, dove è stata svolta la nostra inchiesta, e in Toscana, fa notare Quercioli, dimostrano che c'è stata una stasi, ma non una flessione nell'erogazione del credito alle imprese e alle famiglie. «Teniamo presente che in Toscana il tasso di sofferenza, che scatta quando si verifica l'insolvenza del creditore, è più alto che nel resto del Paese. A novembre 2011 le sofferenze erano al 9,2%, contro il 7,7%. Gli impieghi concessi a settembre scorso dalle banche alle famiglie consumatrici, ossia i piccoli finanziamenti e i mutui, in provincia di Pisa sono cresciuti del 7% contro il 5,7% toscano e il 6,4 nazionale». Ma ai giovani le banche danno i soldi con il contagocce. «Non è il caso di generalizzare, occorre valutare caso per caso. Non tutti i giovani - aggiunge Piacentini - devono essere assistiti dalle garanzie dei genitori se vogliono ottenere un prestito o un mutuo. Come Cassa, quello che conta è la capacità di reddito della persona. Se chi chiede un'erogazione vive una situazione di precarietà lavorativa deve poter offrire anche delle garanzie aggiuntive, questo a tutela stessa dell’interessato: se poi perde il lavoro rischia di trovarsi in una situazione che può mettere a rischio la propria capacità di ottenere in futuro finanziamenti o crediti. Occorre essere molto accorti, non solo per la buona salute della banca. Per due rate non pagate si rischia di essere classificati come cattivi pagatori». La difficoltà a farsi finanziare per i giovani non è dettata dal momento economico: «Non è cambiato nessun parametro per l'accesso al credito. Un atteggiamento disinvolto - chiosa Piacentini - ha causato nei paesi angolosassoni seri problemi». Una valutazione condivisa da Quercioli: «Il nostro lavoro è erogare credito con la doverosa cautela. Con un atteggiamento diverso si fa un cattivo servizio al cliente. L'esperienza dei mutui subprime dimostra che così si finisce per mettere in difficoltà i clienti».


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