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La Nazione Livorno 4 febbraio - Acqua, subito bufera sul caso-Asa
IL SERVIZIO IDRICO LA REAZIONE DELL’IDV ALL’INTERVISTA DEL PRESIENTE DELL’AZIENDA
«Del Nista parla a titolo personale»
— LIVORNO —
HA COLPITO nel segno Fabio Del Nista, presidente di Asa, che da queste colonne ha detto chiaro e tondo che «è una leggenda metropolitana che l’acqua possa essere ripubblicizzata» e «certi personaggi che in consiglio comunale» cioè gli esponenti di Idv «sventolano il vessillo della ripubblicizzazione dell’acqua non sanno di cosa parlano, almeno è quello che spero, in buona fede…». E il 7 % di remunerazione garantita i privati soci di Asa nel servizio idrico «non lo hanno mai tenuto per sé». Immediata la reazione dei tre pezzi da Novanta di Idv, Benedetto Tuci, coordinatore provinciale, Andrea Romano e Lorenzo Del Lucchese rispettivamente capogruppo e consigliere, replicano con durezza alle dichiarazioni di Del Nista. «Siamo rimasti sbalorditi, soprattutto perchè sembra esprimere una sua personale interpretazione del risultato referendario che non coincide con quella dell’amministrazione comunale». I tre esponenti di Idv ricordano che il sindaco, i segretari ed i capigruppo di maggioranza hanno sottoscritto il documento «Verso il 2014» in cui «si da mandato agli organi competenti di definire un percorso verso la ripubblicizzazione di Asa. Siamo ben consapevoli che mancano ancora diversi anni allo scadere della concessione scaturita dal processo di privatizzazione, tuttavia è comunque necessario disegnare un percorso che riporti progressivamente in mano pubblica la gestione del servizio idrico nel più breve tempo possibile e attraverso accordi col socio privato Iren, dato che la privatizzazione si è rivelata un fallimento sotto tutti i punti di vista, a partire dagli aumenti in bolletta per finire con la qualità del servizio». Tuci, Romano e Del Lucchese rammentano a Del Nsta che «i livornesi hanno messo una gigantesca pietra tombale su questo dibattito segnando il record nazionale di votanti favorevoli alla ripubblicizzazione. E’ sbagliato poi affermare che il 7% della remunerazione in tariffa (garantita al socio privato a prescindere, ndr) finisce in mano pubblica solo perchè dietro Iren ci sarebbero comuni come Torino e Genova. Primo perchè è vero solo in parte, dato che la metà delle azioni di Iren è in mano alle banche ed al mercato azionario, secondo perchè i comuni, quando si tratta di controllare società che non agiscono sul loro territorio, si comportano come i privati per massimizzare il profitto. Le cifre che vengono diffuse a proposito degli investimenti, per cui i soldi arrivano o dalle banche (che pretendono poi un recupero attraverso le tariffe), o da fondi pubblici o dalle bollette, certificano la bufala della privatizzazione dato che alla fine tutto viene ricondotto alle tasche dei cittadini».
CONCLUDONO: «La privatizzazione di Asa non è servita a tagliare i costi della politica: mentre Aamps va verso un amministratore unico, in Asa il consiglio di amministrazione con 3 persone è affiancato da un pletorico consiglio di sorveglianza con un numero esorbitante di politici la cui funzione e utilità sono oggetto di domande retoriche da tempo».
M.D.
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