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La Nazione Livorno - La Provincia in rivolta vota sì al ricorso
Grande partecipazione e tanti «vip» cittadini al consiglio aperto.
— LIVORNO —
ACCIDENTI quanto amore tutto in una volta! E chi l’avrebbe immaginata tanta gente così disperata per l’abolizione delle sin troppo bistrattate Province? Fatto sta che Palazzo Granducale ieri s’è preso una bella rivincita: pienone al consiglio aperto, interventi di varie personalità e approvazione all’unanimità (beh, insomma, all’unanimità è una parola grossa: al voto è mancata un sacco di gente, come vedremo) di un durissimo documento antigovernativo («attentato» alla sacralità della Carta) con l’invito alla Regione di promuovere il ricordo davanti alla Corte Costiruzionale.
PALESE la soddisfazione di Kutufà e Di Bonito, presidenti della giunta e del consiglio, registi di questa operazione-immagine («Autoreferenziale», l’ha bollata Gragnoli del Pdl) che ha portato al microfono, tra gli altri, Paolo Bianchi ordinario di diritto costituzionale all’università di Camerino, Roberto Nardi presidente della Camera di Commercio, Elisa Amato Nicosia provveditrice agli studi, Maria Paoletti manager, Fiorella Cateni presidente Auser, Samuel Zarrough presidente della Comunità Ebraica, Stefano Agostini direttore del Mascagni, Pier Ferdinando Giorgetti del Comitato Valori Risorgimentali, Patrizia Cotta Ramusino delle «rsu», il ricercatore universitario Fracescalberto De Bari, il giornalista enogastronomo Salvatore Marchese, e poi Mario Tinti del Coni, Paolo Siani del Centro Mondialità ecc: una carrellata di grida di dolore, ma anche — va riconosciuto — una serie di argomentazioni convincenti (vedi il mondo della scuola) sulla necessità di mantere taluni servizi.
DUE LE VOCI fuori dal coro: in particolare quella di Benito Gragnoli (la sostanza: le Province vanno abolite perchè non fanno nulla, tout-court) e poi quella di Marco Landi dell’Udc, che si è un po’ barcamenato: lo scudocrociato è favorevole alla cancellazione ma «la riflessione dev’essere a vasto raggio», «nel mucchio dei tagli i vanno inseriti anche gli enti di secondo livello» e «la procedura seguita (cioè l’incostituzionalità, ndr) «non è stata del tutto corretta». Più prudente di così... Per il resto è stata tutta un’appassionata requisitoria in difesa dell’Ente. Il documento è passato presenti 17 consiglieri: ne bastavano 15 e comnunque nei consigli «aperti» non è richiesto il numero legale.
IN OGNI MANIERA non sono mancati i mal di pancia. Intanto erano assenti la Lega (favorevole al mantenimento delle Province) e l’Idv (che è invece è per abolirle) e per entrambi sono stati forfait che hanno destato sorpresa. Nel Pdl la posizione di Gragnoli la si conosceva in partenza, ma poi è andata a finire che al voto i berlusconiani presenti erano solo Alessandro Corsinovi e Maida Landi perchè nel frattempo Malanima, la Naldini e la capogruppo Vaccaro se l’erano svignata, col che non si saprà mai come la pensano. Secondo Gragnoli, «la pensano come me, solo che io ho il coraggio di dirlo...».
LA BATTAGLIA vera però c’è stata nel Pd: non è stato facile mantenere il passaggio-chiave, cioè l’invito alla Regione di persentarsi quale ricorrente alla Corte Costituzionale. Si sa bene che il governatore Rossi non ama le Province, ed è noto il progetto di Nencini per le tre macro-aree: e su questa linea — si dice perchè «insistentemente invitato» da Firenze — c’era il capogruppo Bufalini, più Gambacciani e Bartalesi (quest’ultimo in accordo col suo segretario Fabiani) i quali hanno tenuto il punto e non hanno votato. Bufalini invece ha votato, ma prima del consiglio era finito in minoranza in un confronto abbastanza acceso col resto del gruppo, in particolare con l’ostico Ceccantini che difatti è stato il secondo oratore del Pd dopo Coluccia. Del resto, se non ci fosse stato l’invito al ricorso, l’ordine del giorno conclusivo sarebbe stato acqua fresca. E in ogni modo è andata a finire che i due capigruppo dei partiti più importanti, Pd e Pdl, non hanno parlato nell’occasione «top» sul destino del loro ente. Mah...
f. c.
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